Home Rubriche Enrico Votio del Refettiero Intervista a Giuseppe Cuccia, già Coordinatore della produzione artistica del Teatro Massimo...

Intervista a Giuseppe Cuccia, già Coordinatore della produzione artistica del Teatro Massimo di Palermo

82
1
Link

Enrico Votio del Refettiero

Domanda –
A quando risale la sua collaborazione con il Teatro Massimo di Palermo?
Inizio a settembre 2002 e sono stato fatto fuori a febbraio 2005.

Domanda – Chi erano i quadri dirigenti ai quali rispondeva durante il periodo del suo impegno a Palermo?
Io rispondevo soltanto al Sovrintendente ed ero il suo braccio destro ed ovviamente al Cda. Al mio arrivo a Palermo Sovrintendente era Claudio Desderi e direttore artistico (nominalmente) Roberto Pagano. Durarono meno di un anno e poi furono cambiati con Pietro Carriglio, Sovrintendente da dicembre 2003 a ottobre 2004, e Piero Bellugi, Direttore artistico nello stesso periodo. A dicembre 2004 arrivò ahimè Cognata come Sovrintendente e Lorenzo Mariani direttore artistico ed io fui allontanato.

Domanda – Quali le disfunzioni più evidenti che ha rilevato al suo arrivo in Teatro e quale la sua politica artistico-organizzativa?
Quello non era un teatro bensì uno squallido stipendificio in mano ad alcuni sindacalisti senza scrupoli ricattatori che nel tempo hanno garantito un sistema di privilegi e benefici non riscontrabili in alcuna altra azienda teatrale. Gli stipendi venivano aumentati da straordinari forfaitizzati nonché inutili e in quantità non consentita dalla legge e da finti concerti promozionali che facevano beneficiare alle sezioni artistiche (coro, orchestra e ballo) di un forfait annuo di circa 9.000,00 euro in più l’anno. Quindi se i reparti artistici avevano questa quota in più, data dai concerti promozionali, i tecnici e gli amministrativi godevano invece di ore straordinarie che all’anno davano grosso modo gli stessi risultati economici. Una delle primissime azioni del sottoscritto fu quella di negare la firma di straordinari che non ritenevo in regola e legali e di conseguenza ridussi drasticamente le richieste di ore straordinarie. Ovviamente ristrutturai il sistema di produzione secondo criteri di logica ed economia e anche le richieste di servizi extra teatro (es. i trasporti e le movimentazioni). La cosa ovviamente non piacque e diventai il nemico del teatro. Proposi anche l’azzeramento o la diminuzione di questi concerti truffa anche perché la loro realizzazione comportava ulteriori costi non sostenibili da una sana amministrazione. In quel teatro vigeva e credo ora è tornata a vigere la regola del "mangia e fai mangiare".

Domanda – L’avvocato Armao, uno dei dirigenti di primo piano al Teatro Massimo negli anni 2003-2004 ha difeso la sua opera, sostenendo di aver risanato il bilancio del Teatro. Dalla lettura della relazione della Corte dei Conti si evince però che la riduzione del deficit è stata resa possibile solo da un aumento del contributo del Comune – passato da 2,5 milioni a oltre 5 milioni di Euro – e da un conferimento, sempre del Comune, di oltre 6 milioni di Euro. Il costo della produzione è rimasto altissimo rispetto al risultato e gli incassi sono addirittura diminuiti. Quale la sua opinione in merito?
Il Teatro ridusse di poco i suoi costi solo grazie alla riduzione dello straordinario e alla modifica del contratto integrativo generato dal Dott. Domeneghini (al momento responsabile per i rapporti sindacali e le relazioni umane) e a qualche suggerimento dato dal sottoscritto. Inoltre è vero che il bilancio fu risanato solo grazie a un intervento straordinario del Comune; non parliamo degli incassi che sono sempre stati ridicoli. Il problema vero è che le gestioni precedenti avevano lasciato un debito enorme, circa 25.000.000,00 di Euro con la Banca Popolare di Lodi per cui l’azione di risanamento fu difficile anche a causa della debole azione del Cda e dei Sovrintendenti che si sono succeduti. Per quanto riguarda la produzione artistica che io gestivo preciso che nel 2002 la disponibilità era di circa 13.000.000,00 di Euro e nel 2003 passò a 10.000.000,00 e nel 2004 a 9.000.000,00 con un trend per il 2005 di 7.000.000,00 per cui non è vero che aumentò, è vero invece che i costi fissi del personale erano mantenuti stabili a causa dei giochi dei sindacati e delle accettazioni dei loro ricatti da parte del Sovrintendente.

Domanda – Lei è stato vittima di episodi criminosi durante la sua permanenza al Teatro Massimo. Ce ne vuole parlare?
E’ evidente che avendo io rotto certi equilibri dovevo essere eliminato. Tentarono prima con le minacce (ruote sgonfiate alla macchina, incendio della mia macchina – un’Audi nuova fiammante – furto del computer dal mio ufficio, lettere anonime di minacce violente etc.) Non posso inoltre tacere i boicottaggi quotidiani a cui ero soggetto da parte di tantissime persone interne ed esterne che tentavano di bloccare la produzione quotidiana. Per cui è stata una lotta molto stressante e a tratti anche violenta. Qualcuno si dimenticava di montare l’orchestra, o di spostare il pianoforte o di aprire le sale per le prove o di spostare delle scene e così via. Una vera miseria.

Domanda – Il suo allontanamento dal Teatro Massimo non è stato indolore. Come è avvenuto?
Alla fine i sindacati ottennero dal Sindaco (Presidente del Teatro per legge) la sostituzione di tutta la dirigenza (Sovrintendente, Direttore Artistico, Io, Direttore Operativo, Direttore Allestimenti scenici. Gli altri dettero le dimissioni e risolsero il loro rapporto con il teatro. Il direttore allestimenti scenici non disturbava e fu lasciato tranquillo e io fui ripetutamente invitato dal Sindaco e dal Sovrintendente a dimettermi volontariamente pena chi sa quali guai. Ovviamente non detti mai le dimissioni, forte di un contratto blindato. A questo punto l’attuale Sovrintendente Cognata si inventò una falsa "giusta causa" e mi rescisse il contratto obbligandomi ad un’azione legale contro il teatro. Ovviamente ho vinto la causa ed il teatro è stato condannato a pagarmi la cifra + interessi che mi spettava per il periodo rimanente del mio contratto. Purtroppo ancora non sono riuscito ad incassare questa somma, ma l’iter di esecuzione della sentenza è in corso. L’illegalità è di casa in quel luogo e purtroppo nulla è stato ancora fatto per modificare la situazione

Domanda – Quale il suo bilancio complessivo del periodo trascorso al Teatro Massimo e di cosa si occupa ora?
Il mio bilancio è che sono stati i due anni e mezzo più brutti della mia vita e che l’esperienza del teatro della mia città che da ragazzo sognavo di dirigere si è trasformato in un incubo. In quel luogo vi sono alcune bravissime e straordinarie persone e delle maestranze magnifiche, ma vi sono anche tanti personaggi negativi che riescono a strumentalizzare una massa di persone causando la situazione deprecabili in cui versa il teatro. Di cosa mi occupo ora? Sono praticamente disoccupato da tre anni. Non riesco a rientrare in nessun teatro del mondo e non ne capisco le ragioni. Prima di Palermo quando ero direttore artistico a Siviglia tutti mi stimavano e mi davano del bravo ed io onestamente credo di saper fare molto bene il mio lavoro per cui non riesco a capacitarmi che nessuno dei Sovrintendenti a cui mi sono proposto, mi abbia voluto prendere in considerazione. Temo che la competenza sia un difetto in questo sistema. Tutti i tentativi fatti fino ad ora non sono andati in porto e non so se la vicenda palermitana sia una causa. Ogni tanto mi è capitata qualche consulenza, qualche progetto e poi più nulla. Resta l’amarezza nel constatare che non solo ho perso una guerra, ma sono stato rovinato dalla mia esigenza di pulizia, di onestà e giustizia. Ho imparato a mie spese che questi valori sono una grave pecca in questo ambiente.