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LE NOMINE DI PARMA MEO-MINGHETTI AL TEATRO REGIO PONGONO il PROBLEMA DI METODO, NON DI MERITO

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Enrico Votio del Refettiero

La nomina della coppia Meo & Minghetti alla guida del Teatro Regio di Parma pone – al di là del merito – un serissimo problema di metodo. Se alla politica spetta il compito di costruire le regole che governano l’agire della società, dobbiamo constatare che a Parma anche il Sindaco del Movimento Cinque Stelle ha dimostrato la drammatica incapacità della classe dirigente italiana di esprimere una qualsiasi politica, nel senso alto del termine. 

Ricordiamo brevemente i fatti. Alla scadenza, per dimissioni, della coppia Fontana – Arcà, più adatta a una Fondazione Lirica degli anni ’90 che a un Teatro come il Regio di Parma in fortissima crisi di identità prima che di liquidità, la giunta pentastellata decide di indire una gara, secondo le regole ampiamente usate nell’Europa civilizzata: si raccolgono manifestazioni di interesse, si fanno valutare i curricula ricevuti da una commissione autorevole che seleziona quelli maggiormente titolati all’incarico, poi l’azionista di maggioranza del Teatro prende la sua decisione. Sembrava finalmente di vedere una luce in fondo al tunnel nerissimo delle vicende che hanno affossato in Italia e nel mondo l’immagine del Teatro Regio di Parma, dopo gli splendori del Festival Verdi del centenario (2001). Viene nominata una commissione di valutazione, guidata dal Sovrintendente della Fenice di Venezia, Cristiano Chiarot, certo un professionista che ha dimostrato di saper leggere il suo tempo e adattare la gestione del suo teatro non ad una astratta visione dell’opera ma alla concreta realtà. La commissione analizza oltre 30 manifestazione di interesse e arriva a selezionarne sette : scoppia allora una furibonda polemica politica e giornalistica, che Luigi Boschi ha testimoniato “in diretta” con una puntualità e una trasparenza degne del miglior giornalismo d’inchiesta. Il risultato, al di là della qualità abbastanza disomogenea dei nomi selezionati che vanno da professionisti indiscussi come Carmelo di Gennaro (già vice direttore artistico del Teatro Reale di Madrid e recente Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura della medesima città), e Angela Spocci (ex direttrice del Regio dei tempi migliori e di molti altri teatri Italiani) a figure francamente poco comprensibili come Alessandro Borchini, già segretario di Carlo Fontana e senza alcuna esperienza dirigenziale all’attivo (ma bello il suo sito: http://www.alessandroborchini.com al quale peraltro faccio tutti i miei auguri perché possa continuare a maturare esperienze professionali all’interno di istituzioni musicali italiane), è che la procedura viene annullata con un secco comunicato del Comune di Parma, senza dare alcuna giustificazione sul perché ai selezionati, non veniva nemmeno richiesto di presentare un progetto di gestione del Teatro. E si apriva un’altra partita, molto più italiana, sulla chiamata diretta dell’amico dell’amico, del segnalato da, dell’apparentato a… Senza alcuna trasparenza nella procedura, viene nominata una signora Meo, non di primo pelo e titolata (anni 53, laureata in Lettere e Filosofia con una laurea molto mirata sull’organizzazione degli Enti Lirici e sugli effetti della Legge 800) ma ignota alle cronache dello spettacolo se non per aver ricoperto ruoli non dirigenziali in organizzazioni all’estero (in particolare al Festival di Wexford) e in Italia nell’ambito di quello strano contenitore chiamato TEMPO REALE, voluto da Luciano Berio – Imperia, 24 ottobre 1925 – Roma, 27 maggio 2003- e finanziato per molti anni dallo Stato, di cui ho fatto sempre molta fatica a capire la funzione: chiaramente ispirata all’ambiziosissima corrente che in Francia si era incarnata in Pierre Boulez con il suo IRCAM, come tutte le cose in Italia era finita per diventare uno stumento per la promozione delle attività di Luciano Berio stesso fino alla morte del compositore, poi una nebulosa che si occupa di tutto, dalla musica d’avanguardia a Bollani, quindi sostanzialmente di nulla. La ritroviamo più recentemente alla guida del Teatro del Carretto (absit iniuria verbis) e della società di organizzazione di viaggi culturali Dincanto Travel (vi segnalo, per la curiosità dei lettori, il sito http://www.dincantotravel.com). Francamente un po’ pochino per il compito ambizioso di rilanciare il Teatro.

Forse consci di questo deficit di competenze, gli amministratori della città le hanno affiancato la brava Barbara Minghetti, di cui ho già detto, alla quale viene affidata una delega un po’ nebulosa relativa allo sviluppo e ai progetti speciali. Che però non lascerà Como, dove è impegnatissima con la famiglia e nella gestione del Teatro Sociale di Como e dell’ASLICO, e che pertanto si farà vedere a Parma, immagino, saltuariamente. Non voglio, che ho anticipato all’inizio, entrare nel merito della scelta: il tempo ci dirà.  
Quel che stigmatizzo è – ribadisco – la drammatica assenza di metodo o, ancor peggio, l’incapacità congenita del sistema politico italiano di dotarsene: come ha ricordato oggi il bravo Massimo Gramellini in uno suo bellissimo articolo sulla STAMPA – citando Zygmunt Bauman: «In un mondo senza regole dettate dalla politica, sopravvivono soltanto in due: la criminalità e la finanza».  

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