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Perché Bondi con la musica ha fatto fiasco

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Carlo Vitali
(classicvoice.com)

CARO MINISTRO LE SCRIVO…
Dovrebbe arrivare nei prossimi giorni il decreto che stanzia 7 miliardi da destinare ai vari ministeri prelevandoli dalla vendita di frequenze televisive, giochi e lotterie. Su questa gratifica natalizia il Ministro Bondi si è prenotato per circa 100 milioni da girare al Fus e altri 100 al cinema. Ma intanto nubi minacciose si addensano sul titolare dei Beni Culturali. Dopo la pausa festiva, la conferenza dei capigruppo prevista per l’11 gennaio deciderà sulla ricalendarizzazione della sfiducia individuale nei suoi confronti, già prevista a fine novembre. Iniziativa grave e con pochi precedenti nella storia repubblicana. Basta a motivarla l’infortunio dei crolli a Pompei o ci sono altre buone ragioni per rottamare il “peggior ministro di sempre” (definizione dell’on. Fabio Granata, deputato finiano)?

È questa l’opinione documentata di un nostro autorevole collaboratore.
Un format studiato a tavolino dagli spin doctors di Palazzo Chigi o di Mediaset. La matrice teorica pare una versione all’amatriciana della Shock Doctrine analizzata da Naomi Klein in un saggio del 2007: usare crisi economiche, guerre e disastri naturali per sospendere la legalità e spostare risorse dal pubblico al privato secondo le ricette di Milton Friedman e dei suoi Chicago Boys. Non importa se il disastro sia davvero naturale – come il terremoto abruzzese che provocò l’euforia di appaltatori e “protettori civili” registrata nelle intercettazioni telefoniche – o fabbricato da decenni di colpevole incuria. Prima dei muri pompeiani erano già crollati pezzi di Colosseo e una volta della Domus Aurea di Nerone. Già: Nerone, autore col prefetto Tigellino del più radicale piano regolatore che la storia ricordi. Tanto qualche cristiano da incolpare dell’incendio si trova sempre, e con la ricostruzione dei monumenti arrivano le insulae ad alta densità abitativa; in traduzione moderna: affari d’oro per contractors e palazzinari amici.
Nell’impero di Berlusconi IV il metodo Tigellino-Friedman si sviluppa secondo le fasi descritte dall’on. Rosa De Pasquale in un intervento del 23 giugno scorso mentre si discuteva la trasformazione del decreto Bondi sulle Fondazioni liriche: “il Ministro Brunetta prepara la piazza a forza di invettive, screditando e denigrando il mondo della cultura, della scuola, dell’università, dell’editoria: fannulloni, parassiti, sperperoni […], poi il Ministro Tremonti sancisce il taglio lineare coprendosi dietro alle difficoltà economico-finanziarie di questo tempo (al contrario dei suoi omologhi europei che stanno agendo in maniera diametralmente opposta) e di conseguenza il governo del fare imbraccia il bazooka del decreto-legge”. Che ruolo interpreta nel copione il Ministro Bondi? Quello del martire, come si raccoglie dalle sue copiose dichiarazioni alla stampa: “Sono stato esautorato” (31.5.2010). “Conto sul fatto che il Maestro Mehta riveda i suoi frettolosi e infondati giudizi offensivi che non merito in nessun modo” (4.9.2010; Mehta lo aveva definito “senza vergogna”). “Espressioni come ‘banda Bondi’ ledono irreparabilmente l’onore e la dignità della mia persona” (30.6.2010, in risposta ad Alberto Statera su “Repubblica”, ma il copyright spetta a Marianna Rizzini, che aveva già parlato di ‘Banda del Bondi’ sul “Foglio” del 20.11.2008). “Un clima di ostilità preconcetta che ha subito circondato il mio lavoro” (ivi, 16.12.2010).
Dalle mance rinfacciate con disprezzo agli “artisti schiavi e proni” (Bondi, ivi, 13.11.2009, imbeccato da Brunetta che in un convegno a Gubbio lo aveva esortato a “chiudere i rubinetti del Fus”) alle somme elargite attraverso quelle stazioni appaltanti improprie che paiono divenuti il “centro di responsabilità del gabinetto” e “gli uffici di diretta collaborazione del Ministro”, il clima di ostilità non è poi tanto inspiegabile. La stampa ha narrato fatti e proposto interpretazioni: uso di entità come Arcus e Ales che amministrano discrezionalmente fondi del Tesoro sotto la figura di società private, sussidi ai “casi umani” e agli amici di famiglia, nomine come quella del dottor Mario Resca, già amministratore delegato di McDonald’s Italia, a direttore generale del MiBac. “Mi faccio un panino di cultura”, ha scherzato (?) il dominus Tremonti. Guardia di Finanza e Corte dei Conti stanno indagando; se vi sia materia penale lo deciderà la magistratura nelle forme di rito. Il giudizio politico è però altra cosa, e si basa su un dato strutturale perdurante, anzi in corso di aggravamento.
Riservandoci di tornare in altra sede sull’analisi dei tagli al bilancio del MiBac (quantitativa e qualitativa; ci sarebbe da obiettare circa la loro effettiva rispondenza ai fini proclamati), prendiamo un esempio che sposa archeologia e musica, ordinaria gestione e Grandi Eventi. Il vilipeso San Carlo di Napoli (3.285 posti), nel 2009 ha ricevuto 16,8 milioni di fondi statali tutto compreso, di contro ai cinque milioni spesi per trasformare (o sfigurare?) il Teatro Grande di Pompei in arena estiva da 1.800 posti inaugurata con un concerto di Muti.
Ma Bondi continua a parlar d’altro, si autoproclama salvatore della patria operistica, assiste pigolando all’affondamento dei suoi piani di autonomia speciale per la Scala e Santa Cecilia con annesso sostegno privilegiato a quattro festival “d’interesse nazionale”, naturalmente designati da lui: Parma, Pesaro, Torre del Lago e Spoleto. Ci aveva provato col clamoroso annuncio del 12.6.2008, ci ha riprovato quest’anno col decreto che porta il suo nome e che all’art. 4, cassato in sede di trasformazione, recitava: “Il Ministro per i beni e le attività culturali ridetermina […] i criteri per l’erogazione dei contributi dello spettacolo dal vivo, nonché le modalità per la loro liquidazione e anticipazione”. Ambizioni da Re Sole.
Nel suo stesso governo nessuno lo piglia sul serio. Quante volte ha minacciato le dimissioni? S’è perso il conto. Speriamo allora che lo faccia dimettere il Parlamento, in un soprassalto di decenza bipartisan fra (ex) maggioranza e opposizione. (21 dicembre 2010)