Home Produzioni LB Articoli LB Festival Verdi 2022: Un approfondimento necessario per la Consigliera Laura Cavandoli

Festival Verdi 2022: Un approfondimento necessario per la Consigliera Laura Cavandoli

947
0
Toscanini con l’Orchestra Filarmonica di New York (stagione 1935-36) - qui indossa il frac che vorremmo portare in Toscanini

Coro del Regio, Teatro Regio, Orchestra La Toscanini, sono un patrimonio culturale collettivo. Festival Verdi 2022, Busseto dimenticata senza ragione.

Coro Regio Parma
Toscanini con l’Orchestra Filarmonica di New York (stagione 1935-36) 

 

 

 

 

Busseto










Consigliera Cavandoli, mi permetto di rispondere giornalisticamente alla sua interrogazione al sindaco e alla Giunta [DOC.PDF].
Partiamo dal simbolo, presentarsi con un simbolo che mostra tutta la inesistenza giuridica è offensivo anche per i suoi simpatizzanti. “Salvini premier” è una scopiazzatura di “Berlusconi Presidente”. Ma almeno qui c’era una parvenza di ruolo (Presidente del Consiglio). Mentre nel vostro logo usate “Premier” una figura giuridica sconosciuta nella nostra Costituzione e lei con i suoi studi giuridici dovrebbe ben saperlo. Non si può invitare al voto qualcosa che non esiste, ma è solo nell’immaginario pubblicitario.
Entrambi i simboli comunque, irregolari e fuorvianti l’elettorato, in quanto non si elegge né il Presidente del Consiglio, né tantomeno una figura inesistente qual è il premier. Ma si eleggono i componenti di Camera e Senato. Dal 2001 la Magistratura tace mentre avrebbe dovuto sequestrare le schede elettorali in quanto oggetto di reato e vietare questa forma di pubblicità ingannevole. Fatto questo preambolo, passiamo ora ai contenuti della sua interrogazione.

Riprendo un suo paragrafo: “Nel 2012 durante la conferenza stampa di presentazione del Festival Verdi 2012 il sindaco Pizzarotti ha comunicato l’estromissione dell’Orchestra del Teatro Regio – dopo 12
anni di attività al servizio della cultura della città con risultati riconosciuti a livello internazionale – sostituita dall’Orchestra Toscanini, regionale e stabile, di fatto licenziando 50 professionisti con famiglie a carico;”

Dottoressa Cavandoli questa è una totale falsità: 
si documenti prima di scrivere queste inesattezze, che giovano solo alle fantasie metropolitane. Il Sindaco Pizzarotti ha comunicato, è vero, una decisione presa dal CDA e dai nuovi responsabili della gestione del Regio: l’Amministratore Esecutivo dottor Carlo Fontana e il Maestro Luigi Ferrari. Pizzarotti è stato solo un passaparola in qualità di Presidente non certo per competenza. Dalla sua interrogazione emerge solo la strumentalizzazione politica del Regio e del suo Coro. Ed una insostenibile difesa della OTR, e del caporalato musicale che forse lei non conosce derivante da una Convenzione nulla per la legge sugli appalti, Il Decreto legislativo 163/2006, denominato anche Codice degli appalti.
Nella Convenzione veniva riportato “il compenso unitario lordo (più IVA) per prestazione giornaliera, stabilito inizialmente in euro 130, è stato rivalutato nel corso degli anni passando a 150 dal 2006 al 2007, euro 170 dal 2008 al 2010, euro 180 nel 2011. Sa quanto riconoscevano ad ogni musicista? 60/70 euro.
L’OTRsrl (Orchestra del Teatro Regio) è fallita (in liquidazione dal 16/06/2012). Non solo: L‘Orchestra del Teatro Regio di Parma non ha mai vinto un appalto tramite bando né attraverso trattativa negoziata.
Usavano una convenzione irregolare [LINK], voluta da Ubaldi in lite personale con Gianni Baratta ex direttore della Toscanini. Non solo, ma non avevano alcuna autorizzazione ad utilizzare il nome Teatro Regio nella denominazione sociale della loro società. L’occasione a Ubaldi per attuare questo suo disegno risale al 1999 e la colse quando i musicisti dell’Orchestra Toscanini manifestarono con uno sciopero alla prima della “Battaglia di Legnano” (05/02/1999) contro il loro sovrintendente Gianni Baratta perché non indiceva concorsi atti a incrementare l’organico sotto dimensionato.
Dottoressa Cavandoli, le ricordo che non esiste orchestra internazionale che non sia finanziata dal pubblico, sostenuta anche dal privato.  
Forse lei non saprà, ma glielo dico io, che la Toscanini è sempre stata l’orchestra di riferimento del Teatro Regio, nata dalla volontà della Regione e dai Comuni dell’Emilia Romagna e di cui il Comune di Parma è ancora socio della Fondazione. Così scriveva Lauro Grossi (ex Sindaco di Parma) sulla Toscanini:
“La nostra orchestra compie dieci anni. Nostra, così chiamiamo impropriamente, ma con il significato più affettuoso e possessivo, l’Orchestra Sinfonica dell’Emilia – Romagna Arturo Toscanini. La chiamiamo nostra non solo perché qui e non altrove ha la sua sede, ma perché è nata ed è cresciuta, seppur con l’apporto e il contributo di tanti, per questa nostra città, per arricchire e per tanti aspetti completare una prospettiva di sviluppo delle attività musicali che qui a Parma, più che altrove, avevano ed hanno potenzialità grandissime.
Vogliamo bene a questa orchestra, ne seguiamo il lavoro, i progressi, siamo fieri della sua maturità artistica ed organizzativa. Crediamo che, dopo un decennio, costituisca una delle realtà culturali più importanti ed apprezzabili della città”.
Marcello Conati: “il progetto paganiniano di una orchestra stabile con repertorio anche sinfonico si è per così dire realizzato, mutatis mutandis, attraverso la costituzione a Parma nel 1975 di una orchestra regionale, oggi denominata Orchestra Sinfonica dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, che di quel progetto ha colto idealmente la lontana eredità”.
L’orchestra Toscanini, si può sostenere, trae la sua ispirazione dal progetto paganiniano della orchestra ducale di Maria Luigia. La Duchessa, abile cembalista, appassionata di musica, incaricò Paganini, che non era solo un compositore, ma anche un abile organizzatore e direttore d’orchestra, di realizzare questa impresa. “Paganini fu il primo vero direttore d’orchestra italiano -scrive Conati– nell’accezione moderna di tale funzione”.
Paganini  arrivò a Parma nel 1835 era quel “concertista acclamato” che aveva fatto una incredibile esperienza europea, e aveva suonato in tutte le capitali. Venuto da Genova ad abitare a Parma, a Gaione, intendeva qui eleggere la sua dimora stabile.
Il 10 maggio 1975 nasce l’Orchestra Stabile dell’Emilia-Romagna che nel 1977 ottiene il riconoscimento di Istituzione Concertistico Orchestrale, ed è nel 1982, in occasione delle manifestazioni per i venticinque anni dalla scomparsa di Toscanini, che l’Orchestra prende il nome di Orchestra Sinfonica dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini.
Toscanini, perché lei lo sappia, visse principalmente fuori dall’Italia, in America, dopo aver dato del “gran delinquente” a Mussolini e del “Criminale Teutonico” a Hitler.
Tutti i musicisti dell’OTR erano a chiamata, lavoravano come assunti o in orchestre stabili o come insegnanti di conservatorio che garantivano loro gli stipendi. Le sue 50 famiglie a carico sono una fakenews. Nessuno rimase senza lavoro. Molti dei professori di orchestra risultano ora come aggiunti o stabili nella Toscanini. Quindi nessun danno economico alle 50 famiglie. Al Regio tornò la Toscanini, come era giusto. Consigliera Cavandoli, studi, prima di avventurarsi in fantasie della sua impreparazione. Il Regio nel 2012 era in stato comatoso, eroso tutto il capitale fondativo con oltre 11 milioni di debiti. Arrivò il commissario Ciclosi, che divenne pure Presidente del CDA. Portano la sua firma la necessità di revisione degli accordi con l’OTR di Maghenzani e Pellegrini. Vada a rileggersi i verbali del CDA del Regio del 2012. Dopo l’elezione del 2012 arrivò Federico Pizzarotti neoeletto sindaco di Parma che sostituì alla Presidenza del Regio Ciclosi.  
In un contesto pubblico al Ridotto del Regio, alla richiesta di Enrico Maghenzani rivolgendosi a Fontana: “Cosa pensa di fare con l’orchestra? Non siamo ancora stati convocati?” Fontana rispose: “Sono qui per ripristinare la legalità”. Furono infatti Carlo Fontana e il maestro Luigi Ferrari a risanare la situazione con un piano industriale approvato in Consiglio Comunale.
Tornando alla sua interrogazioneconsigliera Cavandoli, concordo invece per una risposta del Sindaco  su 8 dei 9 punti, escludendo il punto 3 in quanto non veritiero come le ho dimostrato:

  1. Se e quando è stato sottoscritto un accordo con il Teatro Comunale di Bologna e quali sono i termini, soprattutto in relazione all’utilizzo del Coro;
  2. Se tale decisione è stata discussa nel CDA e da esso deliberata;
  3. Se si intende dismettere progressivamente il Coro del Teatro Regio come avvenne nel 2012 per l’Orchestra del Teatro Regio;
  4. Quale è il costo previsto per le rappresentazioni della “Forza del destino” del Coro del Teatro Comunale di Bologna e quando costerebbe il Coro del Teatro Regio;
  5. Quanto è stato il costo del Coro del Teatro Regio di Parma per ciascuna delle opere nel programma del FestivalVerdi 2021, 2020 e 2019;
  6. Se e quando il Ministero della Cultura ha mosso richieste o ha preso provvedimenti nei confronti del Teatro Regio e/o del Festival Verdi in relazione ai fondi per le opere del FestivalVerdi 2016 e 2017 andate in scena presso il Teatro di Busseto;
  7. Se ci sono e a quanto ammontano le contestazioni del Ministero in merito;
  8.  Se all’interno dell’organigramma del Teatro Regio sono stati presi provvedimenti cautelari o disciplinari in merito e cosa prevedono;
  9. Se sono stati erogati dal Ministero tutti i contributi previsti per il Teatro Regio nelle scadenze ordinarie dal 2020 in poi. 

Vorrei si aggiungesse il punto 10 che il finanziamento pubblico straordinario, oltre il FUS, di 1 milione per il Festival Verdi di Parma e Busseto è vincolato a Parma e Busseto, mentre Busseto nella edizione 2022 è totalmente assente.
Legge L. 238/2012
l’art. 1 dispone, a decorrere dal 2017, l’assegnazione di un contributo pari ad € 1 mln a favore della Fondazione Teatro Regio di Parma – finalizzato alla realizzazione del “Festival Verdi di Parma e Busseto”.

Il punto sul Coro del Regio, andrebbe maggiormente sviluppato, in quanto sarebbe necessaria una approfondita riflessione, vista la continua erosione della sua attività, che il Sindaco unitamente alla Direttrice Marameo dovrebbero affrontare e rendere trasparente il suo ruolo, impegno artistico, unitamente a quello economico. La qualità artistica non può essere barattata per convenienze politiche o ancor peggio, elettorali. Questo pur sapendo che un teatro di tradizione come è il Regio di Parma non ha obbligo di coro stabile, come le fondazioni liriche. Vista però la sua qualità musicale, da tutti riconosciuta, dovrebbe avere maggiori garanzie di esecuzioni nell’arco dell’anno, di valorizzazione, altrimenti si depaupera. 
Infine avrei gradito una interrogazione con risposta scritta, che impegna il Sindaco a rispondere entro 30 giorni.
Per rispondere al suo punto5, le riporto ciò che ho già scritto sugli aspetti economici del Coro del Teatro Regio nel mio articolo “Lo scippo del Festival Verdi” [LINK]:
Le edizioni dei Festival Verdi dal 2016 con l’impiego delle masse artistiche:
Programma 2016 FV:
Don Carlo, Trovatore, Giovanna D’Arco, Masnadieri (teatro di Busseto), 4 pezzi sacri.
Attività del Coro del Regio: ore 3979 per un costo di 457.585 euro, un lavoro di 76 giornate;
Programma 2017 FV:
(primo anno di collaborazione con Bologna)
Jerusalem, Falstaff, Requiem, Stiffelio al (Teatro Farnese) Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna. 
Attività del Coro del Regio: ore 2.752 per 316.480 euro, un lavoro di 42 giornate.
Programma 2018 FV:
Magbeth, Attila, Concerto di Roberto Abbado, Un giorno di Regno (teatro di Busseto). Orchestra e Coro di Bologna; Le Trouvère (Teatro Farnese) con Orchestra e Coro di Bologna.
Attività del Coro del Regio 2678 ore per un totale di 267.800 euro a fronte di 41 giornate.
Programma 2019 FV:
Nabucco, Due Foscari, Concerto di Roberto Abbado.
Aida di Zeffirelli (Teatro di Busseto) Orchestra e Coro di Bologna; Luisa Miller (Chiesa San Francesco dal Prato) Coro e Orchestra di Bologna; locazione forzata in quanto il sovrintende Verde non ne voleva più sapere di ospitare un’opera al Farnese essendo stati arrecati danni durante lo Stiffelio nel 2017.  [LINK]  
Attività del Coro del Regio: 2561 ore per un costo di 256.100 euro, lavoro di 42 giornate.
Programma 2020 FV:
sospeso per covid. Sostituito con “Scintille d’Opera” al Parco Ducale di Parma: Macbeth in francese in forma di concerto, Ernani in forma di concerto e Requiem. Coro del Regio.  Macbeth ha vinto il XXXX Premio Franco Abbiati della Critica Musicale Italiana. Il riconoscimento è stato annunciato il 17 aprile scorso ed è stato consegnato a Milano presso gli Amici del Loggione nella Cerimonia di premiazione e presentazione dell’Annuario della Critica Musicale Italiana 2021 e della Cronologia 1981-2021 del Premio della Critica Musicale “Franco Abbiati”. Un’esecuzione in forma di concerto che ha rappresentato la prima ripresa assoluta dalla prima esecuzione a Parigi nel 1865 del melodramma in quattro parti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, tradotto in francese da Charles Louis Étienne Nuittier e Alexandre Beaumont, presentato al XX Festival Verdi nell’edizione critica della partitura curata da David Lawton, revisionata da Candida Mantica. Non è stato possibile “ospitare” Bologna a causa delle restrizioni anti Covid-19.
-Programma 2021
 FV:
Simone Boccanegra in forma di Concerto, Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna;
Ballo in Maschera; coro Teatro Regio, Orchestra La Toscanini;
Concerto Corale di Roberto Abbado.  Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Regio di Parma;
Messa da Requiem: Dirige Daniele Gatti orchestra sinfonica nazionale della RAI, Coro del teatro Regio.
Attività del Coro del Regio: 1754 ore ad un costo di 192.940 euro. Lavoro di 27 giornate. 
Consigliera Cavandoli e Sindaco/Presidente Pizzarotti, capirete che una organizzazione artistica di grande qualità riconosciuta, come è quella del Coro di Parma, non è sostenibile, se vengono ridotte drasticamente ogni anno le sue performance. Si deve invertire questo trend erosivo, costi quel che costi. E’ un patrimonio collettivo culturale, su cui si deve investire.
Manuel Ferrando, presidente della Cooperativa Artisti del Coro di Parma (che ha sottoscritto convenzioni di esclusiva con il Teatro Regio) interviene sull’infuocata polemica legata al Festival Verdi, in cui al Coro del Regio che rappresenta, è stato preferito per l’inaugurazione quello del Comunale di Bologna: “il Comunale di Bologna non entra nel Festival Verdi come semplice Partner artistico (come il Coro del Regio) bensì come “Partner Istituzionale”, cioè come un organo che partecipa alla programmazione ed alle scelte artistiche del Festival: una autentica delocalizzazione ideativa e progettuale. Capire quanto guadagni il Comunale di Bologna da questo partenariato è facile, basta leggere il bilancio 2019: le opere eseguite con orchestra e coro di Bologna sono state interamente “regalate” al Comunale in quanto gli è stato intestato il ”borderò”. Da questo ne deriva che Bologna ha ottenuto il punteggio massimo ai fini del Fondo unico dello spettacolo… Il fatto che i borderò delle produzioni, in cui compare Coro e Orchestra di Bologna vengano intestati al Comunale di Bologna, al posto del Regio, si traduce in sovvenzioni mancate per il teatro Regio ma che vanno a favore solo di Bologna. In questo modo si innesca un circolo vizioso inarrestabile per cui Bologna sottrae fondi di finanziamento al Regio di Parma, il quale avrà sempre meno fondi e di conseguenza sempre meno lavoro per le sue maestranze”. A queste rimostranze, il sindaco Pizzarotti, aveva risposto: “sono solo chiacchiere da bar, non c è nulla di vero”. (Parma, 22/02/20220)

Luigi Boschi

Articoli correlati:
I Pellegriner (l’ OTR- Orchestra Teatro Regio srl in liquidazione- di Pellegrini e Maghenzani) perde la causa nei confronti della Fondazione Teatro Regio di Parma

I FALSARI DEL REGIO