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VOLLE

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Lo scopo di queste fatture è d’impedire un’azione intrapresa da anni e che consiste nell’uscir fuori da questo mondo che puzza e di farla finita con questo mondo che puzza. Se otto anni fa sono stato internato e da otto anni mantenuto internato, questo dipende da una palese azione della cattiva volontà generale che a nessun costo vuole che Antonin Artaud, scrittore e poeta, possa realizzare nella vita le idee che manifesta nei libri, perché si sa che Antonin Artaud ha in sé mezzi d’azione di cui non si vuole che si serva, quando invece lui vuole, insieme a qualche anima che gli vuole bene, uscir fuori da questo mondo servile, di una idiozia asfissiante e per gli altri e per sé, e che si compiace di questa asfissia.

La gente è stupida. La letteratura, svuotata. Non v’è più niente né nessuno, l’anima è insana, non v’è più amore, e neppure odio, tutti i corpi sono rimpinzati, le coscienze rassegnate. Non vi è neppure inquietudine, che è passata nel vuoto delle ossa, non vi è nient’altro che un’immensa soddisfazione di inerti, di buoi d’anime, di servi dell’imbecillità che li opprime, e con cui non smettono di copulare notte e giorno, servi volgari come questa lettera con cui cerco di manifestare la mia esasperazione contro una vita condotta da un branco di scipiti che hanno voluto imporre a tutti il loro odio per la poesia, il loro amore per la sciocchezza borghese in un mondo imborghesito integralmente, con tutti i ronron verbali dei sovietici, dell’anarchia, del comunismo, del socialismo, del radicalismo, delle repubbliche, delle monarchie, delle chiese, dei riti, dei razionamenti, dei contingentamenti, del mercato nero, della resistenza. Questo mondo sopravvive ogni giorno, sopravvive a sé stesso, mentre ben altro càpita, e ogni giorno anche l’anima è infine chiamata a nascere ed essere. Ma Lei non ci crede, signor Parisot. Ecco quel che penso, e quel che penso e faccio l’ho già tentato a Marsiglia nel 1917, durante l’altra guerra, e tutti i pezzenti, i lavoratori, i ruffiani di Marsiglia mi hanno seguìto, e un autista di taxi ha voluto trasportarmi gratis, e un uomo nella folla mi ha passato una rivoltella per difendermi dalla polizia, ed è per aver provocato a Dublino una insurrezione di questo tipo che sono stato deportato. Non è una ragione per farmi passare per pazzo, allo scopo di sbarazzarsi di me e di addormentarmi con l’elettrochoc, per farmi perdere la memoria midollare della mia energia. Tutto questo è un fatto personale e non le interessa, lo sento, perché si leggono le memorie dei poeti morti, ma ai vivi non si manderebbe una tazza di caffè o un bicchiere d’oppio per confortarli.

Antonin Artaud

(da "Al paese dei Tarahumara e altri scritti")

SOKRATES n°4
– 1 Maggio 1996

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