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Martino Faggiani: così ricordo il Maestro Bruno Bartoletti

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Bruno Bartoletti si è rivelato certamente uno dei maggiori direttori d’orchestra dei nostri tempi. Nato a Sesto Fiorentino nel 1926 è stato per decenni depositario incontrastato della tradizione teatrale del Novecento. La sua collaborazione con Parma iniziata nel 2002 ed identificatasi pure con la storia del Festival Verdi, col 2009 è venuta meno, lasciando il teatro privo di una delle personalità più significative del mondo artistico dei nostri giorni.

Conoscendo il Maestro, il primo aspetto che saltava all’occhio era la sua totale assenza di vanità: semplice e sobrio nel parlare come nel gestire il lavoro, al pari di tutti i veri grandi, pacato e rassicurante, era caratterizzato da semplicità e modestia, senza ostentazione alcuna. A chi non lo conoscesse poteva sembrare un tranquillo signore con la moglie al fianco e una schiera di nipotini accanto. Ora, la moglie, l’indimenticata signora Rosanna, c’era, così come i nipotini, ma ben altro si celava dietro a quella figura. Parlando insieme al Maestro, infatti, da subito ci si poteva render conto del fatto che questo signore, dall’aria apparentemente così dimessa, la sapeva lunga, e molto. Non solo perché in quasi sessant’anni anni di carriera aveva diretto tutti i più importanti cantanti e le maggiori orchestre a livello internazionale, ma anche perché aveva una mentalità estremamente cosmopolita e sorprendentemente aperta al mondo contemporaneo. Da subito, una volta a Parma, è stato in grado di dare una scossa all’ambiente musicale, conferendo alle stagioni un respiro nuovo, fresco, con proposte intelligenti e innovative. Ricordo al proposito il Piccolo Festival dedicato a Britten o l’Alceste e il suo intenso lavoro sulla musica sinfonica che ha determinato un grande balzo in avanti nei complessi artistici con esecuzioni di opere di Petrassi, Dallapiccola e Pizzetti, compositori che hanno impresso alla città un ampio respiro internazionale. E quante altre cose avrebbe voluto realizzare il Maestro: Lady Macbeth di Shostakovich, Cardillac di Hindemith, Il Prigioniero di Dallapiccola: tutte composizioni che dimostravano quanto questo artista fosse colto, preparato e sempre curioso.

A noi che abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di lavorare con lui restano tanti rimpianti, ma soprattutto il rammarico di quanto il Maestro avrebbe ancora potuto realizzare per il teatro e per la sua travagliata storia, anche solo con le sue idee; e a questo non potremo mai rassegnarci.

Grazie Maestro, il tuo esempio e la tua passione rimarranno sempre per noi una vera e preziosissima eredità.

Martino Faggiani