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Il destino dell’opera in Italia e gli affari di famiglia

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Enrico Votio Del Refettiero

Nel momento in cui scrivo queste note, si decide il destino del Teatro dell’Opera. Mentre Riccardo Muti prova imperturbabile la sua "Ifigenia" – che andrà in scena, si spera, il 17 marzo prossimo – alle 19:30 di oggi è stato riunito infatti un Consiglio d’Amministrazione straordinario per discutere del profondo rosso del bilancio. Il Sindaco Alemanno minaccia il commissariamento del Teatro e ha chiesto le dimissioni di Francesco Ernani (anche lui gerontocrate ultrasettantenne, essendo nato nel 1937). Dopo Firenze, Genova, Napoli e Verona, un altro… La vicenda è, come spesso di questi tristi tempi, venata di ridicolo; il 17 Febbraio scorso infatti Alemanno, dopo aver ricevuto una lettera di Ernani, aveva dichiarato: «l’ho intesa come una disponibilità a fare un passo indietro per il bene delle istituzioni; domani lo incontrerò e verificheremo che cosa significa esattamente».

E aveva di conseguenza annunciato le dimissioni del sovrintendente. Il quale, da parte sua, era intervenuto successivamente per chiarire il significato della missiva inviata al primo cittadino: «In relazione alle dichiarazioni rese ieri sera dal sindaco di Roma alla stampa – aveva detto – tengo a precisare di aver inviato, in data 7 febbraio 2009, a ciascun membro del Consiglio di Amministrazione del Teatro dell’Opera di Roma, lettera contenente la mia disponibilità, in assenza di un rapporto fiduciario tra la Presidenza del Teatro ed il Sovrintendente, a concordare tempi e modi di anticipato ricambio al vertice del Teatro». Delle vicende del povero Ernani, e più in generale della crisi nella quale versa tutto il settore, si è interessato in questi giorni niente popò di meno che il noto oncologo e senatore del PD Umberto Veronesi che ha dichiarato : "Ho apprezzato, nell’audizione di questa mattina in Commissione Cultura al Senato le parole del sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Francesco Ernani, di cui ho sempre ho avuto stima". Aggiungendo : "Il sistema delle fondazioni, su cui molti stanno dibattendo va rivisto e riordinato ma non soppresso. Suggerisco di creare una fondazione nazionale per questi enti che abbia una forza mediatica tale da creare una consapevolezza nel Paese, nelle istituzioni e nel mondo politico sulla necessità assoluta di mantenere questa parte della nostra cultura che rappresenta una forza, una carta di credito per il resto del mondo, dove sono sempre apprezzate le nostre opere come quelle di Puccini (le più applaudite al mondo)". Siamo ormai al delirio, in cui ognuno si sente autorizzato a dire la propria scemenza. Ma essendo il figlio Alberto il Direttore Artistico del Festival pucciniano di Torre del Lago, ci angoscia ora il tremendo  il dubbio che si stia pianificando in casa Veronesi di fare di una cosa seria come il sistema musicale italiano un affare di famiglia : creare una "superfondazione" centrale che coordini l’attività di tutti i teatri italiani sotto la guida infallibile dell’Albertone della musica italiana. Che non si rende conto di essere una parodia di direttore d’orchestra e magari ci crede sul serio…

Pare fantascienza, ma la realtà le si avvicina di molto : pare infatti che per l’Opera di Roma si prepari un commissariamento affidato direttamente al Sindaco di Roma – che con la sinistra consegna alla propria destra la Fondazione di cui è Presidente – che spalanchi finalmente le agognate porte del Costanzi a un personaggio che da sempre frequenta il sottobosco della politica romana di destra, ovvero il "Maestro" Nicola Colabianchi. "… chi era costui?" Come si dice, in un paese di ciechi, il guercio diventa re… E sì perché lui almeno un diploma ce l’ha. Nel suo illustre curriculum leggiamo che insegna Cultura musicale generale al Conservatorio di Latina (beh, si dirà, almeno non è perito agrario come il Sovrintendente dell’Arena di Verona…) quindi un’idea deve essersela fatta… Tra le sue imprese artistiche le cronache riportano una sua opera presentata nel 2001 al Teatro Brancaccio (Il Mago) di cui si è persa la memoria e la sua direzione del «Salotto Belle Epoque», inserito nella preziosa cornice dell’edizione 2007 del Festival Euro Mediterraneo, gioiello creato dal nulla da Enrico Castiglione, anche lui con solide frequentazioni nella politica di destra romana, già noto alle cronache giudiziarie per le malefatte della sua rivista "Musicalia" (Editoriale Pantheon), un tempo citata in giudizio da una major discografica per aver spacciato per originale una registrazione discografica in realtà di proprietà della Deutsche Grammophon. Il prode Colabianchi accompagnava in quell’occasione il noto soprano Nausicaa Policicchio – per le cronache sua moglie – la cui consistenza intellettuale è ben rappresentata da un’intervista apparsa recentemente sul sito www.agenziamediacom.it (non perdetela, è una vera chicca) nella quale, reduce dal successo della sua "Turandot" al Teatro Rendano di Cosenza sentenzia : «Il cantante d’opera è come un funambolo che procede sopra un filo sospeso al limite delle potenzialità umane». Si è poi attivamente occupato, negli ultimi anni, di assistere l’On. Guglielmo Rositani – un noto pezzo da novanta della destra di potere – che per un’intera legislatura ha cercato di far approvare un delirante Disegno di Legge di riforma dello Spettacolo dal Vivo, il cui unico pregio era quello di fluttuare tra il non senso logico e quello sintattico (leggere per credere). Il resto è silenzio. E non mi pare un curriculum esaltante per chi dovrebbe, nelle intenzioni del Sindaco Alemanno, rilanciare il teatro della capitale a livello internazionale.

E ancora dalla fantascienza alla realtà. Tempo fa avevamo rimarcato come il commissariamento facile delle Fondazioni Lirico Sinfoniche sembri avere come unico scopo quello di rendere sempre più stretto il controllo del nostro grosso grasso Direttore Generale sulla vita musicale italiana. Di Firenze abbiamo accennato nella puntata precedente (Maggio Musicale commissariato, commissariamento terminato, nessun risultato pratico se non quello di aver distrutto l’immagine internazionale del Teatro, in questo giorni a rischio di un nuovo commissariamento). Vediamo ora che succede a Napoli. Nominato Commissario Straordinario del Teatro di San Carlo dall’allora ministro Francesco Rutelli (ma non era un Governo di sinistra e lui, il nostro grosso grasso un uomo "inventato" dal Governo Berlusconi?) il 3 Agosto 2007, avrebbe dovuto risanare il bilancio e ripartire. Nel frattempo ha nominato responsabili della programmazione artistica gli stessi prodi consulenti che si erano resi responsabili dell’indebitamento di Firenze e del suo conseguente commissariamento (Cesare Mazzonis e Gianni Tangucci, ndr) e ha restaurato il Teatro : ci si potrebbe domandare con che soldi, visti i debiti del Teatro di San Carlo e la disastrosa situazione del bilancio del Comune di Napoli… La riposta ce la offre il Corriere della Sera del 17 maggio 2008 che titolava "STANZIATI 50 MILIONI – Il piano per il San Carlo" e racconta che il piano per sancire la rinascita del Teatro San Carlo è stato presentato dal commissario straordinario Salvatore Nastasi, con l’ intervento del governatore della Campania Antonio Bassolino, che ha deciso lo stanziamento della somma, proveniente dai fondi europei. Forte di questo colpaccio ai danni delle casse del nuovo pantalone europeo, eccolo affermare giocondo : «Io ritenevo di aver chiuso questa esperienza il prossimo 7 febbraio – ha detto Nastasi – poi è arrivata la richiesta degli amministratori che vogliono che resti, io ne sono onoratissimo, ma attendo di parlarne con il ministro Bondi che sarà qui il prossimo 7 febbraio, in occasione del concerto di Riccardo Muti». Muti ha diretto, Bondi è arrivato e il nostro grosso grasso Direttore Generale è rimasto. Bene, ma dov’è il rilancio del San Carlo, finanziato con 50 milioni di Euro dei fondi europei? Il risultato è sotto gli occhi di tutti, basta consultare il sito internet del Teatro : sipario alzato per 9 serate su 31 giorni in Marzo, 8 in Aprile e addirittura 6 in Maggio … Delle 23 serate in cui il Teatro di San Carlo è aperto al pubblico su 92 giorni di calendario, 10 sono recite d’opera (produzioni di "Damnation de Faust" e "Ratto del Serraglio") solo 2 i concerti sinfonici con l’Orchestra del Teatro. In compenso calcano le scene complessi prestigiosi – e notoriamente non economici – come l’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado (dimenticavo che Cesare Mazzonis è anche consulente artistico dell’orchestra), l’Orchestra Mahler diretta da Ingo Metzmacher e addirittura il Concertgebouw diretto da Daniel Harding. E spettacoli come "Buffo ma non troppo" e "Napoli zompa e vola…" : ma questi non hanno proprio il senso del ridicolo, mi dico…!

Ma andiamo avanti. Il 31 Luglio 2008 il Ministro Bondi commissaria anche il Teatro Carlo Felice di Genova dove il Sovrintendente Di Benedetto sembra aver definitivamente compromesso il suo rapporto con il personale del Teatro e non è più ritenuto politicamente affidabile. In un’intervista al bravo Alberto Mattioli il Sovrintendente uscente dichiara : "Sono stato incastrato nella tenaglia fra il sindaco, Marta Vincenzi, e il direttore principale, Daniel Oren". E chi è il commissario? Giuseppe Ferrazza, finalmente ci siamo salvati dal solito grosso grasso… E no, perché chi è Giuseppe Ferrazza? Cresciuto alla scuola (e nell’ombra) del potentissimo Carmelo Rocca – il secondo re dello spettacolo italiano dopo il  mitico Nicola Di Pirro – proprio del nostro grosso grasso il Ferrazza è stato il tutor nei primi mesi in cui il Ministro Urbani lo catapultava dalla piccola scrivania dell’ufficio legislativo del Ministero dei Beni Culturali sulla poltrona caldissima della Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo. Non un passo senza avere a lato il fido Ferrazza, in quel primo anno di attività. Poi, una volta presa la confidenza necessaria, il nostro ringrazia Ferrazza con la Presidenza dell’ETI, il carrozzone del Teatro pubblico italiano, togliendola letteralmente da sotto le natiche dell’eterno Nico Galdieri, uno dei padri del teatro popolare napoletano. Dopo poche settimane di lavoro, il 23 Settembre, Ferrazza dichiara alla Stampa : «Salverò il Carlo Felice ma senza Oren» e spiega : «Problema risolto. Il maestro manterrà le scritture che aveva in contratto, ma non è più il direttore principale del teatro e non avrà lo spazio di manovra che aveva prima». Ma due giorni dopo è la Repubblica a titolare "Carlo Felice, il commissario è anche lui commissariato".

Non è finita. Solo pochi giorni prima il 17 Settembre 2008, l’Arena di Verona viene commissariata anche lei. "Cronaca di una crisi annunciata" – come racconta Affaritaliani – poiché "già a Gennaio lo spauracchio del commissariamento minacciava le sorti della Fondazione lirica Arena di Verona". All’epoca fu l’unico quotidiano nazionale a condurre una mini inchiesta e a trattare l’argomento, un argomento che scottava soprattutto per motivi politici, in tempi di campagna elettorale. "I segni premonitori di una crisi c’erano tutti, ma le Cassandre d’allora non erano state ascoltate, e così è scattato il commissariamento. Salvatore Nastasi – sempre lui – viene nominato commissario per l’Arena di Verona dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, il cda dell’ex ente lirico è stato sciolto, mentre l’attuale sovrintendente Francesco Girondini (il perito agrario nominato dal suo compare di partito, il leghista Flavio Tosi), rimane naturalmente in carica. Ma chi fa la programmazione? Gianni Tangucci, naturalmente!

Insomma, sempre più affari di famiglia…