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Ma a Parma le vacche sono sempre più grasse

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Enrico Votio del Refettiero

Si continua a dire che i tempi sono duri per tutti, ma a Parma non si direbbe. Cambiano i  Governi, cambiano i Ministri ma continuano a piovere euro a milioni sul Teatro Regio e sul suo Festival Verdi, saldamente nelle mani del sovrintendente più pagato del mondo, Mauro Meli da Cagliari. Questa volta il colpo l’ha fatto davvero grosso, tanto che ne riferisce perfino la Gazzetta dello sport  che titola “Il Maradona dei direttori a Parma” : e giù lodi per Meli, del quale apprendiamo pure l’essere stato in passato sportivo militante (“campione regionale sardo sui 50 e 100 metri stile libero e corridore in moto”)…

E’ successo che alla presentazione del Festival Verdiano di Parma del 2008 – dal 1 al 28 Ottobre con il solito programma modesto alquanto, riprese di vecchi allestimenti, qualche gloria sempre più vecchia e un po’ di gioventù non proprio all’altezza – il nuovo Ministro Bondi ha annunciato una nuova valanga di finanziamenti per il Teatro Regio, che andranno ad arricchire il già ricchissimo portafoglio del Sovrintendente più invidiato (perché più pagato) d’Italia e addirittura un ddl speciale per sancirne una volta per tutte la “rilevanza nazionale e internazionale”. Non che Verdi non lo meriti, anzi. Ma vale forse la pena di ripercorrere la storia di questi ultimi anni per far luce su uno delle tante anomalie di questo nostro Paese, sempre più anomalo…

La città di Parma è stata protagonista di investimenti pubblici importanti fin dall’anno delle celebrazioni per il centenario verdiano quando fu deliberato un contributo speciale davvero imponente – si parlò al tempo di 100 miliardi delle vecchie lire – fortemente voluto dall’allora potente Direttore del Teatro Due, Walter Le Moli e concesso dall’allora Ministro Melandri. Va pur detto che da questa poderosa iniezione trassero indubbi vantaggi tutte le infrastrutture culturali della città: dal Teatro Regio (ampie opere di ristrutturazione del palcoscenico e restauro conservativo della sala e degli esterni), all’Auditorium Paganini (nuova sala per concerti sinfonici), allo stesso Teatro Due (ampi rifacimenti interni, ampliamento degli spazi, il ridesign della facciata), alla realizzazione della Casa della Musica, fino alle ristrutturazioni dei vari monumenti principali dei luoghi verdiani.

Nell’estate del 2005 poi, nel corso di una singolare conferenza stampa più affollata di Ministri che giornalisti, veniva annunciato dalla coppia Lunardi (Ministro delle Infrastrutture) – Buttiglione (Ministro dei Beni Culturali) un finanziamento speciale di 10 milioni di Euro in tre anni per il progetto “Parma Capitale della Musica” – soldi che arrivavano al Teatro Regio di Parma per la gestione di Mauro Meli, neolicenziato Sovrintendente della Scala e neoassunto Sovrintendente del Regio. Si trattava di una manovra resa possibile dall’esistenza di una misteriosa struttura – sopravvissuta altrettanto misteriosamente a tre governi e alle ripetute censure della Corte dei Conti – chiamata ARCUS SpA, una curiosa società per azioni finanziata con una percentuale fissa calcolata sull’importo complessivo delle opere pubbliche deliberate dal Ministero per le Infrastrutture (allora guidato da Lunardi appunto) che andava a finanziare la città di Lunardi (Parma). Proprio qualche settimana prima (a metà giugno del 2005) un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi (su proposta del Ministro per i Beni e le Attività culturali, ancora per poco Giuliano Urbani), prevedeva l’innalzamento dal 3 al 5 per cento della quota destinata ai beni culturali dagli investimenti infrastrutturali collegati alla legge obiettivo. A Parma era nel frattempo atterrato un prestigioso comitato d’affari, nel quale spiccavano le figure di Fedele Confalonieri (i cui rapporti con il Presidente del Consiglio allora in carica sono evidenti anche ai marziani) e l’Aga Khan (galeotta fu la Sardegna), oltre naturalmente al Ministro Lunardi, che per Parma aveva fortemente voluto – e fatto approvare dal CIPE poco prima della fine della XIV Legislatura – il progetto della Metropolitana (con la relativa dotazione da oltre 300 milioni di Euro). Andiamo avanti…

Nonostante i rilievi pesantissimi della Corte dei Conti che censurerà entrambi gli esercizi del 2005 e del 2006 di ARCUS, i contributi continueranno ad essere erogati a Parma : anche dopo la durissima relazione del Prof. Paolo Baratta che Francesco Rutelli – nel frattempo divenuto Ministro della Cultura del Governo Prodi – aveva chiamato alla Presidenza di una sorta di Commissione di inchiesta sulle malefatte di ARCUS. Ebbene, la relazione di Baratta, mai resa pubblica, sostanzialmente tacciava di aperta incostituzionalità l’operato di ARCUS che aveva gestito ingenti somme di denaro che avrebbero dovuto essere destinate a investimenti strutturali e che invece furono usate per la spesa corrente, come nel caso del finanziamento di Parma.       In pratica, come se un prestito (perché tale è la fattispecie delle somme messe a disposizione di ARCUS SpA dalla Cassa Depositi e Prestiti) che venisse erogato ad un privato per l’acquisto di un immobile (destinato a fungere esso stesso da garanzia del credito) fosse stato invece utilizzato per finanziare una milionaria vacanza in un paradiso caraibico. Insomma nulla riesce a fermare il flusso di denaro che si muove verso Parma.

Ma questo contributo era triennale e quindi nel 2008 si sarebbe di fatto interrotto anche in forza della insostenibilità della situazione operativa di ARCUS (davvero uno dei misteri italiani sui quali un giorno varrebbe la pena di indagare): ed ecco quindi venire in aiuto di Parma – e delle sfrenate ambizioni del Comitato d’affari – il Ministro Bondi con l’annuncio addirittura di una legge speciale. Che a Parma continuerà a portare i soldi che servono, sempre di più. E per finanziare che cosa? Parma come Salisburgo, recitano i titoloni sulle cronache giornalistiche locali, ma a giudicare dal programma pare più una dichiarazione di intenti chissà quanto futuri, che una realtà. E questo nonostante gli oltre tre anni di presenza del Sovrintendente Meli in città, con relativo esborso di – se le informazioni di cui disponiamo non sono errate – quasi un milione di Euro. Il programma 2008 è invero modesto, dicevamo: si parte con un decano come Bruno Bartoletti (che ha da un pezzo passato gli ottanta), per Giovanna d’Arco, con un nuovo allestimento affidato a Gabriele Lavia la cui esperienza nel mondo dell’opera si limita a un non memorabile allestimento dei Lombardi alla prima crociata alla Scala all’inizio degli anni ’80 e con un cast che presenta ancora una volta Renato Bruson (glorioso pezzo di storia della musica ma ormai settantenne) contornato da artisti non proprio di primissimo piano nel panorama internazionale. Si passa al Rigoletto di Samaritani che io vidi a Parma che ero ragazzino (ora ho quasi 50 anni) e già allora mi pareva vecchiotto affidato a Stefano Vizioli, che non mi pare un astro nascente della regia nazionale e neppure una nostra vecchia gloria. Direttore è Massimo Zanetti, direttore rappresentato dalla IMG Artist di Londra, una carriera nata e abortita in Italia alla metà degli anni ’90 quando fu fischiato alla Scala in una sfortunata edizione di Elisir d’amore e poi rinata all’estero, dove è stato direttore musicale dell’Opera delle Fiandre e poi all’Opera di Brema (insomma non parliamo proprio di istituzioni  musicali di primo livello). Nel cast, accanto all’altro decano Leo Nucci – anche lui prossimo ai 70 (ovvero largo ai giovani) – un po’ di ragazzotti di belle speranze ma, certo, nessuna vera star. E poi Il Corsaro affidato a Lamberto Puggelli (ovvero nulla di nuovo sotto il sole) e diretto da Carlo Montanaro, reduce da una Traviata alla Scala non proprio di successo per quanto lo riguarda (anche lui rappresentato dalla IMG Artists di Londra) e affiancato da buoni giovani della nuova guardia. E si finisce con un Nabucco tutto nostrano, con la regia di Daniele Abbado – direttore artistico del Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia e riesumazione del “dove mangiano tutti non si lamenta nessuno” di Barattiana (Gianni intendo) memoria – e la direzione del giovane e talentuoso Michele Mariotti, di fresca nomina al Comunale di Bologna dove lavora regolarmente (a 90 kilometri di distanza). L’Orchestra poi, è quella dei poveracci della cooperativa di Pellegrini & Maghenzani, pagata a colpi di 60 Euro lordi al giorno e quindi certamente non la Filarmonica di Vienna… (giusto per stare al paragone con Salisburgo).

E allora, tutti quei soldi?  V’è il più che fondato sospetto che sia ben altre le partite che si giocano sotto lo sguardo sempre più accigliato del povero Verdi … e con l’inconsapevole complicità di Yuri Temirkanov, senza dubbio uno dei più grandi direttori d’orchestra viventi ma che – nonostante il pomposo annuncio sul comunicato stampa del Teatro Regio – amico di Meli non è mai stato ne’ probabilmente si è reso conto di essere stato usato come “utile idiota” per giustificare i traffici parmigiani. E il fatto che la gestione dell’affare sia stata portata a termine da Valentin Proczynski – l’agente monegasco che da ormai oltre un ventennio funge da cloaca del sistema musicale italiano, al quale tempo fa la Gazzetta di Parma ha dedicato addirittura un’intera pagina – lascia presagire che siamo solo all’inizio. Non sono bastate le immense perdite che la Filarmonica Toscanini, grazie al combinato disposto dell’opera del Sovrintendente Gianni Baratta e dello stesso Valentin Proczynski – che della Toscanini con Lorin Maazel organizzava in esclusiva le tournée in Italia e all’estero (con il sollecito e costante appoggio dei Ministeri degli Affari Esteri – si segnala in tal senso l’opera inesausta di Franco Frattini – e dei Beni Culturali, soprattutto grazie alla complicità del nostro grosso grasso Direttore Generale) – ha creato nelle casse della Fondazione Toscanini di Parma (ancora aspettiamo di conoscerne l’esatta entità) in una vicenda dai contorni davvero inquietanti che da qualche settimana è tornata alla ribalta con l’ennesimo fallimento della nuova impresa messa in piedi – questa volta a Roma – dal medesimo Baratta con la versione rimaneggiata della Symphonia Toscanini.

Ci aspettano certamente altri mirabolanti annunci di collaborazioni artistiche, l’arrivo di altri “Maradona della Musica” e altre montagne di soldi destinati a Parma… E, temo, altre voragini finanziarie che nel silenzio complice degli amministratori locali e statali dovranno poi essere colmate con il danaro sottratto alle tasche degli ignari italiani.