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Gavazzoli e il Festival Verdi: una cronistoria da rivedere

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Giuseppe Verdi
Verdi, senza un vero progetto culturale, prodotto e gestito dalla qualità della nostra classe dirigente e politica… dai consumatori di carte di credito e auto blu

Dovuti contrappunti allo scritto di Andrea Gavazzoli sul Festival Verdi di Parma [LINK]. Si racconta un falso storico. Perché? Chiose al testo per ricondurre a un percorso storico, alla rilevazione di fatti, forse sfuggiti, e ad un fare di una classe politica e dirigente della città che merita una riflessione critica.
Voler ricostruire la “cronistoria”, come premesso dal direttore di TVParma, richiede quella puntualità necessaria per evitare fraintendimenti e semplificazioni che non servono a nessuno. Ed è facile cadere nelle mistificazioni.
La complicità acritica della stampa locale, spesso ridondante di propaganda, è parte in causa di ciò che poi si è rivelato nel tempo. Così come il ruolo di tanti critici, accreditati al Regio, e la cui competenza forse viene annebbiata da interessati coinvolgimenti e dall’assenza di distacco.

Gavazzoli: Questa breve cronistoria è il racconto di un sogno rimasto in parte e ancora in stato embrionale rispetto a quanto annunciato alla sua nascita. Un’ opera maestosa nelle attese che, pur con alcuni sussulti di rilievo, ha messo a nudo negli anni anche le sue fragilità.
LB: Il progetto embrionale è stato distrutto dalla prevalenza dell’evento sul pensiero filologico e musicologico. E’ come far crescere un bambino con gli anabolizzanti per ricavarne un atleta.
E’ un dato di fatto, purtroppo, che grandi musicisti del passato quali appunto Paganini, Verdi e Toscanini, pur essendo legati a Parma per vari motivi, abbiano mantenuto un rapporto decisamente conflittuale con la città. Che l’aria di Parma, sin da allora, fosse poco congeniale all’arte musicale?

Gavazzoli: Era il 27 gennaio del 2001 quando debuttò il Festival Verdi , preceduto dall’attesa che accompagna i grandi avvenimenti storici e con il valore aggiunto di  interventi significativi come quello dell’allora capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi.
LB:
Il Festival Verdi non debuttò il 27 gennaio 2001. Il 2001 fu l’anno del Centenario Verdiano e fu un anno di Verdi Festival proprio per il valore della ricorrenza. Il Verdi Festival nasce però molti anni prima nel 1990, dal 13 al 30 settembre (Comitato scientifico: Carlo M. Badini, Philp Gosset, Mimma Guastoni, Pierluigi Petrobelli, Piero Rattalino. Consulente artistico: Rattalino), a seguito di un progetto iniziato nel 1984 da Andrea Borri, che nel 1989 diede vita alla rassegna “La cività musicale di Parma – Spettacoli e concerti di introduzione al Festival Verdi“.
Dopo l’edizione ’90 il Verdi Festival proseguì negli anni successivi 1991/’92/’93 poi si interruppe. Il marchio fu disegnato da Franco Maria Ricci: la V di Verdi inserita nel pentagramma. L’iniziativa fu promossa dalla Fondazione Verdi Festival poi divenuta Società di Cultura Giuseppe Verdi affiancata dall’Istituto Nazionale di Studi Verdiani. Nel gennaio 1999 la Fondazione affidò al Prof. Bruno Cagli, attuale Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la direzione artistica del Festival Verdi.

Gavazzoli: Sembrava proprio che la lirica a Parma tornasse a fare sul serio…
LB:
Perché era arrivato Ciampi? A seguito dei soldi elargiti dal Ministero presieduto allora dalla Melandri? Strane credenze che tutto potesse decollare per qualche auto blu… Il Presidente Ciampi venne per il Centenario.

Gavazzoli: che attorno al nome del grande maestro di Roncole partisse il vero riscatto del Teatro Regio che, dopo i fasti degli anni ‘ 60, era stato relegato a teatro di nicchia,  autoreferenziale e con il mito ascritto al terribile, ma competente loggione.
LB:
Non si può generare confusione tra il Teatro, la Stagione e il Festival e non è vero che dopo gli anni ’60 il Teatro Regio era relegato a teatro di nicchia.
Sebastiano Rolli: intervengo con una rilevazione storica, perché vorrei specificare che negli anni ’70 e ’80, al Regio, era di casa gente come Renato Bruson, Alfredo Kraus, Giuseppe Giacomini, Ruggero Raimondi, Piero Faggioni, Giuseppe Patane’, Cesare Siepi, Jose’ Carreras, Katia Ricciarelli, Maria Chiara, Leo Nucci, Luciana Serra, Gustav Kuhn, Gunter Neuhold, Angelo Campori, Rokwell Blake, Chris Merrit, Mariella Devia, Boris Christoff, Piero Cappuccilli… Gena Dimitrova, Veriano Lucchetti… Romano Gandolfi e Peter Maag… Debbo continuare? Si sono visti spettacoli storici, alcuni dei quali allestiti con l’orchestra del Conservatorio (questa e’ sinergia); non mi metto ad elencare titoli, ma “La fanciulla del west“, “Boris Goudunov“, “Don Chisciotte” con la regia di Faggioni rimangono fra le più belle produzioni degli ultimi quarant’anni (tutti sotto la direzione Angela Spocci). “Werther”, “Les contes d’Hoffman” con Kraus sono serate indimenticabili. Vogliamo continuare? Si e’ visto “Wozzeck” di Berg, “Capriccio” di Strauss, “Die Walkure” di Wagner… Si sono viste opere in prima assoluta come Ubu re di Falavigna, “Un quarto di luna” di Giorgio Gaslini, Genesi di Battiato, Dedica di Manzoni. Erano anni in cui il Falstaff al Farnese era già stato fatto diretto da V. Delman (maestro del coro il povero Adolfo Tanzi). Insomma, anni nei quali il Regio era veramente un grande teatro: così grande che non aveva bisogno di sbandierarlo ai quattro venti!
LB:  Certo mancava ancora Confalonieri… Negli anni ’90 la Stagione lirica aveva cartelloni significativi con la presenza di artisti di primo piano. Semmai fu il Verdi Festival, per le necessarie significative risorse, che tolse gradualmente rilevanza alla stagione.

Gavazzoli: E che il Festival potesse iniziare davvero sotto la buona stella lo si poteva comprendere dallo stesso suo bilancio di 120 miliardi (90 per i contenitori – 30 per i contenuti) per garantire i quali si erano mossi, oltre chiaramente al Comune cittadino, Stato, Regione, banche e le grandi industrie del nostro territorio.
LB:
Si fa un po’ di confusione sulle cifre e si mettono insieme due avvenimenti il Centenario Verdiano e il Verdi Festival. Per il Centenario il Ministero portò a Parma  circa 100 miliardi… indirizzati al restauro di Palazzo Cusani, al restauro del Teatro Regio, ad Interventi strutturali per il Teatro Due; al teatro delle Briciole.
Da un punto di vista culturale il progetto del professor Cagli, incaricato nel 1999, prevedeva: la scuola di canto, l’orchestra, il coro.

Gavazzoli: Un evento che poteva contare su una città pronta a concedersi nuovamente alla grande musica grazie anche a nuove strutture, quali il nuovo Auditorium Paganini di Renzo Piano e il museo multimediale del melodramma nello storico Palazzo Cusani trasformato in Casa della Musica.
LB:
Nel 2001 il restauro di Palazzo Cusani non era ancora iniziato e quindi la Casa della Musica non esisteva. Sarà una delle opere realizzate proprio con i finanziamenti del Centenario.
Non è che la città non si concedesse prima, si trattava di inserire in un contesto già pronto e qualitativo un nuovo progetto culturale che lo si voleva di portata internazionale: il Verdi Festival che debuttò nel 1990.

Gavazzoli: Il Festival Verdi, insomma, visto e studiato anche come una opportunità per creare un grande «business culturale», capace di integrare dal punto di vista musicale l’ambizione europeista della città.
LB:
Qui si salta al 2005 con il finanziamento di circa 10 milioni di euro (Arcus via Lunardi) che i nostri locali così spalmavano, come si evince dai documenti: 3.320.000 euro per il 2004 e 3.320.000 euro per il 2005. Il 2006 non veniva preso in considerazione anche se assegnato.
I fondi venivano subito impiegati secondo questo disgraziato piano economico:
-120.000 Fondo dotazione; 200.000 costi di start up; 2.500.000 a sostegno della produzione lirica del Teatro Regio 2004/05/06; 1.000.000 a sostegno della stagione sinfonica 2004/05/06; 250.000 contributo all’attività musicale della Casa della Musica 2005/06; 150.000 contributo attività editoriale; 200.000 per attività di Pubbliche Relazioni; 1.000.000 per la campagna di comunicazione e promozione; 1.000.000 per la ristrutturazione dell’organico della Fondazione Teatro Regio; 220.000 3,3% per gli imprevisti. Totale 6.640.000 euro.
Si prospettava su Parma l’arrivo di 3.320.000 euro per 3 anni alla “Fondazione Parma Capitale della Musica” e 2.500.000 euro sempre per tre anni alla “Fondazione Filarmonica Arturo Toscanini”.
Una dote niente male per la città se abbinata al FUS annuale a cui avevano accesso sia il Regio che l’Orchestra Toscanini.

Gavazzoli: Una sensazione che sembrava essere già realtà quando poche settimane dopo l’inaugurazione, l’11 marzo, proprio nel segno del Verdi Festival Parma era stata capace di diventare per una sera la vera capitale mondiale della lirica con un fantastico gala che aveva visto tutte unite insieme stelle di prima grandezza quali Placido Domingo, José Carreras, Barbara Frittoli, Ruggero Raimondi, Leo Nucci, Mariella Devia, Daniela Dessì.
LB:
Ecco che si ritorna al 2001, la cronologia espositiva è ancora di qualche valenza…
con una logica dell’evento sempre che cola come il burro e il parmigiano sui tortelli di boccaccesca memoria. E non si può vivere soltanto di ricordi!

Gavazzoli: Non bastasse sul grande palco anche Zubin Mehta a dirigere l’Orchestra del Maggio Fiorentino. A riprendere l’evento, 80 televisioni da tutto il mondo.
Michele Pertusi:
la cultura dell’evento la fa da padrone. Viene ricordata la serata di stelle al Palacassa (luogo non idoneo acusticamente) con Mehta sul podio e tanti grandi nomi, ma al di là della riuscita o meno è rimasto un episodio che non ha avuto seguito e che forse non si poteva nemmeno considerare un punto di partenza per far rivivere la grande lirica nella nostra città. E’ vero, a livello mediatico è stato seguitissimo come mai prima a Parma, ma, via Cagli, tutto si è sgonfiato. 

Gavazzoli: Il possibile modello di riferimento erano Mozart e Salisburgo e quella prima, grande stagione, aveva forse illuso che la strada per arrivare all’obiettivo potesse essere percorsa in tempi relativamente brevi, anche se con mezzi un po’ diversi da quella che era una celebrazione aiutata e non poco da fondi governativi.
LB:
Come dice Luca Fontana forse a Parma si dimentica, Andrea, come nasce Salisburgo: tre dei migliori ingegni che la cultura austro-tedesca potesse offrire, il compositore Richard Strauss, il regista Max Reinhardt e il poeta, scrittore, drammaturgo, e librettista di Strauss, Hugo von Hofmannsthal, si misero insieme con l’intento di fondare un Festival mozartiano a Salisburgo. Primo scopo, quello di fornire esecuzioni di riferimento delle opere e della musica strumentale di Mozart”.
Bastava capire che il prestigio del Festival Verdi doveva percorrere la stessa radice culturale… per esempio proposta da Sebastiano Rolli nella sua intervista. Ma pare si sia preferito un altro percorso.
Michele Pertusi: la tanto criticata direzione artistica di Cagli (grande musicologo e uomo di cultura) un progetto l’aveva eccome. Idee forse discutibili e che sono sfociate anche in sonori insuccessi, ma che avevano dietro uno studio, un lavoro specifico anche se all’epoca si puntò più su certi spettacoli provocatori, piuttosto che su delle soluzioni musicali. Conoscendo Cagli, con cui ho anche seguito dei corsi rossiniani a Pesaro, sono sicuro che se fosse rimasto avrebbe certamente portato anche nuove idee sull’interpretazione verdiana.

Gavazzoli: Dieci anni dopo Parma si trova davanti un panorama in chiaroscuro che ci regala, parzialmente, la sensazione di un’incompiuta.
Qualche grande nome gravita ancora (Leo Nucci e Daniela Dessì su tutti per citarne alcuni) per continuare a far sognare (o forse illudere) gli appassionati in un Teatro Regio che cerca di guardare alla grande nobiltà del palcoscenico internazionale, ma che, nel quotidiano, resta  ancorato alla morsa dei conti e delle conseguenti polemiche, che oggi rischiano di  far parlare del nostro teatro ancor più della proposta musicale.
LB:
Ecco appunto un Festival di nomi!! Il nome cambiato nel 2005 in Festival Verdi da Verdi Festival. Un calendario e la scelta del cast… solo evento. Dietro allo spettacolo, niente! C’erano tutti i presupposti per capire la fossa che si stava scavando… Quando mai si è voluto porre il problema di come le risorse pubbliche venivano utilizzate? O sull’improprio utilizzo del nome del Teatro Regio nella ragione sociale (srl) dell’orchestra a chiamata di Pellegrini e Maghenzani e il rapporto con i musicisti impiegati? Più volte tutto questo è stato sollecitato da questo blog… ma la stampa locale preferiva fare propaganda e lasciare che la critica propositiva e di denuncia fosse emarginata. Ma per chi si scrive? Per l’editore, per la pubblicità, o per i lettori?
Michele Pertusi: La differenza tra Meli e Cagli è che Cagli per i suoi insuccessi ha perso il posto, mentre dopo Trovatore e Vespri del 2010 Meli è ancora lì stretto al suo contratto in scadenza nel 2012.
Questo perché Cagli ha perseguito le sue idee, giuste o sbagliate che fossero, senza l’assillo del consenso a tutti i costi, senza dover rendere conto ad un pubblico che non è aperto alle novità. Mentre Meli, forse, ha ammiccato alla “piazza”. Ci diciamo innamorati di Verdi a Parma, un grande innovatore, siamo fruitori della sua musica e del suo teatro con una mentalità di stampo reazionario: siamo al quasi paradosso. Ci autoproclamiamo custodi della “tradizione” senza sapere di ciò che stiamo parlando.

Gavazzoli: Un cartellone che tuttavia rimane di buon livello e che potrebbe essere ancora superiore, ma che nel suo complesso non riesce a far decollare definitivamente il progetto di prospettiva con un respiro più ampio.
LB:
Si può chiamare poi cartellone l’accostamento di due titoli? O è la sua parodia? Vogliamo poi dire che il Festival Verdi ha impoverito la stagione lirica del Regio?

Gavazzoli: Quel progetto che doveva vedere il Festival al centro del sistema Parma, capace di mettere assieme istituzioni e mondo economico per far partire un treno capace di raggiungere tutte le stazioni europee e non solo.
LB:
Quale progetto Andrea? Biondini forse in “vi racconto l’opera”? Ma cosa vuol dire al centro del sistema Parma!… senza un progetto culturale che lo sostiene. Si vorrebbe far credere che un Festival per un teatro da 1000 posti, senza un progetto culturale che ne qualifichi l’identità, senza coinvolgere gli altri teatri, il Conservatorio, gli Auditorium, le istituzioni culturali, il territorio, senza un progetto internazionale, possa essere il fulcro di un qualche sistema? Quale?  
Le risorse c’erano, la città pure, le persone avevano dato la loro disponibilità… c’erano tutti i mezzi per fare grandi operazioni… ma è mancata la qualità della classe dirigente e politica. E’ mancato il pensiero culturale profondo. Si è praticato uno sperpero di risorse funzionale alla classe dirigente e politica.
Michele Pertusi: Il dopo Cagli è stato caratterizzato dal VF unito alla stagione lirica tradizionale con titoli presentati fra maggio e giugno. Anche in questo caso un lavoro musicologico specifico non c’era, ma la qualità degli spettacoli non era certamente inferiore a quella odierna. Poi, sia con Gian Piero Rubiconi che con Claudio Desderi, cominciavamo a porci delle domande e a progettare una ricerca di soluzioni interpretative che proiettassero Verdi nel futuro attraverso lo studio approfondito del passato. Si sa come andò a finire… Arrivò Confalonieri, gli spot, Lunardi… l’Aga khan e Ubaldi restò abbagliato.

Gavazzoli: Oggi su quel treno è ancora possibile salire, ma c’è la volontà di metterlo in moto? E da parte di tutti in un momento così difficile per la città?
LB:
C’è stato l’assalto alla diligenza e così son finite, come si sapeva, le risorse: il 13 marzo 2007 veniva messa in liquidazione la “Fondazione Filarmonica A. Toscanini” e il 27 giugno 2008 seguiva la stessa sorte di messa in liquidazione la “Fondazione Parma Capitale della Musica“.

Ora, il Festival Verdi, non ha progetto, né mezzi economici, né una legge che lo finanzi, né sponsor internazionali. Certo può essere un piccolo volano economico turistico per quel che può essere un teatro da 1000 posti (che fatica a riempire. Vedi foto). Ma Verdi può essere ridotto a strumento per ristoranti, hotel e taxi? A Parma avviene questo!… e basta!… per la gioia di Malanca (Ascom) che però, dal suo orizzonte, si lamenta perché vorrebbe il Circo Barnum Verdiano organizzato un anno prima.
E’ così che è finito un progetto celebrato da quelli delle auto blu, dalle soubrette, dalla maschere della prima, e ridotto con le rispettive fondazioni beneficiarie dei fondi Arcus in liquidazione. Come far fuori le risorse… il grande bluff… con sovrintendente incorporato. Quasi un funerale fin dall’inizio con il corteo delle auto blu al seguito. C’è però chi ha ereditato cospicue fortune dal morto!
Pensare che nel 2005 le principali Fondazioni musicali di Parma (Regio e Toscanini) erano gestite in contemporanea da Meli e Baratta con l’aiuto del loro amico Proczynski… non so cosa si potesse chiedere di più! 

C’erano tutti i mezzi, le risorse, gli sponsor, i nomi, le Istituzioni, i media… mancava la progettualità culturale, divenuta spesso un optional nella società dello spettacolo, e siamo… alle solite: casse vuote e buchi di bilancio. Vi è stata forse trasparenza gestionale?  La sicumera e la strafottenza anteposte al buon senso.
Il Maestro Meli ha colpe limitate, lui è così, si sapeva… era l’uomo del sistema, voluto e inviato dalla provvidenza… e il sistema ha prodotto il de profundis. Un sistema che ha sperperato risorse e non trova 30.000 euro per stabilizzare i precari del Teatro, mentre remunera 600.000 euro anno il Sovrintendente e il Segretario Generale.
Ora senza mezzi, senza risorse, senza sponsor, senza progettualità si chiede la ricapitalizzazione della Fondazione Teatro Regio e per fare cosa? Continuare a vendere spettacoli? A vendere ristoranti, hotel e taxi nel nome di Verdi?
E’ proprio qui, nell’assurdo prodotto della posposizione degli obiettivi con gli strumenti, che si rivela la pochezza di ciò che si è realizzato… Ma è la dimensione e la profondità della società dello spettacolo di cui il Festival Verdi, prodotto e gestito dalla qualità della nostra classe dirigente e politica (che non si smentisce mai!… la banalità del male di Hannah Arendt), è testimonianza. Ancora una volta Verdi insegna.
Si dovrà ricominciare a guardarsi in casa e cercare di formulare il meglio con il nostro talento… potrebbero uscire interessanti sorprese… (Parma, 04/11/2011)

Luigi Boschi

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2 COMMENTS

  1. Nel 1989, la Fondazione Verdi Festival-Comitato per l’organizzazione del Festival Verdi (questa è la dicitura ufficiale sotto al logo di quell’anno) realizzò, dal 6 al 13 settembre, la rassegna “La cività musicale di Parma – Spettacoli e concerti di introduzione al Festival Verdi”.Furono coinvolti Busseto, Colorno, Fidenza, Parma, Roncole Verdi, così citati, in ordine alfabetico, nel volume dedicato all’evento.

    Il Comitato era composto da:
    Sindaco di Parma, Colla
    Assessore al Teatro Regio, Quintavalla
    Sindaco di Busseto, Fiaschetti
    Assessore provinciale cultura, Aiello
    e dai mebri designati dalla Fondazione Verdi Festival (Borri, presidente della fondazione; Guido M. Barilla, Alberto Chiesi, Giambattista Riva, Guido Romano)
    Comitato scientifico: Carlo M. Badini, Philp Gosset, Mimma Guastoni, Pierluigi Petrobelli, Piero Rattalino.
    Consulente artistico: Rattalino
     
    Nel volume si ringraziano: 3 banche (del Monte, Emiliana, Cassa di Risparmio di Parma), Barilla, Bormioli Rocco, Borsari 1870, Chiesi Farmaceutici, Agenzia Donzelli, Fidenza vetaria, Gazzetta di Parma, Koppel A.W., Ibis SApa, Impresa costruzioni Magri, Pizzarotti & C. Spa, Italgel, Parmalat, Sassi F.lli, Smeg.
     
    Curatori del volume erano Claudio Del Monte e Vincenzo R. Segreto dell’ufficio stampa del Regio. 
     
    La presentazione del volume s’intitola “Preludio al festival”, ed è firmata dall’assessore Quintavalla.
     
    Borri, nel contributo successivo (titolo: “Un’avventura affascinante”) scrive: “Questa manifestazione si presenta con la speranza e l’ambizione di essere poi trasformata in avvenimento a cadenza annuale che abbia il livello e la durata della buona cultura ed un richiamo internazionale”.
     
    Programma:
    Serata di gala, inaugurazione 6 settembre (Verdi, Pezzi Sacri; Ponchielli, La danza delle ore dalla Gioconda; Boito, Prologo in cielo dal Mefistofele. Orchestra e Corodel Maggio Musicale Fiorentino, coro voci bianche del Conservatorio di Parma, direttore Gianandrea Gavazzeni)
     
    7 settembre, concerti vari a Palazzo Marchi, al Ridotto del Regio e al Regio.
    8 settembre, al Regio, le liriche da camera di Verdi con Renata Scotto (e altri), concerto in Sn Liborio a Colorno
    9 settembre, concerti vari al Conservatorio, nel Chiostro del Vescovado, al regio (qui pezzi di paer, Bottesini, Paganini cn l’OSER diretta da Soudant
    10 settembre, concerti vari in p.zza Garibaldi, al Parco Ducale, al Teatro Magnani di Fidenza
    11 settembre,  Renata Scotto a Roncole Verdi con le arie da camera di Verdi
    12 settembre, concerti vari a Palazzo Marchi, al Teatro Farnese (con anche il soprano Anna Caterina Antonacci, mise en éspace di Lemoli) e concerto al Regio con APRILE MILLOe PIERO CAPPUCCILLI con Bayerisches Philharmonisches Orchester
    13 settembre, Teatro Farnese, finale del concorso di composizione “G.Petrassi” (OSER diretta da Soudant)
     
    Nel 1990, dal 13 al 30 settembre, parte il Verdi Festival annunciato l’anno prima.
    Sotto al logo si legge: Fondazione Verdi Festival, Ministero del Turismo e dello Spettacolo
    Luoghi: Parma, Fidenza, Busseto, Roncole Verdi, Colorno (non più citati in ordine alfabetico)
     
    Si ringraziano:
    Cassa di Risparmio di Parma, Barilla, Parmalat, Philip Morris, Bormioli Rocco, Chiesi farmaceutici, Gazzetta di Parma, Stet, Banco Sn Gimignano e San Prospero, Consorzio del Prosciutto di Parma, Banca Emiiana, Arquati, Bonatti, Capolo-Gruppo Ilva, Fidenza Vetraria
    Ibis, Overmach, Salvarani, Sassi F.lli, Comitato per il Teatro Magnani di Fidenza, Consrozio del Parmigiano Reggiano, Borsari 1870
     
    Vettore ufficiale: Alitalia
    con la  collaborazione di IP Petroli e Agenzia vaggi Donzelli
     
    Il Comitato per l’organizzazionme del Verdi festival è composto dagli estessi dell’anno prima, ocon alcune new entry: il sindaco di Busseto è Pedretti ed entra Corticelli, assessore regionale alla cultura
     
    Aderiscono, inoltre, Comune di Fidenza, CCIAA Parma, APT di Parma e Salsomaggiore
     
    Borri, nel volume, scrive: “Nel dolce sole di settembre parte finalmente il Verdi Festival. Sia l’opportunità che la responsabilità per Parma e la sua regione sono grandi: richiedono il buon proposito di dedicarsi tutti all’azione pratica del momento senza dimenticare che a guidare il futuro della manifestazione devono essere sempre e soltanto l’amore per Verdi e la sua arte. (…). Sappiamo tutti dei numerosi festival già presenti nel calendario del nostro paese e non ignoriamo che le opere verdiane compaiono regolarmente nei teatri di tutto il mondo.  Me crediamo che Parma, nel realizzare il Verdi Festival, possa offfrire qualcosa in più di quanto si trovi da latre parti. Intanto l’ambiente suggestivo ed evocatore del “Luoghi verdiani”, la terra – meta di tanti visitatori – nelal quale il Maestro è nato ed ha trascoro gran parte dei suoi giorni. E poi l’amore, la passione e l’entusiasmo della gente che vuole esternare, come un diritto-dovere, l’espressione del suo apprezzamento e della sua riconoscenza per il genio e l’opera del suo concittadino più illustre. Speriamo che questa genuina ambizione collettiva e gli enormi sforzi compiuti per la realizzazione della prima edizione del Festival facciano perdonare le inevitabili imperfezioni dlela macchina che si sta avviando.
     

    Programma

    Le Trouvère di Verdi al Regio, con Orchestra e Coro dell’Opéra de Paris
    direttore Sutej,  regia di Montaldo, prima assoluta dell’opera nell’edizione critica
     
     
    14 sett. concerti con Demus a Palazzo Marchi e spetatcolo “Dossier Trovatore” a Teatro Due (autore Enrico Vaime)
     

    15 sett. – concerti vari al Conservatorio e al teatro Verdi di Busseto

    16 sett. – seconda del Trovère a Fidenza

    17 sett. Concerto d’organo in San Liborio a Colorno

    18 sett. – terrza del Trouvère al Regio

    19 sett. – concerto Orchestra e Coro Opèra de Paris al Regio (direttore Chung, musiche di Berlioz, Musorgskij, Ravel)

    20 sett. – concerto vincitori premio Busoni (al conservatorio), conceeto di Barshai con OSER

    21 sett. – celebrazioni per il 250° anniversario della nascita di Bosoni, con il Prix Stendhal per il giornalismo e la comunicazione in Europa (in chiostro S. Giovanni); concerto Chung e complessi Opèra de Paris, in programma Fauré, Berlioz, Ravel)

    22 sett. – Concerto del Giovane Quartetto Italiano con Mario Borciani al pf. (Sala Verdi, Conservatorio Boito); Alzira al Magnani di Fidenza, Orchestra del Comunale di Bologna, Coro del Regio di Parma, direttore Gustav Kuhn.

    23 sett. – Concerrto d’organo a Roncole Verdi, chiesa di S. Michele, con Claudia Termini)

    24 sett. – manifestazioni minori al Ridotto del Regio (fra cui “Tu conosci Verdi?”, concorso per le scuole del Club dei 27)

    25 sett. – Concerto d’organo al Conservatorio; IL TROVATORE al Regio con Leo Nucci (Conte di Luna), Raina Kabaivanska (Leonora), Nicola Martinucci (Manrico), Barbara Frittoli (Ines). Orchestra e Coro del Maggio diretti da DANIEL OREN. Regia di Montaldo

    26 sett. – Concerto complessi del MAGGIO, diretti da Gavazzeni (al Regio)

    27 sett. – Alzira a Fidenza e Trovatore al Regio

    28 sett. Concerto su programma di ideato da G. Marchesi (al Regio). OSER diretta da Sutej

    29 sett. concerto pianistico al Conservatorio e galà di José Carreras al Regio con la English Chamber Orchestra, direttore Luciano Berio

    Elena Formica