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PIACENZA PROVINCIALE, INVESTE SOLO SU MUSICISTI ESTERNI

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PAOLO COSTANZO

(Libertà) 17-08-2010 – La  corrispondenza "aperta" ai lettori tra il collega Fabio Torrembini (che conosco sia in veste di musicista d’ottimo livello, sia come organizzatore e direttore artistico di eventi dal richiamo internazionale) e l’assessore del comune di Piacenza dottor Paolo Dosi, aldilà della questione specifica delle celebrazioni verdiane che ne hanno dato lo spunto e sul cui tema ho potuto ammirare la competenza e la puntualità degli argomenti posti all’attenzione dei piacentini, ha stimolato in me una riflessione più generale sulla politica culturale in ambito musicale delle nostre istituzioni pubbliche. Torrembini nella sua prima lettera pone l’attenzione sulla capacità delle istituzioni parmensi di convogliare finanziamenti pubblici e privati sulle locali manifestazioni musicali, capacità che l’assessore Dosi nella sua risposta riconosce come invece scarsa ed inefficace da parte del modo politico piacentino.

Credo che questo limite da parte di Piacenza non sia nuovo. Parma ha sempre dimostrato grande capacità in questo senso e anche se il Ducato è ormai sparito da più di centocinquant’anni, continua a comportarsi da capitale anche se la situazione logistica e infrastrutturale dovrebbe agevolare ampiamente la nostra provincia, situata in una posizione geografica ben più strategica. Le mie competenze non mi permettono certo di fornire una risposta articolata sui motivi che determinano tale situazione, posso solo esprimere la constatazione di un perdurare del provincialismo nella cultura dei piacentini e dei loro rappresentanti politici, un provincialismo che induce a preferire sempre gli "esterni" sui "locali" e costringe chi vuole mettersi un pochino in luce ad emigrare e farsi largo altrove salvo poi vedere conferiti riconoscimenti ed ovazioni a chi ha ottenuto successo in giro per il mondo quando ormai non ne ha più bisogno.

Sono un musicista piacentino nato e cresciuto a Piacenza dove abito tuttora con la mia famiglia e mi sono diplomato nel locale conservatorio Nicolini, un’istituzione che attira studenti dall’Italia e dall’estero, che sforna ogni anno musicisti preparati che non hanno nulla da invidiare ad altri nel panorama musicale italiano ed internazionale. Ma, tuttavia, la massima parte dello spazio dato dalle nostre istituzioni politiche alla musica, si è sempre riversata su artisti esterni trascurando quelle risorse locali che tante altre città ci invidierebbero. Così, chi come me ha intrapreso la professione di musicista trova lavoro e riesce a mantenere la propria famiglia, quasi esclusivamente lavorando in altre città che si mostrano più accoglienti ed aperte. Probabilmente questo è il destino di ogni musicista in ogni parte del mondo ma le cifre sfoderate dall’assessore Dosi che, ammetto la mia impreparazione, ignoravo, mi hanno veramente sbalordito: 2.400.000 euro per tre anni significano 7.200.000 euro, una cifra che forse nei suoi calcoli apparirà misera ma che a me, che opero nel settore, appare enorme. Mi chiedo: quanta parte di questa importante cifra vada a vantaggio degli operatori del mondo della musica a Piacenza, con somme come queste si potrebbero costruire grandi cose in termini di promozione e divulgazione negli ambienti più disparati, specie quelli giovanili dove la cultura musicale mi pare lasci piuttosto a desiderare: purtroppo, invece, il risultato appare come quello della montagna che partorisce un topolino. Certo, il maestro Muti è una risorsa grandissima, l’assessore non specifica quanto ci costi (si parla di una cifra considerevole) ma non riesco a intravvedere cosa da quest’operazione si riversi a favore della nostra città e provincia e dei’suoi cittadini. Ne deriva prestigio? Mi pare che un tale prestigio non avvantaggi né i musicisti né gli utenti e neppure, mi consentano l’assessore ed il sindaco, neppure il loro prestigio personale se questo dovesse trasformarsi in una risposta in termini di consenso elettorale.

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