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Al Teatro lirico serve un nuovo inizio

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1 Febbraio 2014

Franco Meloni*

Non partecipo a nessun dibattito sull’iter travagliato che ha portato alla nomina di Mauro Meli a Sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari. Parto invece dalla conclusione e dal nuovo inizio. Sappiamo che il maestro Meli possiede la capacità e l’esperienza per guidare al meglio il Teatro Lirico, che è una delle più importanti e prestigiose istituzioni culturali della Sardegna. Vedremo se sarà capace di far svolgere al Teatro le sue funzioni peculiari (istituzionali) e insieme farne un traino dell’economia della città e della regione. Come peraltro lui dice in una bella intervista rilasciata nel novembre 2003 a Cristina Aresu per Unicanews (novembre 2003), proprio mentre Meli lasciava Cagliari per assumere la direzione artistica del Teatro alla Scala di Milano. Ripropongo quell’intervista, per quanto dice Mauro Meli, tuttora di grande validità, assumendola come parte di una giusta linea programmatica per il Teatro e oltre il Teatro, e… ne approfitto per ricordare una bellissima stagione di fecondo impegno dell’Università sul territorio, che si è espressa anche attraverso i master Coinfo di comunicazione pubblica, che successivamente gestioni grigie e burocratiche dell’Ateneo non hanno saputo promuovere e riprodurre in nuove esperienze.

Nel confronto tra Meli e i masterini di allora ci furono domande anche più insidiose di quelle riportate da Cristina, a cui Meli non si sottrasse. Una la ricordo chiaramente e si riferiva alle spese importanti che il Teatro a guida di Meli aveva sostenuto, cosa che gli comportava pesanti critiche e contestazioni in città e oltre. Meli difese il suo operato e le ingenti spese, sostenendo che la valutazione non andava fatta solo sui conti aziendali (il bilancio entrate/spese della Fondazione Teatro Lirico, in deficit, come peraltro tutte le grandi istituzioni liriche-concertistiche del mondo) ma soprattutto in termini di costi/benefici per la città e per la regione. Citò al riguardo la risonanza all’estero delle iniziative del Teatro cagliaritano, menzionando ad esempio il Giappone, cosa che aveva portato presenze giapponesi in città per assistere a concerti diretti dai più grandi direttori del mondo. Questo bilancio noi del master lo facemmo per grandi linee, guidati dallo stesso maestro Meli, evidentemente interessato, e come primo acchito lo riscontrammo veramente vantaggioso. Ma di più non approfondimmo. Ora è giunto il momento di riprendere il discorso… In ogni caso e per concludere, per ora: le aspettative dei sardi, in modo particolare dei cagliaritani (io tra essi), ma anche di tanti altri (italiani e stranieri) sono molte ed è pertanto gravoso, impegnativo e sfidante per Mauro Meli non deluderle. Per questo in tutta sincerità: buon lavoro Sovrintendente Meli!

Ecco l’intervista del novembre 2003:
La comunicazione nel mondo del teatro
Parla Mauro Meli, testimonial al master del Coinfo e neo direttore della Scala
di Cristina Aresu, Unicanews

Mauro Meli, da Sovrintendente della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari a capo della direzione artistica del Teatro alla Scala di Milano. Fresco di nomina, Meli ha incontrato gli allievi del secondo master Coinfo in comunicazione pubblica. Ne è emerso un confronto proficuo tra un professionista della comunicazione artistica e professionisti, in erba e non, della comunicazione negli atenei italiani.
Maestro Meli, come si comunica nel teatro?
Innanzitutto il rapporto tra teatro e comunicazione va visto sotto due prospettive. Il teatro è infatti una istituzione che ha bisogno di comunicare all’esterno ciò che fa ed è esso stesso uno straordinario strumento di comunicazione. Le strategie di comunicazione della nostra Fondazione, che è uno dei dodici teatri d’opera statali, non può prescindere dalla nostra natura di ente ad elevato interesse artistico che ha, tra le sue funzioni, quella di diffondere la cultura musicale, operistica e sinfonica presso la cittadinanza e che per farlo amministra denaro pubblico. Questa funzione implica problematiche della comunicazione, co- sì come quelle di diffondere l’istruzione musicale e di organizzare spettacoli: infatti le nostre iniziative, dal Festival d’estate al progetto Centoscuole, sono anche un’azione di comunicazione.
Quale sovrintendente della Scala di Milano, quali azioni e strategie di comunicazione ritiene indispensabili?
Bisognerà affrontare alcune criticità. Un primo problema è quello di rinnovare l’immagine di un teatro che, un po’ come la Ferrari, porta con sé il destino di vincere. Se il teatro è storicamente cartina di torna- sole dello stato di salute di una comunità organizzata, sia essa la polis dell’antica Grecia o lo Stato dell’Ottocento, occorre ripristinare una correlazione positiva in tal senso. Questo introduce anche il secondo problema, che è proprio quello di ricostruire il rapporto tra la Scala e Milano, perché da anni assi- stiamo ad una disaffezione dei milanesi verso un teatro che non sentono pienamente loro. Questo problema si può affrontare mettendo insieme iniziative diversificate, che coinvolgano i vari strati della cittadinanza, comprese le scuole, e soprattutto approntando un’adeguata comunicazione delle stesse. Terzo problema è che alla Scala devono tornare a dirigere i grandi direttori. Non è solo un fatto tecnico. Si tratta di artisti: bisogna “coccolarli”, offrendo strutture e servizi di accoglienza di qualità. In definitiva, occorre sviluppare la capacità di navigare su standard qualitativi molto alti, perché solo questo può diventare una forza e assicurare un’immagine positiva alla stessa città.
Il teatro può dunque cambiare il volto della città: come?
Certamente, e il caso di Ferrara è esemplare da questo punto di vista: a partire da un semplice festival (Ferrara musica), grazie ad progetto ambizioso il volto della città si è trasformato e “Ferrara città d’arte e di cultura” è oggi uno slogan che ben sintetizza una operazione di marketing territoriale di grande successo. In senso ampio, il teatro è oggi un importantissimo strumento di marketing territoriale in quanto agisce da traino per lo sviluppo economico. Perché la notizia e le recensioni degli spettacoli che offre finiscono nelle pagine dei quotidiani e dei periodici, nazionali ed internazionali, e questo significa pubblicità non solo per il Teatro, ma per tutto il territorio che vede incrementata la sua capacità di attrarre media e risorse per il suo sostentamento.
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Tratto da UnicaNews del mese di novembre 2003 (Anno IV, n. 19)
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*Franco Meloni, direttore Aladinews
 

4 COMMENTI

  • 1andrea 
    1 Febbraio 2014 – 20:47

    Leggo con sgomento un pezzo di pura agiografia su un blog che sostiene di rifarsi alla democrazia. Mi dispiace, ma tant’è. Alcune precisazioni,tuttavia, sono doverose. La “conclusione” della vicenda è grottesca: è sufficiente rammentare che Cagliari è l’UNICO TEATRO ITALIANO nel quale si insedia temporaneamente un Sovrintendente, malgrado la esplicitata contrarietà del Presidente della Fondazione che lo regge: il Sindaco della città. È questo si oppone alla ratio legis del Decreto Veltroni, che nel trasformare enti di diritto pubblico in Fondazioni di diritto privato, restituiva ai Comuni sedi di entità riconosciute dalla L. 800 del 1967 (sono le 14 Fondazioni Lirico-Sinfoniche) un ruolo guida. Ciò appare pacifico: Un ente di produzione, circuitazione e distribuzione di spettacolo dal vivo quale il Teatro, è PER DEFINIZIONE, il Teatro della Città in cui ha sede. Ci si dica, pertanto, chi ha titolo a rappresentare la “civitas”, se non l’assemblea elettiva ed il Primo Cittadino ELETTO DIRETTAMENTE dagli aventi diritto. In secondo luogo, è improprio parlare di “nuovo inizio”:il nuovo inizio è rappresentato dalla L.112/2013, che prevede che, entro Giugno dell’anno corrente, le Fondazioni si dotino di nuovi Statuti.Augurare “buon lavoro” a Mauro Meli significa, pertanto, invitarlo a compiere il proprio dovere affinché il MIBAC possa, nel torno di pochi mesi, nominare un nuovo Sovrintendente, secondo la previsione della Legge “VALORE CULTURA”. Quando poi si afferma,apoditticamente,:”sappiamo che Meli possiede la capacità e l’esperienza per guidare al meglio il Teatro Lirico”, allora vien fatto di domandarsi: “sappiamo CHI?”. L’estensore del post, i lettori del blog, l’autore dell’oleografica(giudizio personale,che non vuole essere offensivo)intervista quivi riportata, oppure il Sindaco di Parma Pizzarotti, il Presidente Nazionale AGIS Fontana, il magistrato Caccamo della Procura della Repubblica di Milano, i lavoratori del Teatro “Alla Scala” di Milano, il Ministro Bray, i cittadini che si riconoscono in un programma amministrativo che coniughi lungimiranza di “vision”, con l’adozione di rigorosi requisiti di capacità, competenza, rettitudine desumibili dalle pregresse esperienze fattuali di chi è chiamato a rivestire responsabilità di rilievo? Chiaritelo, e fatelo con sollecitudine,per cortesia!

  • 2Maddalena 
    1 Febbraio 2014 – 23:15

    Egregio signor Meloni,
    sono rimasta sconcertata nel leggere il suo intervento.

    Il maestro Meli è partito a suo tempo da Cagliari, lasciando una situazione di bilancio disastrosa, è andato alla Scala, dove il suo passaggio non mi pare abbia lasciato molto da ricordare, per approdare al Teatro Regio di Parma, anche questo abbandonato con un buco di bilancio importante.

    Ma come fa, signor Meloni, ad essere così tollerante verso una gestione scellerata dei soldi pubblici?

    Devo concludere che in Italia siamo arrivati a questa drammatica situazione, perchè c’è gente che la pensa come lei e che opera come il Maestro Meli.

    Sicuramente il tessuto cittadino cagliaritano avrà tratto benefici dall’operato di Meli in passato, come ne trarrà di nuovo ora: e quando dico tessuto cagliaritano, includo in questa definizione sia la “generalità diffusa”, che entità ben identificabili e molto meno “diffuse”.

    E’ una grande tristezza signor Meloni, me lo lasci dire.

  • 3Franco Meloni 
    2 Febbraio 2014 – 11:13

    Ho espresso la mia personale opinione, che certo non coinvolge la linea editoriale di Democraziaoggi, da sempre aperta e pluralista. Libero comunque chiunque di criticarmi. Mauro Meli è il sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari, legittimamente nominato. Ha poco tempo, tuttavia sufficiente per dimostrare la sua capacità di guida dell’istituzione e produrre risultati. Scaduto il termine, deciderà il ministro se eventualmente rinominarlo, credo e spero sulla base di quanto Meli avrà saputo fare. Vedremo. Pertanto: buon lavoro maestro Meli!

  • 4carlo 
    2 Febbraio 2014 – 15:26

    Mi scusi,Meloni,a parte gli auspici,materia per aruspici e non per giornalisti,visto che Mauro Meli non ha ancora sottoscritto il contratto che lo lega alla Fondazione, potrebbe suggerirgli due cose,in materia di legittimità formale:1)Evitare di incontrare UNO dei candidati alla Presidenza della Amministrazione Regionale,e soprattutto,evitare di fargli da promoter elettorale all’interno del Teatro(cosa realmente accaduta,come possono testimoniarle DECINE di lavoratori,sicché prego di pubblicare ciò che scrivo perché è UNA NOTIZIA,ED È VERIFICABILE);2)evitare di comparire in pubblico per conferenze-stampa,dal momento che il Maestro Faelli ha GIÀ FORMALIZZATO il suo rapporto con la Fondazione,mentre Meli no?
    Si è trattato di due gravi scorrettezze:e,se il buongiorno si vede dal mattino,l’augurio di “Buon lavoro” presto si muterà in un boomerang.Grazie,buona giornata fontea tutti voi di “democrazia oggi”che seguo con interesse

fonte link:http://www.democraziaoggi.it/?p=3258