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STIAMO FACENDOCI UN SACCO DI SALUTI

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Stiamo facendoci un sacco di saluti
ai finestrini E smorfie. Le boccacce e i sorrisi sono
a rate smozzicati, intermittenti i vetri
abbassati ai visi freschi e tese le parole
gesticolano non salgono più bene dalla gola, si corre
dai corridoi ai convenevoli
per adeguarsi al cammino alla chiacchiera
del godere senza limite della l e n t e z z a;
non è scoccata l’ora dei fischi il saluto
dei figli si prolunga. Si gioca a nascondino, i bambini
coi fazzoletti, i soldati e le ragazze che si baciano mimando
lo stesso gioco –
"e noi rivolti a catene di gioventù tradite"

E’ perenne break, può farlo il ragazzo
che gira col carrello dei sandwich, con la coca cola;
il vetro che scopre non separa, si vede da moviola
e non su manifesto erroneo:
non siamo avvinti, e soli! Non soli, si partirà più tardi ancora
aspettiamo dallo stesso treno un fischio
le partenze gli arrivi la benefica forma delle ferie
che sono pane morso e fame a caso,
denti sputi e morte, ma per ora non tenebre né abisso
ma sandwich al salume vino bianco su
una tavola che in un luogo pubblico, non in privato
si è imbandita.

Stiamo facendoli i saluti piano, e il treno immobile rallenta
circostanze diverse e somiglianti: le vacanze
le gite scolastiche i ritorni
le smaniate cose dell’adolescenza rossa in viso
di emozione buona e sudata che gesticola col vento,
mormora le parole abbraccia i visi e ingoia gli altri
senza saperne niente di quell’intimo botto il crac che
nel silenzio a v v a m p a e brucia
in crepitio secco e insonoro chiude
t u t t e le vie le storie.

Maria Pia Quintavalla

 

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