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Le città sono…

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Maria Pia Quintavalla

 

Le città sono

alla periferia del mondo,

 

qui dalle case il c e n t r o

dove abitavamo

dove non è peccato se non nel volto

di case, e chiese del passato –

 

e bugie cucite sulla tavola di vino

e pane di ferocia

di leggi contadine che contraddicevano

il suo volto

di bambino ferito dalla notte

e dal tempo, dalla morte di rotaie lente

liquide rollanti tra le zolle

e i filari di gaggìa stravolti

dalla primavera che r i t e s s o n o –

pianura immaginaria,

 

nella mente teli bianco gonfiati

per le nostre orecchie sincere

 

E tu avveduta,

nei campi elisi dove aria

stagnante già di morte ma perduta

dove silenzio,

gli abbandoni siano pane quotidiano

che si sporca, qui

dalla terra verdeggiata

dalla piana che oggi tocca e ritocca

latrando là, l’inferno delle macchie –

case divenute scatole pingui

per l’inverno.

Mentre il dito se le scorre,

il bambino nel suo cuore torna dentro

all’acqua delle zolle al viso della terra,

ai filari metafisici e tranquilli del marrone

che le liscia e ombreggia,

carezzandone la forma –

 

Le città SONO la periferia del mondo, e non

la p e r f e z i o n e –

che è della terra grassa verde rivestita

dalla gloria, e insonnolita t a c e

un orlo giovane loquace

e piace, al punto

 

dove c e n t r o siamo.

 

ALBUM  FERIALE,
Archinto, 2005

La Toscanini