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Il riparto del FUS … per meriti e trasparenza!

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Enrico Votio Del Refettiero

LA “QUALITÀ” CHE PENALIZZA I VIRTUOSI: TUTTI I DETTAGLI DELL’INFELICE (E ANCHE UN PO’ IMBARAZZANTE) RIPARTO DEL FUS PER LE FONDAZIONI LIRICO-SINFONICHE 

La riunione scellerata si è tenuta lo scorso 17 Settembre, quella che ha fissato i parametri più aleatori della nuova normativa secondo la quale – finalmente – i fondi del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) dovrebbero essere ripartiti secondo criteri rigorosamente meritocratici: si tratta in effetti dei famigerati “elementi di valutazione qualitativa” dell’attività delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, che poi valgono il 25% di tutto il FUS a loro destinato (per la cronaca, sono oltre 44 milioni di Euro). La notizia però è circolata solo venerdì 23/01/2015, ed è stata subito beffa… 

Ma facciamo un passo indietro. Nel corso di un affollato convegno dedicato allo stato delle cose musicali in Italia svoltosi a Genova nell’autunno 2004, il giovanissimo e nuovo Direttore Generale dello Spettacolo aveva annunciato (o piuttosto minacciato) l’introduzione di nuovi parametri di valutazione che avrebbero dovuto scardinare dalle fondamenta le rendite di posizione che permettevano a istituzioni inefficineti e inoperose di continuare a percepire fondi dallo Stato, senza che mai venisse effettuato un reale controllo sull’utilizzo di tali risorse. La ripartizione del FUS era allora affidata alla Commissione Musica, una pletorica assemblea dei medesimi attori della vita musicale italiana che nel corso di un indecoroso mercato delle vacche si spartivano privilegi e prebende. Si sono attesi ben nove anni perché vedesse la luce il Decreto Legge 8 Agosto 2013 n. 91, successivamente convertito con modifiche nella legge 7 ottobre 2013, n. 112 che prevede i nuovi criteri per la ripartizione della quota del FUS destinato alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche; è seguito, a breve distanza, il Decreto Ministeriale 3 Febbraio 2014 che i nuovi criteri permette ora di applicare. Ebbene, l’ingegnoso legislatore – il nostro ingegnoso Direttore Generale – ha previsto l’istituzione di vari parametri di giudizio, un meccanismo complesso e perverso che, pur nell’apparente rispetto di regole meritocratiche, permette in realtà le peggiori manipolazioni. 

In primo luogo viene premiata la, così dire, “virtuosità” dell’amministrazione delle Fondazioni, e infatti quelle che avessero per tre anni consecutivi (il triennio 2011-13) raggiunto il pareggio di bilancio, avrebbero avuto diritto a spartirsi una quota del 5% del FUS destinato alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche: un “tesoretto” di ben Eur. 9’343’267 a titolo di premio. Nel caso di specie, le otto Fondazioni “virtuose” che riceveranno ciascuna la somma di Eur. 1’167’908 sono – insieme agli attesi Teatro Regio di Torino, Scala di Milano, Arena di Verona e Fenice di Venezia – anche protagonisti meno attesi come il Teatro Verdi di Trieste, il San Carlo di Napoli e soprattutto il Teatro Lirico di Cagliari, che proprio negli ultimi tre esercizi aveva – a prezzo di durissimi sacrifici – raggiunto l’agognato traguardo. Non desta stupore, alla luce di questo, la rabbia del sindaco Zedda che grazie al nuovo bilancio in rosso prodotto nel 2014 dal Commendator Meli si vede ora constretto a ricominciare da capo! 

Il secondo criterio, che vale il 50% della quota del FUS destinata alle Fondazioni Lirico Sinfoniche, tiene in considerazione il parametro della produttività, ovvero i costi di produzione derivanti dai programmi di attività effettivamente realizzati nell’anno precedente a quello della ripartizione; difficile eluderlo dato che la tabella prevede l’incrocio di dati numerici ben difficilmente manipolabili. In base a questo criterio, gli oltre 88 milioni di Euro a disposizione premiano i teatri davvero produttivi nel 2013, in testa il Teatro alla Scala (che riceve ben 11 milioni e mezzo di Euro) seguito dalla Fenice di Venezia (oltre 10 milioni), dal Teatro Massimo di Palermo e dall’atteso Teatro Regio di Torino, con il Petruzzelli di Bari tristo fanalino di coda. 

Con il terzo parametro si inizia a sentire un certo puzzo di bruciato dato che nel considerare il miglioramento dei risultati della gestione attraverso la capacità di reperire risorse alternative (ovvero altre rispetto a quelle del FUS), il nostro legislatore non ha previsto solamente sponsors privati e donatori (sempre privati), ma anche i contributi elargiti da Regioni, Province e Comuni, ovvero altri fondi pubblici, prelevati dalle tasche dei cittadini: ed è così che pur essendo stato totalmente incapace di attrarre qualsivoglia risorsa dal settore privato – e questo nonostante l’altisonante e altamente mediatizzata presenza di Riccardo Mutiil Teatro dell’Opera di Roma arriva a ricevere quasi tre milioni di Euro sulla cifra complessiva di poco più di 44 milioni di Euro a disposizione, ovvero poco distante dalle Fondazioni che invece hanno davvero dimostrato di aver incrementato significativamente gli apporti dal privato. 

Ed arriviamo al quarto parametro, quello dove si sono commesse le nefandezze più arroganti, ovvero quello che premia la qualità della produzione artistica delle singole Fondazioni. Ad esprimere questo delicatissimo giudizio ci saremmo aspettati che il nostro Direttore Generale, al quale in effetti spetta la nomina dei componenti della Commissione consultiva per la musica poi confermata dal Ministro per Decreto, avrebbe chiamato personalità di indiscutibile competenza ed esperienza, ed è qui che la sorpresa è più grande. Il pomposo decreto del 23 Luglio 2014 – invero un po’ tardi per permettere un’analisi davvero accurata della documentazione ed emettere un giudizio meno di due mesi dopo, in mezzo le tradizionali e non sacrificabili vacanze – nomina infatti una cinquina di assoluti sconosciuti. Presidente ne è quel Valerio Toniolo, Amministratore Delegato dell’Auditorium della Conciliazione, che pare approdato più per le sue attente frequentazioni politiche (in particolare Pierferdinando Casini e Lorenzo Cesa), e al centro di vicende non del tutto trasparenti ben ricostruite da un dettagliatissimo articolo, mai smentito, di Franco Bechis apparso su Libero il 25 Settembre 2012. Accanto a lui Silvia Colasanti, compositrice quarantenne non certo nota per significativa esperienza nei teatri d’opera, ma invece indicata nel decreto di nomina come “esperto particolarmente qualificato nel settore della musica lirica”; poi Angelo Licalsi – attualmente titolare della cattedra di Esercitazioni Orchestrali presso l’Istituto Musicale Pareggiato “V. Bellini ” di Caltanissetta, il che non ci pare proprio uno straordinario titolo di merito specifico, oltre a un Antonio Princigalli (rappresentante della Conferenza Stato-Regioni) e a un Filippo Bianchi (rappresentante della Conferenza Stato – Città): e qui mi sento di sollevare, per gli ultimi due, un serio interrogativo addirittura sulla competenza che dovrebbe permettere loro di esprimere un giudizio insindacabile sulla qualità della produzione artistica delle Fondazioni Lirico – Sinfoniche. Da quanto emerge dai risultati di questo parametro sorge il legittimo dubbio che una tanto poco autorevole Commisione sia stata messa lì proprio per  non disturbare il manovratore che tramite il parametro della qualità avrebbe dovuto riequilibrare la partita: assegnando infatti al Teatro dell’Opera di Roma ben 136 punti su 150 (e le relative prebende, quantificabili in Euro 8’348’202) e 108 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (in forte crisi di liquidità e di identità artistica, ma pur sempre con sede nella città del nostro Premier), mentre nel contempo veniva letteralmente e indecentemente calpestata la dignità di teatri meritevoli come la Fenice di Venezia o il Teatro Regio di Torino: ai quali sono stati assegnati rispettivamete 10 e 18 punti, sempre su 150, un punteggio degno di teatrini di provincia e non di attori significativi della vita musicale italiana. Una commissione composta da persone competenti e indipendenti non avrebbe mai potuto produrre deliberazioni del genere: ed è per questo che ci siamo permessi di chiedere lumi al Presidente della Commissione Valerio Toniolo, al quale abbiamo indirizzato una mail auspicando “chiarimenti sui criteri adottati per assegnare punti alla qualità della produzione delle Fondazioni Lirico – Sinfoniche a partire dagli schemi tabellari proposti dal Decreto Ministeriale 3 Febbraio 2014 (che alleghiamo per opportuna informazione dei lettori). 

“Il tuo dubbio è ormai certezza” direbbe Donizetti, e infatti dal riepilogo finale dei contributi del FUS assegnati alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche constatiamo che nulla o quasi cambia rispetto a quando la meritocrazia non era “prepotentemente” entrata nell’orizzone operativo del Dipartimento dello Spettacolo. Insomma, come sempre, tanto rumore per nulla. 

Ne’ posso tacere su un’altra regalia erogata – ovviamente a norma di Legge e con tanto di timbro del Ministero delle Finanze – al Teatro alla Scala e al Teatro dell’Opera di Roma, con il Decreto Ministeriale del 2 Aprile 2014, grazie al quale il MIBACT ha concesso alle due Fondazioni sopra indicate un’ulteriore “regalo” di Euro 1’368’149.00 ciascuno: il decreto è allegato, se riuscite a capire nella prosa intricata del burocratese ministeriale a che titolo tale erogazione è avvenuta, vi prego di comunicarcelo. 

Una nota a chiusura di queste amarissime considerazioni: dobbiamo la possibilità di consultare i dati relativi al decreto di riparto del FUS destinato alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche (che qui vi riportiamo) non al sito del Dipartimento dello Spettacolo, dove sarebbe stato logico e anzi doveroso trovarlo, ma alla sede AGIS di Bari che da ieri mattina ha messo a disposizione l’originale del documento sul proprio sito. E rileviamo che – da quest’anno – la documentazione ) messa a disposizione degli studiosi del settore dal Ministero dei Beni Culturali sui propri siti è assai lacunosa, quasi un ripensamento di fronte alla effettiva trasparenza dimostrata negli scorsi anni, quando ogni decisione relativa alle erogazioni per le istituzioni musicali era facilmente reperibile, con tutti i relativi dettagli, nell’apposita sezione del sito del Dipartimento dello Spettacolo: un segnale inquietante che sembra dirci che la gestione del denaro pubblico sta tornando ad essere Cosa Nostra, sulla quale non è lecito indagare ne’ esprimere giudizi. Alla faccia della meritocrazia e della trasparenza sbandierata come un tratto distintivo del nuovo corso renziano. (24/01/2015)

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