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Paolo Bordogna in registrazione con la Toscanini al Paganini di Parma

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Foto Luigi Boschi: Paolo Bordogna durante la registrazione al Paganini

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Il baritono Paolo Bordogna, ieri 12 settembre 2014, mentre registrava con la Toscanini al Paganini per Universal Decca.
Luigi Boschi 

Avevo inviato qualche giorno fa al noto baritono queste domande a cui ancora non ha dato risposta. Le pubblico però ugualmente perché lui è fuori tempo massimo, ed anche a dimostrazione dell’impegno di questo blog per il teatro italiano, disponibile sempre e al fianco di tutte le organizzazioni e operatori culturali seri. Capisco il suo impegno durante la registrazione, ma probabilmente avrebbe dovuto disdire accordi presi con altri professionisti o incaricare qualcuno del suo staff. Non penso che un artista internazionale agisca da solo (si avvale di Ariosi Management) Non ricevere ancora risposta lascia perplessi sulla qualità relazionale del maestro Bordogna. Lo avevo informato che avrei voluto uscire insieme al reportagefotografico realizzato al Paganini, in pessime condizioni e senza tempo (dopo aver concordato con lui giorno e ora). Ma questo ho potuto fare vista l’indisponibilità. Non è certo un comportamento da artista internazionale e parimenti del suo staff organizzativo un comportamento così superficiale con la rete, visto poi che questo blog e la rubrica di Enrico Votio del Refettiero per contenuti e impegno, godono di buona indicizzazione su Google e di discreto seguito nel “pubblico del Teatro”. Ripresi anche dalla cronaca da NEWSWEEK.  Probabilmente la Svizzera di Ariosi, suo agente, ha altre abitudini. Una intervista scritta certamente è più impegnativa e puntuale, di una audio o solo orale, troppo spesso cause di fraintendimenti, ma visto il valore della registrazione con Universal Decca, ho ritenuto di pubblicare qualcosa che avesse durata nel tempo o non un testo per l’uso solo dell’immendiato.

 Luigi Boschi

Domande per una intervista scritta

Avrei pensato a queste domande per il baritono Paolo Bordogna. 

-Nel programma del CD
 Cimarosa, Il matrimonio segreto: Udite, tutti, udite!
W. A. Mozart, Don Giovanni: Madamina, il catalogo è questo
G. Rossini, Il barbiere di Siviglia: A un dottor della mia sorte
G. Rossini, Il Turco in Italia: Se ho da dirla
G. Rossini, La Cenerentola: Sia qualunque delle figlie
G. Donizetti, L’elisir d’amore: Udite, o rustici
G. Donizetti, Don Pasquale: Son nov’ore
G. Verdi, Falstaff: Ehi, paggio!
G. Puccini, Gianni Schicchi: Ah! Vittoria, vittoria!
P. Mascagni, Le maschere: Questa è una piazza
N. Rota, Il cappello di paglia di Firenze: È una cosa incredibile

 viene evidenziato un percorso evolutivo del carattere del buffo nel melodramma italiano. Potrebbe descriverci per grandi linee come si trasforma questo carattere nei quasi duecento anni di produzione? 

-Sino al tardo Donizetti, o forse addirittura sino all’arrivo di Verdi, la categoria vocale del baritono non compare e non viene messa a fuoco dai compositori italiani. In Cimarosa e in Rossini non si può parlare di baritono. Nell’Elisir d’amore di Donizetti il ruolo di Dulcamara è per basso buffo, mentre in Verdi i personaggi buffi vengono affidati ai baritoni (Melitone, Falstaff e Ford…), così in Puccini. Come noto un interprete di grande qualità, riesce a trasformare il proprio approccio a seconda della diversità di scrittura presupposta dalle due categorie vocali?  

-Secondo lei la scrittura musicale in che misura incide sulla trasformazione del buffo nei decenni? Dalla Serva padrona allo Schicchi quanto l’evoluzione può essere ricondotta alla scrittura musicale?  

-Verdi e Puccini, due autori che hanno speso la propria vita al servizio del dramma e della tragedia in musica, concludono la propria carriera artistica con due commedie: Falstaff e Gianni Schicchi (che di fatto è l’ultima opera compiuta di Puccini). La prima è pervasa da un senso di struggente malinconia crepuscolare; la seconda da una cattiveria e da un cinismo tutto toscano che possiamo far risalire addirittura a Dante (dal quale è tratta la trama dell’opera). L’approccio vocale presuppone un atteggiamento molto differente rispetto a quello tenuto per un Don Bartolo, un Don Magnifico o un Dulcamara. La voce come deve trasformarsi rispetto alla produzione precedente?  

-Quanto ritiene importante un approccio “filologico” al melodramma italiano? L’opera oggi fatica a coinvolgere le giovani generazioni? Come legge la parola “filologia” applicata all’opera, e quanto potrebbe nutrire un nuovo modo di far parlare la lirica alla contemporaneità? Cosa ne pensa del ripristino del diapason verdiano e preverdiano?

-L’opera buffa è soggetta a bizzarrie registiche di ogni tipo in quanto nasce come tentativo satirico di realismo scenico: l’intermezzo buffo voleva mettere in rilievo i difetti e i tic della società; si presta molto all’attualizzazione, qual è il suo pensiero in merito alle regie che pretendono di attualizzare capolavori immortali che, di norma, non dovrebbero avere bisogno della manipolazione di interpreti che dovrebbero limitarsi a riprendere e proporre nel modo più consapevole possibile il volere dell’autore?

-Conosciamo Nino Rota come grandissimo autore di musica cinematografica. Come il cinema ha sostituito il melodramma quale spettacolo di massa? E come i due generi si sono influenzati vicendevolmente? La fanciulla del West di Puccini precede di soli quattro anni il primo western di John Ford…e comunque la Grande rapina al treno precede a sua volta l’opera di Puccini. 

-Vista la grande difficoltà economica in cui operano i teatri d’opera italiani, lei cosa vorrebbe si cambiasse?
Quali suggerimenti, da artista internazionale, proporrebbe nella gestione artistica e manageriale?

-Quali le ragioni che l’hanno indotta a venire a Parma a incidere con la Toscanini?

-Quali caratteristiche particolari vorrebbe riuscire a dare a questo suo lavoro discografico? Come vorrebbe fosse percepito dal pubblico?

(Parma, 11/09/2014)

Luigi Boschi

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