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CALA IL SIPARIO A BARI

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ANTONIO DI GIACOMO

Si chiamano Kursaal Santalucia, Piccinni, Margherita, Nino Rota. Sono i teatri e gli auditorium che – tra promesse non onorate, finanziamenti insufficienti, aste andate deserte – non riescono a riaprire i battenti. Così in una città già umiliata dall’interminabile ricostruzione del Petruzzelli, gli unici segnali di vitalità vengono da alcuni palcoscenici di periferia.
Bari, dove l’eutanasia dei teatri spegne la cultura giorno dopo giorno. 
Il Petruzzelli è l’unico teatro rimasto in vita. Ma, dopo quasi vent’anni d’attesa, non ha un budget sufficiente a garantire la programmazione. Il Piccinini invece tenta la strada del restauro. L’auditorium Nino Rota è ostaggio del valzer dei rinvii. Così  la città dei teatri sembra essere tornata al 1995, quando si soffriva la chiusura contemporanea dei palcoscenici cittadini

(repubblica.it) BARI – Un’altra lunga notte minaccia di calare sulla città dei teatri. E vengono in mente anni bui quando a Bari, nemmeno troppo tempo fa, era il 1995, si soffriva la chiusura contemporanea di contenitori come l’auditorium Nino Rota e dei teatri Petruzzelli, Margherita e Piccinni, quest’ultimo sigillato per dei lavori di messa a norma mai fatti, e nemmeno ai tempi appaltati, e che adesso ne hanno decretato invece la chiusura. Ebbene, in quella Bari del 1995, non c’era un palcoscenico per accogliere la voce regina di Carmelo Bene che, con i suoi Canti orfici, tenne a battesimo il Nuovo Palazzo, una sala cinematografica la cui apertura fu salutata quasi come un miracolo in una città orfana di contenitori culturali. E adesso, in questo 2011, cos’è cambiato?

La città, d’accordo, ha riavuto il suo Petruzzelli, dopo aver espiato l’onta di quasi vent’anni d’attesa, ma alla Fondazione lirico sinfonica il governo non destina che spiccioli, rispetto agli altri teatri d’opera italiani, tant’è che il pubblico dovrà rinunciare alla prima del 6 dicembre con il Macbeth di Verdi. Non va affatto meglio all’auditorium Nino Rota che, ostaggio di un paradossale valzer dei rinvii, è chiuso da vent’anni e nessuno ha la facoltà di annunciare una data attendibile per la sua rinascita. Un po’ quello che accade nel più antico palcoscenico cittadino: il teatro comunale Piccinni, dove stanno per essere avviati i lavori di restauro e messa a norma con tutte le incertezze del caso, fra i dubbi sui finanziamenti necessari alla copertura per la seconda tranche degli interventi, e su un cronoprogramma sul quale nessuno osa sbilanciarsi, a cominciare dal sindaco Michele Emiliano.

E, dietro le quinte, nel piccolo San Carlo – definito così in virtù della progettazione firmata da Antonio Niccolini, lo stesso architetto artefice del disegno del prestigioso palcoscenico partenopeo – fra i lavoratori dell’ormai ex Piccinni serpeggia il pessimismo sulla sua rinascita. A pochi passi di distanza, nel teatro Margherita, restaurato soltanto a metà, s’ipotizzano altre e nuove prospettive. Negli anni Ottanta se ne era innamorato Maurice Bèjart e lì, insieme con Guido Pagliaro, direttore artistico del Petruzzelli, immaginava di fare un tempio delle avanguardie nella danza. Oggi, invece, potrebbe essere il luogo giusto per tessere le fila di un discorso inesistente fra la città e l’arte contemporanea: riaperto da un paio d’anni come spazio espositivo, il Margherita è candidato come sede dell’ipotetica Fondazione Bac (acronimo di Bari arte contemporanea), sognata dal sindaco Emiliano insieme con Vito Labarile, suo consulente per le arti visive. È della partita la Fondazione Morra Greco di Napoli che, fra le varie cose, ha messo a disposizione un’idea progettuale, firmata dall’architetto inglese David Chipperfield, per la riconversione definitiva del palcoscenico sul mare come museo vivo dell’arte contemporanea.

Ma, a più livelli, non mancano le polemiche. E c’è chi accusa l’università Lum di Casamassima, della famiglia De Gennaro, di avere interessi (smentiti dai vertici dell’ateneo privato) rispetto alla realizzazione dell’iniziativa. E spuntano, nel frattempo, notizie di tutto rilievo come l’ingresso di Bari e del Margherita per la prima volta nel circuito nazionale dell’arte contemporanea: accadrà da dicembre, quando la città ospiterà una tappa del grand tour espositivo immaginato dal critico Germano Celant per tracciare un bilancio di quarant’anni di arte povera in Italia.

Sul lungomare, invece, s’infrange il sogno del Kursaal Santalucia, chiuso dall’inverno scorso e senza l’ombra d’una sola certezza sul suo destino. La sua ultima vita è stata quella di quartier generale del Bif&st di Felice Laudadio e, soprattutto, di Casa delle musiche voluta dalla Regione attraverso il progetto Puglia Sounds. Una desolante certezza, invece, è che il Santalucia agli inizi del 2012 tornerà all’asta, deprezzato di oltre un terzo e messo in vendita a un prezzo di base di poco più di due milioni di euro.

Riusciranno la Regione o lo stesso Comune ad acquistarlo per sottrarlo ai potenziali speculatori, magari già in agguato dietro l’angolo? O, per l’ennesima volta, la spada di Damocle del patto di stabilità manderà in soffitta ogni proposito? Il solo dato tangibile è che, nel cuore della città, sopravvive a fatica, navigando a vista, il Petruzzelli e basta. Anche quel presunto miracolo, datato 1995, del Nuovo Palazzo non si sa che fine farà, chiuso com’è da oltre un anno. E meno male che, in periferia almeno, dal teatro Forma, capace di poco meno di 300 posti, al palcoscenico bonsai del Bravò e, in particolar modo, al multisala Showville, munito di una sala teatrale di tutto rispetto, esistono comunque alternative, insieme con un più “anziano” contenitore come il cinema Royal, destinato a fare il sostituto del Piccinni per la prosa. Ma nessuno, stavolta, gridi al miracolo come si fece ai tempi del Nuovo Palazzo. C’è poco da stare allegri in una città che, da troppo tempo ormai, non riesce a prendersi cura dei propri tesori. Eppure, nonostante la stagione, il sindaco Emiliano non rinuncia al proposito di voler candidare la città a capitale europea della cultura per il 2019. C’è tutto il tempo, assicura, perchè Bari possa far risorgere degnamente i suoi teatri.

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26 ottobre 2011