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SCORRIBANDE EROTICHE E FANTASIOSE NELL’ASIA DEI MISTERI

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Valdo Vaccaro

In un paese di durian che rispetta appieno le sue promesse e le sue
prerogative biochimiche.
In un paese di clima da febbre tropicale, coi 40 gradi che ti invitano
inesorabilmente alla doccia, al massaggio e al rapporto idraulico ed animalesco
ad occhi bendati con la prima controfigura femminile che transiti nei paraggi.
In un paese di donne e ragazzine tra l’indolente e l’iperattivo, dai movimenti
agili e felini, che ti guardano con la sfida e la sicurezza di chi la sa
comunque piu’ lunga di te.

In un paese dove il fattore yin ti sta costantemente alle calcagna.
In un paese di femmine dal corpo esile e dalle protuberanze anteriori
normalmente delicate, ma spesso sproporzionate,  esagerate, esorbitanti,
contenute a malapena nelle magliette attilate a collo alto, o straripanti
generosamente all’esterno nelle camicette scollate fatte apposta per
sconvolgere retina e cristallino nei presbiti, nei miopi e nei falsi-ciechi,
per stravolgere e disintegrare ogni ambizione ascetica e spirituale che qualche
malintenzionato maschio potesse ancora coltivare in un mondo di queste
caratteristiche iper-eroticanti.
In un paese di fanciulle emancipate e motorizzate, che ti invitano a saltare
senza indugio sul seggiolino posteriore del loro scooter per confondersi nella
marea di motorini che invade e dilaga su ogni arteria cittadina.

In un paese di fanciulle con cui non devi nemmeno contrattare, essendo la
tariffa standard di mercato stabilizzata su 10 dollari per un’ora di body
massage, 20 dollari per un rapporto completo e 30 per l’intera notte.
In un paese dove, salito sulla moto devi obbligatoriamente stringere la
guidatrice e spremergli le tettine, in mancanza di altri appigli, e anche per
far vedere al mondo esterno che sei il suo boy-friend o il suo regolare marito,
condizioni indispensabili per una tacita approvazione governativa.

In un paese di questo tipo mi chiedo se si possa mai finire in un albergo che
in dodici piani non contiene minima traccia visiva ed olfattiva di donna,
all’infuori di una ragazza tendente allo strabico, addetta alla reception.
Dopo due giorni di quaresima totale stile monastero di clausura per frati
trappisti, mi sono deciso a chiedere al ragazzo della portineria il motivo di
tale eclatante contraddizione tra una Saigon invasa di donne, donnine, donnette
e donnaccione, e un Thien Tung Hotel patria esclusiva di maschi che fumano
nervosamente nella hall o accanto ai computer, in completa e stridente
differenziazione con l’esterno.
Fossi a Pattaya e dintorni avrei potuto sospettare di essere finito in un
albergo gay , ma qui per mia fortuna non ci sono maschiacci ancheggianti e
nemmeno improbabili "femminelle" flessuose da un metro e ottanta.

E il segreto mi e’ subito stato chiarito. E’ infatti vietato in questo albergo
portare una donna in camera, potendo al massimo conprarle una stanza aggiuntiva
per andare poi di soppiatto e in gran segreto a raggiungerla nella sua stanza.
La santificazione del rapporto regolare e incasellato familiarmente e
funzionalmente, che da noi e’ predicata urbi ed orbi dalle autorita’ pontificie
e parrocchiali, viene qui perseguita in modo quasi-militare dal partito
comunista.
Il famoso catto-comunismo di tipo italico che trova una riedizione ancor piu’
battagliera e organizzata in questa parte del mondo, dove la demonizzazione
indiscriminata e ipocrita dell’eros pervade ogni angolo della societa’.
Niente attrazioni libere, niente distrazioni erotiche di tipo borghese e
capitalistico, e niente rapporti eccitanti tra maschi e femmine, ma tanto sano
amore familiare in vista della propagazione della specie e del raggiungimento
della perfezione sociale e della emancipazione della donna.

Non sorprende affatto poi l’attecchimento sistematico delle pesti inventate ed
in particolare dell’Aids, vera manna bigotta sia per i proibizionismi di Piazza
San Pietro che per quelli di Bandiera Rossa.
L’Indocina prende ancora molti spunti dalla sua ex colonizzatrice francese, e
la Francia non ha a caso un Nobel di nome Luc Montagnier, indefesso creatore di
false pesti e di false malattie sessuali contagiose.
Tante belle tette, ma tanta scarsa voglia di farlo in modo libero e
approfondito.
La classica situazione in cui la natura e la moda portano a promuovere una
diffusa forma di voyerismo.
La classica situazione in cui la vera alternativa femminile per il maschio
serio e dotato, e’ la propria mano, scarsa sicuramente in lubrificazioni e in
magiche emozioni a fior di pelle, ma priva almeno della demoralizzante e
scoraggiante barriera  plastica del guanto e della umiliazione delle tariffe
fisse orarie, o per zone di intervento.

Piu’ un paese e’ sottosviluppato e piu’ sofisticate sono le richieste che le
prostitute sanno fare.
In Filippine le tariffe variano di molto se, dopo il massaggio e tutto il
resto pretendi anche la "sensation", termine con cui le ragazze di Manila
definiscono l’eiaculazione maschile.
In Bangladesh, una ragazza appena appena piu’ attraente delle altre, ha
espresso un menu’ dettagliato all’esasperazione.
Pene sul collo 10 mila petecchie, sul viso 20 mila, sul seno 30 mila, e via
discorrendo, con un conto finale di due milioni di petecchie (valuta locale),
che trasformate in dollari si avvicinavano a una banconota da cento, cifra
ragionevole per un albergo come il Pacific che ospita gente stile Clinton e
stile emiri del petrolio, ma iperbolica rispetto al prezzo di mercato, dove i
maschi del posto pagano un dollaro a botta.

In Vietnam non sanno che prima di Montagnier e prima si Sarkozy, circolava in
Francia un certo Re Carlo.
Un re che tornando dalla guerra esclamava gia’ nel Cinquecento:
"E’ mai possibile porco di un cane, che le avventure in codesto reame, debban
risolversi sempre con grandi putta-aaa-aa-ne. Anche sul prezzo c’e’ poi da
ridire. Ben mi ricordo che pria di partire, v’eran tariffe inferiori alle
tremila li-iii-ii-re".
Non c’e’ ragazzina vietnamita e non c’e’ laida prostituta saigonese che non
abbia la borsetta di Versace ridondante di preservativi in plastica, perche’ il
rapporto deve essere necessariamente "protetto", mentre anche qui non e’ stato
ancora inventato lo scafandro plastico per la testa, per cui  ogni cura
protettiva va a farsi allegramente benedire.
Meno ancora sanno che Napoleone, uomo di pochi fronzoli e di grandi sani
principi, mandava sempre un messaggero ad annunciare il suo prossimo arrivo
alla sua prediletta Paolina Bonaparte e alle altre regolari ancelle, dislocate
tra Campoformido, e l’intera Val Padana.
"Arrivo tra un paio di giorni. Preparati al meglio e guai se ti permetti di
fare delle docce o di spargerti dei profumi addosso. Ti voglio come al solito
al naturale", concludeva l’imperatore corso, grande esperto di battaglie sia
sulle trincee che sui materassi delle sue ninfe, in tempi nei quali gli amanti
non erano perseguitati ancora dal voltastomaco e dalla orrenda e diseducativa
separazione plastica.

Saigon, carica di vita e di movimento com’e’, e’ citta’ assai rumorosa, ma non
al punto di non farti percepire il canto ripetuto di qualche gallo che
indirizza a Dio il suo giornaliero ringraziamento per avergli inviato tante
bellezze piumate rigorosamente prive di bianchjeria intima.
Non posso evitare di fare una considerazione filosofica, valida qui come
altrove.
E cioe’ che, come al solito, la voce degli animali e’ molto piu’ logica,
genuina e priva di ipocrisia, rispetto alla parola degli uomini.
Non c’e’ stupidita’ e non c’e’ imbroglio.
Il gallo dice chicchiricchi sia a Saigon che alla Mecca, sia a Milano che a
New York.
Non c’e’ partito e non c’e’ religione che tenga. E’ piu’ equilibrato e
cosmopolita lui dell’uomo, pur non potento volare da un paese all’altro, pur
non potendo seguire le vicende mondiali in televisione.
E non gli serve il Viagra o lo psicologo per soddisafare le sue care amanti.

Alla fine di questa storia, e di questa permanenza demenziale in un albergo
"castigato e del popolo" mi e’ venuto in testa un dubbio amletico su me stesso,
e sulla mia effettiva capacita’ di fare scelte appropriate e razionali sugli
alberghi in cui vivere durante i miei viaggi all’estero.
Essere o non essere?
Essere, essere, mi sono detto.
Si puo’ mai essere piu’ di cosi’?
Essere cosa? uno potrebbe anche chiedersi.
Essere coglioni, naturalmente, e’ il mio verdetto di giornata, mentre prendo
il taxi per l’aeroporto, con dieci o venti dollari svalutati in piu’ nelle
tasche, e un etto di formicolio spermatico in eccesso sotto i pantaloni.