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La Spectre del Teatro Italiano

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Enrico Votio del Refettiero

La crisi della “governance” nelle Fondazioni Liriche italiane è l’origine, non il riflesso del disastro 

Gli avvenimenti di questi giorni, susseguitisi a un ritmo quasi frenetico, mi riportano a scrivere anche per dare il mio concreto e gioioso contributo in occasione del “ritorno alla luce” del blog di  Luigi Boschi, auto-censuratosi a seguito dello scandaloso risultato delle elezioni regionali in Emilia Romagna. E chissà che dopo la fetida fogna scoperchiata a Roma proprio in queste ore non sia che una premessa. 

Lo faccio con accresciuta prudenza, a causa di una querela presentata dal Maestro Mauro Meli (ma dovremmo meglio chiamarlo Commendatore, data l’onoreficenza assegnatagli dal Presidente Giorgio Napolitano il 2 Giugno 2008 “per meriti artistici” – vedi curriculum) presso la Procura della Repubblica di Cagliari (dottor Giangiacomo Pilia) per l’articolo “La notte insonne di Zedda, e Meli torna sul luogo del delitto” del 28/01/2014: il saggio Luigi Boschi lo ha oscurato (l’articolo incriminato) a far data dal 28 novembre 2014 – giorno della comunicazione dell’indagine penale in corso da parte della Polizia Postale di Parma – anche se si è trattato di un oscuramento preventivo perché al momento non richiesto. Registro peraltro l’uscita proprio in data odierna (04/12/1014) di un articolo di Franco Vanni su La Repubblica che a pag. 25 titola “Querele, liti e cause: quando la smania di denunciare gli altri è stalking giudiziario”. Leggetelo e “absit iniuria verbis”… 

E lo faccio parlando solo tangenzialmente della questione che vede indiscusso protagonista il Commendator Maestro Mauro Meli e che in queste ultime ore infiamma le cronache sarde, come un nuovo – l’ennesimo – esempio della profonda crisi di quella che gli inglesi con un termine molto sintetico e chiarissimo chiamano “Governance” delle istituzioni musicali italiane. Una crisi che denuncio da molti anni ma che in queste ultime fasi storiche sta dichiarando tutta la sua evidenza, finendo per rappresentare quasi figuratamente l’ultimo sussulto, quello che precede il rigor mortis, del Sistema Musicale Italiano. 

Nella notte tra il 30 Novembre e il 1 Dicembre scorso vengono partoriti a poche ora di distanza l’uno dall’altro due comunicati stampa – entrambi virulentissimi – l’uno da parte del Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, nella sua qualità di Presidente e sostenuto dai due membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari e l’altro da parte del Sovrintendente della medesima Fondazione, il Commendator Maestro Mauro Meli, quest’ultimo su carta intestata del teatro (per opportuna informazione dei pazienti lettori del nostro blog, sono resi entrambi disponibili: Comunicato Zedda e Comunicato Meli, replica con prove documentali di Zedda). Oggetto del contendere, o meglio ultimo atto di una lotta tutta interna al Consiglio di Amministrazione della Fondazione che si è fin dall’inizio diviso su tutto (a partire dalla remunerazione del medesimo Commendator Maestro Meli, 120.000 euro annui più un emolumento aggiuntivo di 60.000 euro per la direzione artistica, contestato dal Sindaco Zedda), l’ultilizzo dei fondi della Legge Regionale 14 Luglio 2012 n. 14 della Regione Autonoma della Sardegna (vedi il documento). L’Art. 1, modificando il comma 50 della precedente Legge Regionale n. 6 del 2012, recita : “A favore della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, per il ripiano delle esposizioni debitorie, è autorizzata, nell’anno 2013, a titolo di anticipazione, la spesa di euro 10’000’000 da restituire in 10 anni, con rate annuali da euro 1’000’000 mediante compensazione in sede di erogazione del contributo ordinario annuale”. E cioè: il Commendator Maestro Meli, in un momento di evidente affanno di liquidità delle casse del teatro, tenta di utilizzare i fondi della legge suddetta per pagare gli stipendi (e relativi oneri riflessi) di Novembre ma il Sindaco Zedda lo blocca, con una comunicazione diretta alla Banca. Il tutto ci viene raccontato in un video apparso su VIDEOLINA in cui lo stesso Commendator Maestro Meli (vedi il video) dichiara: “In buona fede il Sindaco non ha bene interpretato – diciamo – le possibilità di utilizzo di questi fondi regionali che sono alla fine un’anticipazione sui futuri contributi e quindi quei soldi li possiamo usare tranquillamente e legittimamente per pagare gli stipendi”.  Va registrato che nei mesi scorsi erano circolate lettere emesse da parte di avvocati che – su incarico del Commendator Maestro Meli – offrivano ai creditori del Teatro Lirico di Cagliari una chiusura delle loro posizione che tecnicamente si chiama “a saldo e stralcio” ovvero con il pagamento di solo una parte (solitamente inferiore alla metà) del compenso pattuito. Una procedura legale molto in voga nei casi di liquidazione volontaria delle società commerciali e spesso accettata dai creditori: tende infatti a scongiurare il rischio della procedura fallimentare che – con il principio inderogabile della “par condicio creditorum” – finisce sempre per penalizzare ancora di più i creditori, soprattutto a causa delle parcelle salatissime dei curatori fallimentari (e, anche in questo caso, “absit iniuria verbis”). Ma che nel caso di una Fondazione come il Teatro Lirico di Cagliari, che in liquidazione volontaria non è stata messa, mi pare a dir poco azzardata. 

Al di là dell’episodio, a mio avviso gravissimo e che se fosse provato costituirebbe un caso abbastanza evidente di distrazione di fondi pubblici, la guerra tra le due “autorità” del teatro é l’ennesimo episodio che denuncia una criticità ormai insostenibile nella Governance dei Teatri Lirici Italiani. 

Tutto era iniziato allo scadere dell’estate, quando il Direttore Musicale del Teatro Regio di Torino Gianandrea Noseda aveva denunciato apertis verbis l’incapacità della politica (nel caso specifico del Sindaco della città Piero Fassino) di decidere e quindi di scegliere una vera Governance per il suo teatro, una Governance che fosse conseguente ad un piano strategico disegnato ed approvato dal Consiglio di Amministrazione e non il frutto delle immediate necessità di sopravvivenza. Una vicenda terminata da pochi giorni con una soluzione bizantina e poco convincente che, mantenendo il vecchio Sovrintendente Walter Vergnano – al suo quinto mandato consecutivo e con il quale Noseda aveva denunciato la sua incompatibilità – inserisce tra i due litiganti la figura di un Direttore Artistico, Gaston Fournier (proveniente dalla Scala) che dovrà certo dispiegare tutte le arti della sua nota diplomazia per riuscire a guidare la nave del teatro tra i flutti di un conflitto tutt’altro che sopito. La vicenda era arrivata addirittura sulle pagine del New York Times, che osservava abbastanza sorpreso come perfino le istituzioni musicali più sane – e il Teatro Regio di Torino certo lo era – mostravano segni di cedimento interno più che preoccupanti. 

Negli stessi giorni abbandonava la nave del Teatro San Carlo di Napoli anche Nicola Luisotti, Direttore Musicale, che con un comunicato abbastanza sconcertante dichiarava di avere troppo da fare a San Francisco per poter continuare a Napoli e nel frattempo preferiva dirigere un NABUCCO a Valencia (teatro notoriamente in difficoltà finanziarie e gestionali gravissime) che una LUISA MILLER già annunciata per Maggio 2015 al Teatro di San Carlo. Insomma, piuttosto che l’Italia meglio qualsiasi pur disastrato teatro all’estero. 

La crisi sistemica si era confermata ancora al Petruzzelli di Bari, dove all’inizio dell’autunno di quest’anno scoppiava la lite, anche qui senza esclusione di colpi, tra il Direttore Musicale – il giovane e lanciatissimo Daniele Rustioni – e il nuovo Sovrintendente Massimo Biscardi (alla sua prima esperienza in un ruolo simile): stesso scenario di Torino, diversa fine, con il Direttore Musicale che lascia senza nessun reale tentativo di trattenerlo da parte di un Consiglio di Amministrazione che è sembrato più attento a non incrinare i delicatissimi equilibri politici raggiunti con il nuovo Sindaco Decaro e a far quadrare i conti piuttosto che a dare una reale prospettiva al teatro. Tutto questo con una sintomatica situazione preliminare: il precedente Sindaco di Bari, Michele Emiliano (in scadenza) che per fare un “dispetto” all’allora Commissario Straordinario Carlo Fuortes annuncia il 31 Dicembre 2013 che per quell’anno – il 2013 appunto, ormai già interamente trascorso – avrebbe assegnato al Petruzzelli solo 200’000 Euro invece degli abituali 1’200’000, condannando così la Fondazione a chiudere il bilancio in deficit e a iniziare l’anno in evidente crisi di liquidità. 

Per non parlare del Carlo Felice di Genova, un teatro da anni allo sbando, dove sempre alla fine dell’estate tra Sindaco Marco Doria e Sovrintendente Giovanni Pacor si è arrivati alle carte bollate e a impedire “manu militari” l’accesso del Sovrintendente medesimo al Consiglio di Amministrazione mentre in fretta e furia arrivava dalla Toscanini Maurizio Roi – già risanatore con Luigi Ferrari del garbuglio infernale creato da Gianni Baratta a Parma (a proposito, volete sapere dove è finito oggi Baratta? A fare il Responsabile Comunicazione della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, con la benedizione del Presidente Angelo Caloja, già a capo dello IOR e anche qui “absit iniuria verbis”) – ma solo fino al 31 Dicembre, quando per legge scadranno tutti i Consigli di Amministrazioni delle vecchie Fondazioni per far posto ai nuovi Consigli di Indirizzo voluti dalla legge Valore Cultura. La chiamerei una “Governance senza prospettive”. 

E’ proseguita – la crisi sistemica – con il clamoroso abbandono di Riccardo Muti dal Teatro dell’Opera di Roma, le cui cause sono a tutt’oggi abbastanza oscure e che forse un giorno sarà il caso di analizzare in profondità, con i documenti alla mano: ma che in ogni caso (e nonostante le sbugiardate difese dell’allora Consigliere di Amministrazione Bruno Vespa) denunciava la manifesta incapacità della Governance precedente alla nomina alla Sovrindenza di Carlo Fuortes (Catello Di Martino & Co) di gestire come si deve un teatro che deve piuttosto produrre musica e spettacoli che deficit clamorosi (si è parlato di oltre 13 milioni di Euro accumulati in un solo anno). 

Ed è definitivamente conclamata con la vicenda parmigiana che in queste ore ha trasformato in un pasticciaccio bruttissimo quello che dovrebbe essere un passaggio amministrativo del tutto normale per qualsiasi amministrazione, ovvero la nomina del nuovo Direttore Generale del Teatro Regio di Parma: vicenda che l’ottimo Luigi Boschi ha seguito come sempre con puntualità e con dovizia di particolari e documenti. 

Una partita più silenziosa, ma non meno ingarbugliata, si è aperta all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per la successione di Bruno Cagli, l’eterno Presidente-Sovrintendente che sembra lasciare per raggiunti limiti di età (a 73 anni forse è giunto il momento anche per lui di farsi da parte). Unica tra le Fondazioni Lirico-Sinfoniche a godere per statuto di una singolare indipendenza e di un meccanismo di nomina della figura apicale tutto suo, a Santa Cecilia sono gli “accademici” a votare per il nuovo Presidente-Sovrintendente. Salvo scoprire, grazie a un molto documentato e mai smentito articolo di Elisabetta Ambrosi uscito su Il Fatto Quotidiano il 3 Ottobre 2013, che la pentola della santa protettrice della musica cuoce una zuppa tutt’altro che salutare: conflitti di interesse, scambi di favori, fino al più turpe voto di scambio. Pare un conclave Vaticano pre-Francesco: ma chissà che la buona influenza del nuovo Papa venuto “dalla fine del mondo” non si faccia finalmente sentire anche a Santa Cecilia. 

Insomma, si direbbe una lista senza fine, che evidenzia in modo chiaro quello che io denuncio da quando, ormai 10 anni fa, ho iniziato a scrivere su questo blog: ovvero che la cattiva Governance delle istituzioni musicali italiane – ovvero detta in italiano quelli che le gestiscono – è la causa e non il riflesso della catastrofe. Ed è aggravata dal fatto che oggi sono finiti i soldi e che di conseguenza l’incapacità gestionale dei vertici finisce per portare le istituzioni direttamente alle soglie della liquidazione. Sarà un caso che le uniche due istituzioni musicali che hanno finalmente e decisamente invertito la rotta (l’Opera di Roma e l’Opera di Firenze) siano gestite da due manager (Carlo Fuortes e Francesco Bianchi) estranei alla “compagnia di giro” che da oltre 20 anni guida il Sistema Musicale Italiano verso l’insorabile catastrofe? Da anni mi provo, inascoltato, a declamare ai quattro venti la ricetta: provate a inserire nel sistema uomini preparati e di valore, sostenuti da curricula ed esperienze provate e ineccepibili, e vedrete che per miracolo la barca si raddrizzerà. Basta che, anche qui, le nomine non le facciano quelli dell’ormai dichiarato “Mondo di Mezzo” delle cronache romane(4/12/2014) 

EVdR

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