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All’Opera di Firenze affonda il Giglio Magico

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 Francesco Bianchi ex Sovrintendente Maggio Fiorentino

Enrico Votio Del Refettiero

Alla luce di quanto apparso con la massima evidenza sulla stampa nazionale circa un possibile coinvolgimento dell’eminenza grigia del “Giglio Magico” renziano Alberto Bianchi nell’inchiesta Consip, sembra tutto più chiaro: ovvero diventa evidente la ragione dell’inattesa e precipitosa fuga del di lui fratello, Francesco Bianchi, dalla Sovrintendenza dell’Opera di Firenze. Un inciso, forse banale: fa sorridere che si sia voluto creare un mostruoso conglomerato come la Consip per risparmiare nelle forniture alla pubblica amministrazione, centralizzando la domanda; il risultato sono commesse da miliardi di Euro, in cui il potenziale malaffare si cela a ogni livello. Volendo quindi parafrasare una famosa frase di un noto italiano al giornalista tedesco Emilio Ludwig: “Far cessare la corruzione nella pubblica amministrazione in Italia non è difficile, non è nemmeno impossibile, è inutile!”

Ma torniamo a noi: nella tarda sera di venerdì, 24 Febbraio 2017 uno scarno comunicato della Fondazione Opera di Firenze annunciava con grande sorpresa di tutti “l’irrevocabile decisione del sovrintendente di lasciare l’incarico”. Strana decisione davvero, soprattutto a pochi giorni dalla conferenza stampa in cui l’Opera di Firenze aveva presentato il suo nuovo Direttore Musicale, quel Fabio Luisi che già direttore musicale dell’Opera di Zurigo e della Danish National Symphony Orchestra, aveva comunque annunciato di volersi dedicare con la massima serietà al rilancio del teatro. “Rilancio”… una parola magica che sentiamo pronunciare da anni ormai per parlare di una storica e gloriosa istituzione che ogni anno presenta tra la primavera e l’inizio dell’estate il “Maggio Musicale Fiorentino”, un festival che negli anni d’oro ha fatto davvero parlare di sé il mondo intero per la qualità della propria proposta culturale. Fondato nel 1933 da Vittorio Gui con il sostegno dell’allora Federale di Firenze Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, il “Maggio” come lo chiamano affettuosamente tutti gli appassionati, ricevette un impulso decisivo dal gerarca Alessandro Pavolini, che ne fece un vero fiore all’occhiello della cultura del regime fascista. Il momento più glorioso lo visse al tempo della direzione artistica del grande (ma anche molto discusso) Francesco Siciliani, che ne resse le sorti tra il 1948 e il 1957 presentando spettacoli che sono passati alla storia e restano punti di riferimento irrinunciabili per tutti gli appassionati, dai Vespri siciliani diretti da Eric Kleiber con Maria Callas del 1951 alla mitica Fanciulla del West diretta da Dimitri Mitropoulos con uno scintillante Mario Del Monaco del 1954. Il Maggio Musicale ha – per così dire – dato i natali anche al nostro maggior direttore vivente, quel Riccardo Muti che del teatro fiorentino fu Direttore Musicale dal 1968 (appena ventisettenne) fino al 1980, seguito pochi anni dopo da Zubin Mehta che si insediò a Firenze nel 1985 e ci è rimasto – con la singolare carica di “Direttore onorario a vita” – fino a ieri, ovvero quando è stato, dopo molte resistenze e molti malumori, allontanato proprio da Francesco Bianchi. Insomma una storia gloriosissima, appannatasi negli ultimi vent’anni anni a causa delle ricorrenti crisi finanziarie sofferte dal comparto ma soprattutto in virtù di una profonda crisi d’identità iniziata negli anni successivi all’abbandono di Massimo Bogianckino – grande figura di intellettuale e uomo pubblico di enorme spessore internazionale, per qualche anno assurto addirittura alla poltrona di Direttore generale dell’Opéra di Parigi, (dal 1983 al 1985) su invito di Jack Lang; poi Sindaco di Firenze dal 1985 all’1989 – quando alla sovrintendenza del Teatro Comunale di Firenze si alternavano figure solide ma non certo brillanti come quelle di Francesco Ernani (dal 1994 al 1999), o decisamente modeste come Stefano Merlini (che dal 2000 al 2002 mise insieme un deficit di oltre 12 milioni di Euro) e Giorgio van Straten (dal 2003 al 2005). E si arriva alla svolta del 2005, ovvero alla sciagurata decisione da parte dell’allora Ministro Lorenzo Ornaghi di affidare il commissariamento del teatro al nostro grosso, grasso Direttore Generale (Salvo Nastasi): questi, per risanare le finanze ormai disastrate della Fondazione prese la decisione di vendere i gioielli di famiglia (nello specifico la proprietà dell’area Longinotti, ceduta alla Confederazione nazionale dell’artigianato, che ne voleva fare il Polo della Meccanica, e all’imprenditore toscano Carlo Marchi per la ragguardevole cifra di 13 milioni di Euro) ma poi di affidare la poltrona di sovrintendente a quel Francesco Giambrone che si era già “illustrato” provocando perdite clamorose al Teatro Massimo di Palermo e che nel breve torno degli anni dal 2006 al 2010 riuscì a riportare il Teatro Comunale di Firenze sull’orlo del baratro. Ma il peggio doveva ancora arrivare: con la nomina da parte dell’allora Sindaco di Firenze Matteo Renzi di Francesca Colombo (2010-2013), che come titolo di merito aveva soprattutto quello di essere legata sentimentalmente a uno degli uomini più ricchi – ma anche più spregiudicati – del nostro povero Paese. Sarebbe bastato l’azzardo di questa nomina a dare un’idea della “leggerezza” con la quale il Golden Boy della politica italiana, che in realtà ambiva a scalare le posizioni ben più alte per le quali probabilmente aveva bisogno dell’appoggio di finanzieri come il di lei “fidanzato”, a dare la misura del personaggio… Finì male, anzi malissimo, con una conferenza stampa infuocata e dichiarazioni al vetriolo (leggere per credere LINK) della Colombo, sollevata dall’incarico via fax dal Ministero per “gravi irregolarità amministrative” e il Maestro Mehta che, improvvido a dir poco, dichiarava a La Repubblica: “Lavoro al Maggio dal ’69, sono ‘sopravvissuto’ a ben 10 sovrintendenti: e posso affermare che la sovrintendenza della Colombo è stata senz’altro tra le migliori”. “Meglio fora che avesse taciuto”, come susurra Flora nell’orecchio del Barone all’inizio della Traviata (e non vado oltre).
Dopo il disastro della Colombo siamo all’arrivo di Francesco Bianchi, prima come Commissario e poi come Sovrintendente. Uomo vicinissimo a Matteo Renzi e di solide frequentazioni bancarie, doveva essere “la volta buona”: in verità oltre a negoziare in maniera egregia la chiusura delle posizioni debitorie con le banche creditrici per decine di milioni di Euro (il balletto delle cifre non ha mai davvero finito per consegnare agli atti della storia un dato certo) poco altro ha fatto. Dal punto di vista strettamente artistico si è fatto notare per due scivoloni piuttosto clamorosi, la cancellazione della coproduzione con il Festival di Aix-en-Provence dell’opera Written on skin, una delle più importanti avventure musicali degli ultimi anni e la polemica con il compositore Fabio Vacchi, al quale disse più o meno : “Lei non è mica Beethoven!”  Ci sarebbe stato da rispondergli : “Ma nemmeno lei è Rudolf Bing”… Accanto a Bianchi stava però formandosi nell’ombra, ma nemmeno tanto, quello che molti danno per certo come la “successione interna”: l’Ing. Alberto Triola. Che in effetti da anni – molti – studia con certosina pazienza da Sovrintendente, tanto da aver pure dedicato tempo ed energie alla cura di una bella biografia di Gatti-Casazza, uno dei sovrintendenti più importanti della storia della lirica, dalla Scala al MET con Toscanini.
Con la precipitosa uscita di Francesco Bianchi si apre per lui una possibilità molto concreta e le carte in regola ce le ha tutte: a partire da una storia professionale di tutto rispetto, iniziata come assistente di Riccardo Muti alla Scala e poi proseguita come Direttore Artistico del Teatro Carlo Felice di Genova, per finire con l’ottimo rapporto con il nuovissimo Direttore Musicale, Fabio Luisi, con il quale condivide da alcuni anni la fortunata avventura del Festival di Martinafranca. Temo che per risolvere i problemi dell’Opera di Firenze, a partire da quelli strutturali relativi a un un teatro mai davvero finito, le spalle di Triola non siano abbastanza larghe, se non altro politicamente. (05/03/2017)

3 COMMENTS

  1. Luisi ha avuto incarichi ben più importanti di quelli da te segnalati, come quello a Dresda ed anche al metropolitan, prestigioso quanto se non più di quello a Zurigo ecc…
    Direttore apprezzato nonostante il suo aspetto impiegatizio, è stato svillaneggiato da Paolo Isotta, sempre in ogni occasione, arrivando addirittura a scrivere che sarebbe dovuto restare a fare il maestro sostituto, o accompagnatore al pianoforte, che è il mestiere che faceva a Martina Franca dove è iniziata la sua carriera quando ne era direttore artistico un celebre vociologo, Celletti, perchè lui non meritava di salire sul podio, su nessun podio.

    Lorenzo 
  2. Tanti auguri a Triola che finalmente corona il suo sogno. Ma gli converrà o sarà costretto anche lui ad una uscita precipitosa per non finire nella fogna del buco di bilancio? Non dimentichiamoci che anche lui non è certamente un ‘primo’, semmai un gregario neppure tanto efficiente. Del resto che ha fatto al fianco di Bianchi, con un incarico di direttore generale? la direzione di un festival ‘delle scoperte’ non lo abilita a reggere una fondazione gloriosa un tempo, ed ora afflitta da numerosi problemi ed anche seri guai.

    Pietro