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La panna dello chef maschera l’Otello al Regio di Parma

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La recensione di Repubblica della prima del Festival Verdi 

di Angelo Foletto

Il menù, Otello di Verdi al Regio di Parma, era da cena di classe. Poi l’ingrediente base è stato rimpiazzato più volte, un altro è stato colto prima del tempo, un altro in ritardo, e lo chef ha usato la panna preconfezionata per mascherare le magagne.

L’inaugurazione del Festival Verdi, al quale, se avesse voluto voltare pagina sul serio e vista la classifica festivaliera internazionale, forse non avrebbe nuociuto imitare il realismo della locale squadra di calcio, ha osato Otello , opera difficile e per fortuna inaffondabile. Ma in un teatro acusticamente ideale per (far) apprezzare i dettagli, e che pretende la patente verdiana doc solo per doti catastatali e di passione popolare, s’è ascoltata una lettura sgraziata in orchestra.

Il coro almeno era preciso e intonato, a differenza di buona parte delle voci soliste, e il passo musicale di Daniele Callegari ha dato solo funzionalità drammatica. L’aver cambiato il tenore protagonista ogni quattro giorni è una scusante artistica e professionale accettabile. Ma, proprio in tale emergenza sarebbe stato più intelligente e redditizio non limitarsi a sbrigliare le doti atletiche di Rudy Park, fisico e voce fuori stazza quanto indocili da dirozzare. Un lavoro di fino avrebbe giovato anche al timbro ritrovato di Marco Vratogna (Jago), punzecchiato dal loggione per un errore veniale e amnistiato per l’esecuzione gridata e incolore.

La dotazione vocale fresca di Aurelia Florian (Desdemona) s’è manifestata troppo tardi, nel IV atto: avrebbe potuto riequilibrare il montante artistico ma è parsa un po’ allo sbaraglio e aggrovigliata dall’emozione. Apparecchiatura di lusso e, a parte il banale terzo atto, quadri raffinati nell’allestimento di Pier Luigi Pizzi, al suo primo Otello da regista. Scene geometriche, costumi a colori caldi etnico-mediterranei, una meravigliosa camicia da notte per Desdemona, ambienti privi di riferimenti marini. Ma la recitazione generica e l’eleganza del contenitore faceva sentire ancor più quant’era grezza l’esecuzione musicale.

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/10/05/news/la_panna_dello_chef_maschera_l_otello-124363446/ 

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