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Novità al Festival Verdi di Parma: sarà vera svolta?

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Giuseppe Verdi in Mille Lire

Enrico Votio del Refettiero 

In un’atmosfera decisamente pre-elettorale, il Teatro Regio di Parma annuncia grandi novità per il Festival Verdiano 2018 (nel 2017 termina l’attuale Amministrazione e di conseguenza decade pure la Presidenza della Fondazione Regio), quali la nomina del Direttore Musicale, Roberto Abbado e di un Comitato Scientifico, composto da nomi di persone tutte degne e preparate nella materia a partire dal professor Francesco Izzo, che ha preso il posto di Philip Gossett alla Chicago University Press. 

Una svolta da tempo auspicata nella separazione tra Festival Verdi e Stagione teatrale, dovrebbe esserci pure anche come soggetto giuridico per partecipare ai contributi pubblici con propri bilanci. Costi e ricavi che ora fanno parte di una unica realtà. 

La prima domanda che sorge spontanea è però questa: nella città che ospita l’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, ovviamente dotato di Comitato Scientifico composto di persone di ottimo livello, era proprio necessario costituire un secondo Comitato Scientifico che si occupa poi della medesima cosa? Nel caso specifico di Alessandra Carlotta Pellegrini, già membro del comitato scientifico dell’INSV, composto delle stesse persone. Di chi poi sarà a carico questo nuovo Comitato e quanto costerà al contribuente? La trasparenza sempre dichiarata dell’ex grillino vorrebbe che, insieme all’annuncio dei nomi, venissero annunciate anche le relative remunerazioni. Se lo si è fatto con Meli e Fontana, a maggior ragione lo si dovrebbe fare ora in periodo di grandi difficoltà per le istituzioni culturali e in particolare quelle musicali. 

Quanto al Direttore Musicale: nome altisonante, anche se lo zio Claudio era un’altra cosa, figlio di Marcello Abbado (che di Claudio è fratello) a lungo Direttore del Conservatorio di Milano, Roberto ha diretto ovunque ma posizioni di rilievo come Direttore Musicale non ne ha mai avute. Quella attuale che ricopre a Valencia non è proprio di quelle che fanno la gloria di un curriculum, soprattutto visto quel che resta oggi del Palau de les Arts dopo le devastazioni finanziarie provocate dalla Signora Helga Schmidt, che per le sue malefatte fu pure arrestata (LINK). Oggi – a 62 anni – Roberto Abbado conduce l’onesta routine di un direttore d’orchestra che ha mancato una vera e importante carriera internazionale e cerca riconoscimenti che possano dare un nuovo impulso alla sua carriera. Spero di sbagliarmi ma temo che non sia questa la scelta che possa rilanciare davvero il Festival Verdi.

Insomma sorge il dubbio, anche legittimo, che negli ultimi anni a partire da Mauro Meli per arrivare a Carlo Fontana il teatro parmigiano, pur essendo un patrimonio pubblico, sia stato solo strumentale agli interessi di chi lo gestiva. Sembra proprio che anche Federico Pizzarotti abbia appreso l’arte da questi maestri. (22/01/2017)  

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