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Per Galileo basterebbero un faccendiere e un oncologo…

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Enrico Votio del Refettiero

Qualche giorno fa Riccardo Chiaberge nella sua rubrica "Contrappunto" sul Domenicale del Sole 24 Ore lamentava come per il Festival Pucciniano siano arrivati, in occasione dei 150 anni dalla nascita, soldi a palate (si parla di 2,5 milioni di Euro di contributo straordinario) mentre per il povero Galileo – del quale nel 2009 si dovrebbero festeggiare i 400 anni dall’uso del cannocchiale per astronomia – nulla, nemmeno un copeco! E chiosa : "… grazie al sostegno di un sottosegretario, Andrea Marcucci, nato guarda caso dalle parti di Lucca.

M’è parsa davvero ingenua la constatazione, o si tratta di un "depistaggio"? Davvero non sa, il dotto e introdotto Chiaberge, chi è il Presidente dell’altisonante  "Comitato per le Celebrazioni Pucciniane"? Non le dice nulla, caro Chiaberge, il nome di Bruno Ermolli? Oddio, quello che deve salvare l’Alitalia (o fingere di farlo)? Quello che – da Consigliere di Amministrazione della Scala – venne investito dell’autorità del salvator della patria dopo il disastro della cacciata di Riccardo Muti e tirò fuori dal cappello Stephane Lissner (anche se – in perfetto stile bipartisan – pare che l’idea l’avesse avuta l’avvocato Vittorio Ripa di Meana … ma non era di sinistra quello lì…)? Ebbe proprio lui, l’ineffabile Presidente di Sinergetica, della PROMOS, l’uomo più potente della Milano che conta dopo che, con la riorganizzazione della galassia Fininvest e l’entrata in borsa di Mediaset salvò la pelle a Silvio Berlusconi (si legga in proposito il capolavoro di Massimo Mucchetti "Licenziare i padroni", edito da Feltrinelli). Con un padrino del genere poteva esserci qualche dubbio che i soldi sarebbero arrivati, e in quantità adeguata? Una volta li chiamavano faccendieri, oggi sono super-consulenti…

Ma non è tutto. Possibile che Chiaberge non sappia come si chiami il Direttore Artistico del Festival Pucciniano di Torre del Lago? Non le dice nulla, caro Chiaberge, il nome di Alberto Veronesi? Non sarà mica il figlio di Umberto? Ebbene è proprio lui… Emulo di Forrest Gump, benché totalmente negato per la direzione si vide regalare dal babbo addirittura un’orchestra – la Cantelli – che aveva dentro più russi che italiani, si diceva che fossero lì con delle borse di studio ma in realtà erano musicisti con due palle così (scusate la licenza poetica) la cui spalla, tale Seguey Galationov, si divide oggi come spalla tra il Teatro Regio di Torino e l’Accademia di Santa Cecilia… E vogliamo credere che anche lui fosse lì per prendere lezioni da Alberto Veronesi? Dopo anni di esperienza con la Cantelli – ma con pochissimo o nulla costrutto, ahimè – l’Alberto passa a Palermo, dove si occupa di radere al suolo una storica istituzione locale, l’Orchestra Sinfonica Siciliana. Promette sponsors, tournée internazionali, ma rimedia solo una terrificante bancarotta e il disfacimento morale e materiale di una compagine che oggi è uscita dalla mappa di che fa musica per professione. Non importa, perché parallelamente si fa assegnare la direzione artistica del Festival Pucciniano che riporta agli allori della stampa con mirabolanti imprese. Ma il suo capolavoro resta il suo faccione assente che campeggia tronfio su intere pagine di pubblicità del Corrierone e di Repubblica pagate da una delle case discografiche una volta prestigiosissime oggi unicamente a caccia di danari, la Deutsche Grammophon, per la cui etichetta incide una prestigiosissimo EDGAR (opera meno nota ma sempre del genio di Lucca) dirigendo nientepopodimeno che l’Orchestra di Santa Cecilia e Placido Domingo…         I bene informati dicono che abbia portato in dote oltre 400 mila Euro e che Domingo non abbia nemmeno voluto vederlo (con le moderne tecniche di registrazione uno dirige a Roma e l’altro incide sul nastro a Los Angeles…) ma la frittata è fatta… Alberto Veronesi per l’etichetta gialla, quella fatta grande da von Karajan e Bernstein… E intanto quelli (Karajan e Bernstein) si girano nella tomba come dei polli sul grill delle rosticcerie di una volta. Insomma, caro Chiaberge, altro che Paolo Bonaiuti … che è stato trombato … altro che Marcello Pera … che è stato trombato pure lui! Bastano un faccendiere e un oncologo. Lo dica a Galileo, ma glielo dica in un orecchio, altrimenti poi ci provano tutti …

2 COMMENTS

  1. Egregio Luigi Boschi,
    nel ringraziarLa per la puntuale e corrosiva critica vorrei aggiungere, per completezza d’informazione, che il da Lei citato Alberto Veronesi (che io amo chiamare Zubin Mehtastasi, visto il padre che si ritrova) ai tempi dell’orchestra della Fondazione Guido Cantelli ha portato alla bancarotta anche quell’istituzione, che svolgeva concerti da 10 anni regolarmente.
    I musicisti (quasi tutti, perchè anche lì ci stavano i raccomandati) non sono stati pagati negli ultimi 5 mesi di attività del 2003, ed il sottoscritto (nella veste di contrabbassista) dopo aver ottenuto dal tribunale un’ingiunzione di pagamento ha scoperto che i conti correnti erano stati completamente prosciugati dalla gestione del "nostro". Purtroppo non ultimo ad exploit del genere. Ho anche collaborato, fino all’anno scorso, con l’orchestra Symphonica Toscanini diretta da L.Maazel ed "amministrata" dal mitico Gianni Baratta. Immagino che Lei ora stia già ridendo di me… A questo punto mi chiedo: in Italia il mondo delle orchestre è spesso in mano a gente del tipo "il più pulito c’ha la rogna?".

    Un cordiale saluto

    E. R.

    • La puntuale critica, in questo caso, non è mia ma di Enrico Votio del Refettiero che in questo blog tiene la sua rubrica.

      Per completare l’opera, forse, mi permetta la battuta, le mancherebbe l’Orchestra di Pellegrini e Maghenzani! I riferimenti li può trovare nel dossier Parmamusica che forse avrà letto o chiedere al giovane Emanuele Buzi!

      LB