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ANGELA SPOCCI RICORDO DEL MAESTRO ANGELO CAMPORI

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Angela Spocci

Conobbi Angelo Campori a casa di un amico comune che mi mostrò una foto in bianco e nero del Maestro Leonard Bernstein, di cui Campori era stato assistente, con la seguente dedica: «Ad un ANGELO che mi è caduto dal cielo! Lenny».

Nulla di diverso in sostanza aveva scritto Bernstein rispetto a quanto aveva già intuito nel 1953 il Direttore dell’allora Conservatorio di Parma Luigi Ferrari Trecate che, dopo aver esaminato il giovane allievo Campori Franco Angelo, poneva di suo pugno sul verbale, datato 5 luglio 1951, la seguente frase: «Elemento di eccezionalissime qualità, tecnica trascendentale, musicalità viva. Magnifico esame. L.F.T.»; e da lì tutto risultò pressoché ovvio e scontato nell’evolversi della carriera musicale del Maestro che MAI si diplomò in Direzione d’orchestra, ma che diventò un vero e proprio genio proprio nella Direzione orchestrale.

Ricordo che, da Direttore del Teatro Regio di Parma o da Commissario del Lirico di Cagliari o ancora dell’Arena di Verona, quando interpellavo artisti di chiara fama – quali Alfredo Kraus, Cesare Siepi, José Carreras, Elena Obratzcova, Leo Nucci, Mirella Freni, Ruggero Raimondi, Rajna Kabaivanska, Renata Scotto (e mi scuso per tutti coloro che, per ragioni di spazio, non sto ricordando) – chiedendo loro di interpretare un titolo lirico, mi veniva sempre domandato chi fosse il Direttore d’orchestra; al mio dire che sul podio ci sarebbe stato il Maestro Angelo Campori, la risposta pressoché unanime era sempre la medesima: «Finalmente, così si potrà fare MUSICA!». Ed in quel «far musica» credo che stesse il segreto dell’incommensurabile grandezza artistica di Angelo Campori.

Da Maestro concertatore e Direttore non pretendeva mai di risultare protagonista assoluto ovvero figura dittatoriale della rappresentazione; anzi, andava sempre alla ricerca del massimo equilibrio possibile fra musica e parola, nel rispetto del pensiero dell’autore, con la convinzione che nel melodramma il tessuto musicale è sempre indissolubilmente legato alla drammaturgia dell’opera.

Il Maestro Campori prestava attenzione a tutte le componenti dello spettacolo al punto che, da genio qual era, molto spesso presenziava addirittura alle prove luci e si confrontava con il regista sugli effetti più adeguati. Testimone di questo fatto è Piero Faggioni che, con Angelo, ha firmato due dei titoli di maggior rilievo del Teatro Regio di Parma: Fanciulla del West e Don Quichotte.

Caratteristica peculiare del Maestro Campori, alla fine di ogni recita, era quella di fuggire dal Teatro, presumo per timidezza o perché schivo ed assai riservato o perché, come lui stesso sosteneva, egli aveva già espresso dal podio quanto aveva da dire.

Anche in questa tua ultima recita, carissimo Angelo, ci sei scappato via in sordina mentre noi, che abbiamo avuto la fortuna e l’onore di esserti in qualche modo di ausilio nel tuo «far musica», stavamo progettando un appuntamento per i tuoi 80 anni.

Non ci rimane che tesaurizzare i tuoi insegnamenti e tentare di trasferire a chi intende accostarsi ai grandi autori lirici e sinfonici quanto TU con estrema semplicità ci hai sempre ricordato, vale a dire il tuo testamento musicale. Con te tutto risultava semplice, ma non banale; lo testimoniano i solisti, i professori d’orchestra, gli artisti del coro ed anche i registi d’accordo con quanto solevi affermare, cioè che ogni partitura riserva sempre un ulteriore aspetto che non è stato ancora adeguatamente studiato e capito.

Ai tuoi giovani allievi di un tempo, ora insegnanti a loro volta, ai quali hai dedicato gran parte della tua attività quale docente del Conservatorio cittadino, un’esortazione ed un pensiero: sappiano loro tradurre al meglio il messaggio di chi ha avuto il merito di formare coscienze e sensibilità musicali che, diversamente, non sarebbero mai state tali.

Parma, 24 novembre 2013.


La Toscanini