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Paolo Isotta stronca la Traviata della Scala e la direzione di Gatti. Carlo Fontana ne esalta l’esecuzione

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Mentre Carlo Fontana, Presidente AGIS e dimenticato, vista la considerazione, Amministratore Esecutivo Fondazione Teatro Regio di Parma, dalle pagine del Corriere, era entusiata dell’esecuzione musicale di Gatti “intima, intelligente, piena di sfumature crepuscolari”. Paolo Isotta di Gatti scrive invece:“Da Daniele Gatti sul podio ci aspettavamo almeno correttezza . Non ce la dà come direttore, ancor meno ce là dà come concertatore, concedendo cose inenarraabili, risatine aggiunte , pause, corone, puntature. La sua orchestra ha un suono bandistico, pur se la banda vera sia discreta. Fa tempi inspiegabili: in “Ah non udrai rimproveri” il povero baritono Zelico Lucic, che aveva fatto un buon duetto con Violetta, è costretto a un tempo per cui la sua Cabaletta sembra un’aria dal Mikado di Gilbert e Sullivan, una delle più belle operette della Storia. Il tenore Piotr Beczala si concede un’incredibile cadenza prima di “O mio rimorso, mia infamia”, e il rigoroso direttore milanese gliele consente. Per il resto dell’atto singhiozza, bela, raglia. La protagonista Diana Damrau è un ottimo soprano di coloratura ma fa un primo atto pieno d’inaccettabili ultroneità e arbitri. Il suo “E’Tardi” ventrale fa parte del manuale delle cose da non farsi. Al terzo atto la lettura della lettera farebbe ridere se non facesse piangere. Fa un buon “Addio del passato” ma in “Prendi quest’è l’immagine” il direttore le impedisce di far bene. Ha anche un paio di amnesie. I comprimari sono pessimi tutti”. 

Dal Corriere della Sera dell’08 dicembre 2013 pag 11 e 12