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PRANZO DI FERRAGOSTO

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Alda Merini

Ricordo quel giorno di Ferragosto,
eravamo tutti intorno ad un tavolo.
Ricordo quei bambini che spensierati
e gioiosi si rincorrevano girando intorno a noi.
E quello scoiattolo che, timidamente,
ad un cenno della mano si era avvicinato, per
poi fuggire non appena fosse stato troppo
vicino, sugli alberi d’intorno.
E ricordo la tavola imbandita a festa
e le tante parole e i sorrisi.
Ricordo che tu eri a capo tavola ed io
all’altro capo, ognun parlando col proprio
vicino.
D’improvviso il mio sguardo incontrò il tuo,
distrattamente.
Quel giorno eri senza barba e, per un eterno
attimo mi ritrovai stupito a comprendere
quanto somigliassi al Padre mio
e a desiderardi parlar con lui
e a voler fermare il tempo per poi
ricominciare.
Ai quanto dolore mi desti nel tornare in me
e quanto vuoto e quante lacrime inespresse
eppure, per quell’eterno attimo,
fra tutte quante le creature, gia tanto
per quel tuo volto, t’ho amato.

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