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Il walzer stonato delle poltrone delle Fondazioni Lirico Sinfoniche

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Enrico Del Refettiero

In principio era Mauro Meli, chitarrista diplomato improvvisamente chiamato da Claudio Abbado a dirigere la sua creatura italiana, Ferrara Musica. Tanto se ne pentì il Maestro, che i testimoni ricordano una lite furibonda nel camerino che era stato di von Karajan alla Philharmonie di Berlino nella quale il nostro fu quasi cacciato a male parole. Poco male, rientrato nella "sua" Cagliari venne ricompensato con l’incarico di Sovrintendente del locale Teatro Lirico. Tanto fece e tanto produsse, che divenne oggetto di invidiatissimi peana da parte del critico principale del Corriere della Sera – quello che è noto soprattutto per aver lamentato l’abolizione dei "vespasiani" dopo il lavori di ristrutturazione del Teatro alla Scala sulla prima pagina del maggiore quotidiano nazionale – che lo portarono diretto alla Scala. Che poi abbia causato la prima "cacciata" da parte delle masse del Teatro di un Direttore Musicale del calibro di Riccardo Muti (chi non fu sconvolto dai 799 voti contro 2 con i quali l’Assemblea Generale dei lavoratori del Teatro di fatto "licenziò" il povero Riccardo Muti?) poco importa, dato che costretto anche lui a lasciare la Scala è stato indennizzato con il posto di Sovrintendente del Teatro Regio di Parma con prebende da 30,000 Euro al mese.

Venne poi Francesco Giambrone, cardiologo cooptato dal Sindaco Orlando all’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo. Chiamato alla Sovrintendenza del Teatro Massimo anche lui – come Meli – è autore di brillantissime stagioni che gli valgono osanna da parte della nostra pronissima stampa fino a che qualcuno scopre che questi successi erano costati al Teatro un buco di 25 milioni di euro. Nessuna paura, perché dopo pochi anni di quarantena (ma nessuno gli ha nel frattempo chiesto conto dei 25 milioni di Euro di perdite accumulate??) viene chiamato come salvatore del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, anche lui afflitto da un deficit colossale. A Palermo arrivava nel frattempo il noto avvocato rampante – di lui abbiam già detto assai e assai abbiam subito le sue contumelie – mentre gli autori del misfatto fiorentino, il Direttore Artistico Gianni Tangucci e il Super-consultente Cesare Mazzonis venivano subito ricollocati a salvare a loro volta le sorti del Teatro di San Carlo di Napoli, dove i debiti accumulati dalla gestione del nobile Sovrintendente Gioachino Lanza Tomasi – un tempo il più sensazionale accumulatore di cariche che il mondo musicale italiano abbia conosciuto (cattedra all’Università di Palermo, direzione artistica dell’Orchestra dell’allora RAI di Roma, direttore artistico della sezione musica di Taormina Arte, per qualche tempo anche Direttore Artistico del Teatro Vittorio Emanuele di Messina… se non dimentico qualcosa) – ammontano a ben 20 milioni di Euro.

C’è da perder la testa in cotanto girar di walzer… Ma chi ne è il regista? La sua stazza è imponente, ben sostenuta dall’attitudine a gettarsi letteralmente a capofitto sui banchetti regali ai quali l’alta carica lo costringe a partecipare. Nell’ambiente lo chiamano "il nostro grosso, grasso, direttore generale…" ma si tratta naturalmente dei nemici. E’ perfettamente bi-partisan – nominato da Giuliano Urbani, confermato da Rocco Buttiglione – ma questo desta meno sospetti dato che sempre del Governo Berlusconi si trattava – ma riconfermato pure da Francesco Rutelli, che invece apparteneva all’ultimo Governo di Prodi. E’ succeduto a Carmelo Rocca, che il posto di Direttore Generale l’aveva conservato, tra qualche trasferimento e cambiamento di nome, per quasi quarant’anni ovvero da quel 1963 nel quale era finalmente andato in pensione un pezzo della storia dello spettacolo italiano come Vincenzo De Pirro. Quest’ultimo era stato nominato a quel posto nientemeno che da Galeazzo Ciano nel 1935 (allora si chiamava Ispettorato del Teatro e dipendeva dal Ministero per la Stampa e la Propaganda) : riuscì a passare indenne pure dalla caduta del Fascismo – poteva però vantare di essere stato collocato a riposo d’imperio dallo stesso agonizzante Mussolini nel Novembre 1943 – tanto che nel 1947 lo recuperò Andreotti che lo collocò l’anno successivo sulla poltrona più alta della ricostituita Direzione Generale dello Spettacolo.

Insomma, con tanti e intemerati precedenti, c’era ben da attendersi che anche questa volta il nostro grosso grasso Direttore Generale ce l’avrebbe fatta a conservare la sua poltrona. Ed ecco che il nuovo Ministro della Cultura Sandro Bondi – per premiarlo di tanto solerte impegno nella tutela di nostri Teatri d’Opera e dei loro Sovrintendenti – l’ha appena nominato suo Capo di Gabinetto. Ci aspettano altri anni di walzer, temo. E di voragini, purtroppo…

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3 COMMENTS

  1. Grande Nastasi, ha 35 anni ma già da 4 o 5 imperversa….il mistero della santissima trinità al confronto è uno scherzo. chissà, il grande oriente avrà deciso così…

    10 gg fa ero a Goteborg per scritturare un direttore tedesco; 19esima recita !!!! di Nozze di figaro con teatro sempre pieno, pubblico dai 16 agli 80 anni…. Vabbè, ma stavamo parlando di musica?

    Ciao

  2. Gentilissimo Boschi,

    la ringrazio delle comunicazioni che così sovente invia al mio indirizzo di posta elettronica. Mi complimento per le sue intelligenti riflessioni, da me pienamente condivise; l’analisi lucida e spesso disincantata del nostro mondo musicale, della disastrosa gestione dei nostri teatri da parte di personaggi sponsorizzati da lobby politiche che da anni imperversano – sia a destra che a sinistra – con esiti deleteri e rovinosi sul nostro desolato panorama culturale mi trovano in piena sintonia con lei. Dirigo da quasi venti anni – ma con esiti più che dignitosi, frutti di un lavoro faticoso ed economicamente poco gratificante – la programmazione lirica di un teatro di tradizione; e proprio perchè non ho mai voluto legarmi a certe ‘famiglie’ finora non sono riuscito ad accedere a mete professionali più prestigiose. Così va il mondo della musica in Italia.

    Complimenti vivissimi! Sono con lei! Spero di conoscerla personalmente

    A.P.