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LA NOTTE INSONNE DEL SINDACO ZEDDA : E MELI TORNA SUL LUOGO DEL DELITTO

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Enrico Votio Del Refettiero

La notte del sindaco Zedda deve essere stata difficile. Certo per uno come lui, esponente della nuova sinistra, quella che doveva rilanciare il Paese a colpi di coscienza civile e professionalità, « la perdita è stata proprio grossa », come avrebbe detto Gianni Schicchi. Dopo aver dismesso di forza il Sovrintendente Gennaro Di Benedetto (e al prezzo di una corposa buonuscita pari a un anno di stipendio, come riportava Mario Gottardi sull’UNIONE SARDA del 16 Aprile 2012), il capolavoro della sua politica culturale è stato la nomina a Sovrintendente di Marcella Crivellenti. Già responsabile della biglietteria del Teatro Petruzzelli di Bari, si dice che la signora godesse di protezioni altissime che andavano da Gianni Letta al nostro Grosso Grasso Direttore Generale.

Cotanto senno doveva probabilmente garantire – pensava lo sprovveduto Zedda – una qualità fuor di dubbio, tanto che il primo cittadino di Cagliari (e di diritto Presidente della Fondazione Teatro Lirico) per farla sedere alla poltrona di Sovrintendente forzò addirittura la procedure. Quella della Crivellenti, tra l’altro incinta all’ottavo mese di gravidanza all’atto della sua nomina, con le conseguenti prolungate assenze che logica e diritto prevedono, passerà certamente alla storia come una tra le più scandalosamente inefficienti gestioni che la storia di un teatro d’opera in Italia ricordi. Nulla è accaduto in questi mesi, fino a quando poche settimane fa la scure del TAR ha troncato metaforicamente la testa della Crivellenti e sancito l’illegittimità della sua nomina. Nel frattempo il Teatro Lirico piombava nel baratro, senza programmazione artistica, svuotato di pubblico e di credibilità, gravato da debiti insostenibili in primo luogo nei confronti degli artisti ospiti (gli ultimi compensi pagati risalgono al 2011, e tra l’altro a colpi di decreti ingiuntivi). Si riaprono allora le buste presentate dai candidati alla successione di Di Benedetto oltre un anno fa e riappaiono otto nomi: Angela Spocci (già direttrice del Teatro Regio di Parma dei suoi anni migliori, poi Segretario Generale dell’Arena di Verona e successivamente Direttore dell’INDA, fino al un forzato silenzio dovuto a una grave malattia per fortuna debellata), Paolo Micciché (regista), Giandomenico Vaccari (disastrosa la sua sovrintendenza del Petruzzelli di Bari), Umberto Fanni (già Direttore del Teatro Grande di Brescia e Direttore Artistico dell’Arena di Verona, in questi mesi ha tenuto alla meglio le fila dell’avventurosa programmazione artistica del Teatro Lirico), due sconosciuti outsider come Antonello Mura e Antonio Marcellino e nientepopodimeno che MAURO MELI, già Sovrintendente di una stagione dorata in tutti i sensi a Cagliari, poi atterrato per grazia di Muti e volontà di Fedele Confalonieri alla Scala di Milano, per terminare con un ingloriosissimo quanto contestato settennato al Teatro Regio di Parma. Il « nostro » da un anno era a spasso e aveva firmato, con Angela Spocci, il ricorso al TAR con la richiesta di rimozione della Crivellenti per evidenti vizi di forma della sua nomina. Nello scenario certo poco rassicurante del teatro musicale italiano, avrà pensato che in fondo il rientro a casa doveva essere il male minore. Un paese dalla memoria breve avrebbe dimenticato in questi anni i 25 milioni di Euro (estratto dalla Relazione Corte dei Conti sull’esercizio 2003) lasciati in eredità al suo successore per « fare grande » il Teatro Lirico di Cagliari (motto di cresciana memoria), con il patrimonio netto che in due anni passa da 12 milioni a 5 milioni, i discussi rapporti con Valentin Proczynski (curiosamente presente sul luogo di tutte le maggiori operazioni d’immagine e finanziarie varate da Meli in quegli anni, dai concerti diretti da Lorin Maazel all’ultima esibizione pubblica di Carlos Kleiber), le valigette colme di danaro contante che gli erano perfino costate un’interrogazione parlamentare. Un Paese dalla memoria breve avrebbe dimenticato. Così è stato e con grandissimo scorno del Sindaco Zedda, che fino all’ultimo ha appoggiato la candidatura di Paolo Micciché contro il ritorno di Meli: con quattro voti contro due (uno dei quali proprio del Sindaco-Presidente) il chitarrista-motociclista torna in sella al Teatro Lirico. Come farà, avendo la chiara sfiducia del proprio Presidente, a rimontare la china del debito (da lui stesso creato) e di credibilità di un teatro svuotato di pubblico e di idee non lo sappiamo. Ma certo è che una dote a Mauro Meli dobbiamo davvero riconoscergliela: la coscienza di bronzo. E con quella, in un paese come l’Italia, si può andare molto lontano.

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