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Alla Piccola Grande Kitty

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Dolcezza, volontà e bontà accompagnati dal timido sorriso.
Arrossiva in volto se qualcosa la disturbava.
Aveva la battuta ironica, pungente, mai volgare. 
Compagna di scuola, di studi e di affetti giovanili
I ricordi nostri, i sentimenti per me della sua famiglia, che ho avuto la fortuna di frequentare,
non mi hanno mai lasciato,
così come i nostri profumi dei luoghi e dell’età
essenza della nostra spensierata felicità, in cui si respirava l’aria sulle moto. 
L’età della tua fanciullezza, insieme al mare in Versilia, con i genitori,
senza meta ma con grandi sogni. A quei tempi si poteva, ancora, sognare.
E’ nell’età della spensieratezza, fatta di cose semplici, vissuta con gli occhi dell’innocente giovinezza, tra i libri, ma senza ideologie né pregiudizi, che si imparava a vivere con impegno, lasciando che la poesia crescesse dentro ad ognuno di noi, e a costruirci quei valori che ci avrebbero accompagnato poi sempre nelle scelte, nella complessità cruda e faticosa che ci costerna.
Lo studio insieme di quegli anni contagiava positivamente il nostro sapere.
La noia non era certo nelle nostre corde.

Ancora oggi, a volte, camminando sulla battigia o respirando quel profumo di salsedine la sera, non posso non ricordare quei nostri tempi… difficili da spiegare per chi non li ha vissuti… come trasmettere la dolcezza che si respira al tramonto in campagna dell’erba tagliata o quella inebriante dopo la pioggia nel bosco… o quello della neve che con il suo candore cambia il paesaggio e l’aria e gli animi nel paese. Tutto aveva un altro profumo ed è così per chi ama senza bavaglio. Ti rimane addosso, nelle narici, nel cuore per tutta la vita. 
I dissidi erano solo le inevitabili intemperanze giovanili dell’imparare a vivere.
Immaginavamo una vita diversa, forse, da quella che ci è toccata…
a volte con un accanimento inspiegabile… un vento con inaudita violenza.
E ora, incredibile, giunge questa tua morte precoce
“questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda 
-scrive Cesare Pavese-verrà la morte e avrà i tuoi occhi”
mi lascia così sgomento, incredulo, in lacrime che la piccola Kitty, la  ragazza vicina di banco al ginnasio, con cui studiavo, e insieme ho trascorso gli anni della spensierata gioventù, già non ci sia più. Non era il caso, ora, che tu andassi così avanti nello studio.
E’ tutta così assurda la vita. Anche per le belle persone come te.

Il tuo saluto icrociandoti per la città era sempre un piacevole ritorno di pensiero, anche per un solo attimo, ai nostri anni belli. Ai nostri compleanni (il tuo il 3 luglio), all’esame di maturità preparato insieme. Alle brevi fughe al mare o in montagna. A quella stanza di studio a casa tua con la finestra sul parco in cui germogliava la vita. Alle risate insieme su ciò che ci capitava. Eravamo complici sempre.
Con gli anni si perde l’illusione del futuro permanente. Ti risvegli d’improvviso e con amarezza scopri che non c’è più futuro. Si diviene poi sempre più soli e tutto è più difficile… anche le cose semplici… a volte pare impossibile sopportare. E si va avanti, ancora senza meta, ma con tanto impegno in ogni cosa su quel treno della vita che corre sempre più veloce senza soste al tramonto. “Qui siamo giunti dove volevamo”- scrive Attilio Bertolucci.
Non sai più, quando trascorri le pagine di vita passata, non certo vuote, se i ricordi sono qualcosa che hai o hai perduto. (Parma, 17/08/2014)

Luigi Boschi