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Il recital della giovane pianista franco-albanese Marie-Ange Nguci conclude la rassegna cameristica Salotto Toscanini

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Marie-Ange Nguci
Marie-Ange Nguci

Con il recital della giovane pianista franco-albanese Marie-Ange Nguci si conclude la rassegna cameristica Salotto Toscanini. L’appuntamento è lunedì 13 maggio ore 20.30 alla Sala Gavazzeni del CPM. Come sempre, l’ascolto sarà introdotto dalla presentazione di un quadro della collezione di Arturo Toscanini per creare suggestivi intrecci in chiave sinestetica.

 

Con il recital di Marie-Ange Nguci lunedì 13 maggio ore 20.30 alla Sala Gavazzeni del CPM si conclude la rassegna cameristica Salotto Toscanini. La giovane pianista franco-albanese, “artista in residence” a La Toscanini, si è imposta all’attenzione del pubblico nel 2018 con l’uscita del suo primo disco, En Miroir per l’etichetta Mirare, con musiche di Franck, Bach, Saint-Saëns e Thierry Escaich.  Non si contano i traguardi che ha raggiunto a soli 24 anni: entrata a tredici anni al Conservatorio di Parigi, ha completato il corso superiore di pianoforte in tre anni, aggiungendovi le specializzazioni in Analisi Musicale, Musicologia, Pedagogia, lo studio del violoncello, dell’organo e dell’Onde Martenot, aggiungendo un Dottorato a New York e un anno di direzione d’Orchestra all’Università di Vienna.

Nel recital del Salotto Toscanini, rassegna sponsorizzata da Assicoop Emilia Nord – Marie-Ange Nguci eseguirà il Rondò io.16 di Chopin, brano che oscilla tra il risoluto e il dolce, con il ritornello basato su una suadente musica popolare. Proprio Chopin costituisce una sorta di filo rosso del concerto, perché la Kreislerìana, in apertura è a lui dedicata da Schumann: otto pezzi, ora febbrili e allucinati ora distesi e apparentemente sereni: i numeri pari sono visionari ed esaltati, quelli dispari, malinconici e lenti.

Alla calda visionarietà della Kreisleriana, fanno seguito le 22 Variazioni su tema di Chopin ricca ed esuberante composizione del 1903. L’autore, Rachmaninov, permetteva che gli interpreti, in sede di esecuzione, tagliassero alcune variazioni (per altro egli stesso raramente le eseguiva tutte a concerto). L’opera, in toto, riassume i caratteri e le tendenze legate alle grandi tradizioni pianistiche del XIX secolo: i ritmi di marcia e l’introspezione poetica di Schumann, la brillantezza della tastiera di Liszt, i bassi ambrati tipici della tavolozza sonora di Brahms e naturalmente la malinconia slava di Chopin. Atmosfere pregnanti di colori che trasformano il materiale in un tessuto fantastico per uno spettacolo più immaginario di quanto sia reale del quale non possiamo non tralasciare la parte lirica sempre carica, timbricamente satura che ben riflette il quadro della collezione Toscanini che sarà presentato da Cristina Casero dell’Università di Parma a inizio concerto L’ultima battuta del giorno che muore di Vittore De Grubic amico di Arturo Toscanini.