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Il regista Piero Faggioni mercoledì 05 giugno 2013 alle 18 in Pilotta per una conversazione su Verdi: “la parola scenica” tradita

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Piero Faggioni

Conversazioni per VERDI, in Pilotta

Verdi e la”parola scenica tradita in Trovatore, Un ballo in maschera e Don Carlos”.
a cura del regista Piero Faggioni

Il ciclo di conversazioni su Verdi organizzato dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etno-antropologici di Parma e Piacenza e dalla Biblioteca Palatina  – prosegue mercoledì 5 giugno alle 18.00 in Galleria Nazionale, con una relazione del regista Piero Faggioni sulla parola scenica, espressione ideata da Verdi  per ottenere dai suoi librettisti, a partire dalla seconda metà dell’ottocento, quei risultati di maggior verità e credibilità scenica di cui le sue tre ultime opere sono la testimonianza più alta.

Faggioni è regista lirico di fama internazionale, proveniente dal teatro di prosa, nato alla scuola di Jean Vilar e  affermatosi rapidamente – a partire dal suo debutto nel 1963 con Boheme alla Fenice di Venezia – grazie soprattutto alla intensità delle interpretazioni sceniche che lui ottiene da giovani cantanti che cominciano ad affermarsi allora – come Ruggero Raimondi e Placido Domingoe all’uso raffinato delle luci. Molti dei suoi allestimenti, creati con grandi direttori d’orchestra come Abbado, Levine, Muti, Metha e Pretre, sono stati punti di riferimento per oltre trent’anni sui palcoscenici di Londra, New York, San Francisco, Parigi, Milano,Vienna, Amburgo, Tokyo, Buenos Aires; e hanno suscitato grande eco nei Festival di Edimburgo e Salisburgo. Tre di questi allestimenti – realizzati per le opere Fanciulla del West, Don Quichotte e Boris Godunovsono stati presentati con grande esito sulle scene del Teatro Regio di Parma tra il 1989 e il 1993.

La relazione di Faggioni esaminerà il suo rapporto personale con la parola scenica verdiana sia nella fase di studio che in quella della trasmissione agli interpreti delle motivazioni più profonde che dovrebbero essere alla base di qualsiasi interpretazione scenica degna di questo nome. Questa base è invece proprio quella che il relatore ritiene sia entrato progressivamente in crisi negli ultimi decenni, per la sempre maggior attenzione dedicata ad interventi macchinosi a scapito della centralità del personaggio e del suo interprete. Tutto questo malgrado gli altissimi risultati conseguiti, a partire dalla metà degli anni ’50, dopo l’affermazione del fenomeno Callas, grazie al lavoro congiuntamente svolto da grandi registi e grandi direttori d’orchestra – come Luchino Visconti, Giorgio Strehler e Jean Vilar da una parte e Abbado, Gavazzeni, Giulini e Kleiber dall’altra. Concordi nell’aver sempre saputo riconoscere nel pieno rispetto del dettato verdiano, pari dignità all’ interpretazione scenica e a quella strettamente musicale. 

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