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Renato Caccamo: Le mie ricerche su Mauro Meli sono prove documentate

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Nella prossima riunione del cda Scala, lunedì, il punto centrale dell’ ordine del giorno riguarda il “dossier Caccamo”, un faldone di documenti raccolti dal magistrato (ora in pensione) Renato Caccamo, un nome noto durante i processi di Mani Pulite. Il dossier riguarda Mauro Meli, il direttore artistico della Scala voluto dal maestro Muti, e in particolare la sua gestione del teatro lirico di Cagliari, ma più in generale entra nel merito del dissidio tra Meli e Fontana e nelle tensioni che corrono tra alcuni membri del cda e l’ attuale sovrintendente.

Dottor Caccamo come andrà a finire secondo lei? «Non lo so, ma è fuori discussione che la revoca di Fontana e la nomina a sovrintendente di Meli, attuale titolare di direttore di una anomala “Divisione Scala” al quale sono stati delegati poteri in contrasto con le prerogative che lo Statuto attribuisce al sovrintendente, sia sostenuta soprattutto dai consiglieri Tronchetti Provera e Confalonieri». Secondo lei perché si vuole questa revoca? «Ricordo una telefonata in cui il maestro Muti lamentava la cattiva gestione di Fontana, causa secondo lui della decadenza del teatro. Mi pare un pretesto. L’ attività artistica è predisposta di concerto con il direttore artistico ed il direttore musicale. Il che significa che il direttore artistico e quello musicale sono i principali responsabili della programmazione artistica e non possono lagnarsi delle scelte e della qualità degli spettacoli che fanno loro stessi». Meli dice di aver aumentato il numero e la qualità delle recite. «La gestione Meli si prospetta ingiustificatamente come molto onerosa per i bilanci della Fondazione.
A parte lo sconcertante numero di recite, oltre metà delle quali sono fuori abbonamento, di Gli Stivaletti del Teatro Lirico di Cagliari, saltano all’ occhio ben 13 recite di Rinaldo, con direttore e cantanti quasi ignoti ai frequentatori del Teatro, agli Arcimboldi dove la gente non ama andare anche se si tratta di un’ opera di repertorio, come dimostra il fatto che le undici recite de l’ Europa riconosciuta diretta da Muti, con un cast ed un allestimento eccellenti, non siano state esaurite. E in più i grandi direttori dove sono?». Cosa pensa di una eventuale revoca del sovrintendente Fontana? «Non mi pare che a Fontana possano essere fatti degli addebiti di tale gravità che giustifichino la revoca. Visto che si è molto vicini alla scadenza del mandato, si sarebbe potuto, per la decenza, attendere la scadenza naturale e non affrontare una eventuale vicenda giudiziaria che potrebbe costare molto alla Fondazione in termini economici e di immagine. Però mi viene il sospetto che si voglia pregiudicare la facoltà di scelta del prossimo cda, facendogli trovare l’ incarico già assegnato a Meli e ponendolo nella scomoda posizione di dover decidere se confermare o revocare il mandato». E il suo dossier su Meli a Cagliari? «Ho sentito dire che alcuni consiglieri l’ hanno definito paccottiglia. Dubito che persone in buona fede possano liquidare come paccottiglia atti ufficiali come, tanto per fare qualche esempio, il parere dell’ Avvocatura dello Stato sul concerto Paroda-Noa per il quale era stato fissato un impegno di spesa di 40.000 euro e che Meli ha sostituito senza autorizzazione alcuna con altro lievitato a 150.000 euro che il nuovo sovrintendente vorrebbe non pagare o le gravissime critiche espresse dal capo dipartimento del ministro Urbani nella nota 29-8 – 2000 e nella lettera del 2001 circa il contratto da Meli stipulato con clausole del tutto anomale con la Starsound nella persona del suo legale rappresentante Valentin Proczynski per l’ esecuzione in forma semiscenica della Nona sinfonia di Beethoven, per la quale sarebbe stato superato l’ incredibile impegno di spesa di lire 2.267.865.000 (orchestra ed il coro erano quelli del Lirico di Cagliari) e così via…. Mi aspetto che i revisori del cda Scala facciano il loro dovere, come mi aspetto che lo faccia la Corte dei Conti che dagli atti del ministero in mio possesso parrebbe stia svolgendo indagini sulla gestione del lirico». Perché Meli non dovrebbe essere nominato sovrintendente o direttore artistico della Scala? «Sono documentalmente dimostrati passivi spaventosi per cui al Lirico di Cagliari sono rimasti solo gli occhi per piangere. Ed è appena il caso di ricordare che la proposta di Meli a direttore della Divisione Scala fu fatta con riferimento ai positivi risultati della gestione del Lirico di Cagliari come sovrintendente».

ANDREA MONTANARI

Fonte Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/02/11/le-mie-ricerche-su-meli-sono-prove.html