Home Dossier 2013 Bicentenario Verdiano Sebastiano Rolli, Michele Pertusi: il nostro Progetto musicologico per il teatro Regio...

Sebastiano Rolli, Michele Pertusi: il nostro Progetto musicologico per il teatro Regio di Parma

426
7
Sebastiano Rolli (Direttore d'orchestra)

Michele PertusiSebastiano Rolli

Premessa introduttiva

In questi (quasi) due anni di dibattito e di riflessioni sul Teatro Regio, è nato un progetto artistico e gestionale. Il progetto artistico (che qui presentiamo) è il frutto di colloqui, scambi, approfondimenti, ripensamenti. Vuole cercare in tutta umiltà di tracciare una linea d’indirizzo per quelle che potranno essere le strategie future adottate dal Teatro per rilanciare la propria infangata immagine nel mondo musicale e culturale. In questi mesi di incontri, colloqui e confronti abbiamo toccato con mano la distanza che separa l’universo degli “intellettuali” da quello degli amministratori del potere.

Questa distanza è essenzialmente interprete di una diversa ottica sulla realtà cittadina, di diversi interessi e vantaggi. Non siamo tanto ingenui da credere che la “Chiesa si gestisca con le Ave Maria” come disse Paul Marcinkus, ma non siamo nemmeno tanto cinici da credere che queste non servano (se ci passate il parallelismo). Oggi ci troviamo di fronte ad una svolta abbastanza epocale. Il mondo sta drammaticamente cambiando, la nostra città ha vissuto un periodo senza precedenti, il nostro Teatro (simbolo ed espressione istituzionale della cultura cittadina) sta passando un momento che non ha eguali nella propria storia.
I responsabili dell’attuale situazione non sono le contingenze internazionali, che’ allora tutti i teatri sarebbero nello stato in cui versa il Regio, bensì l’attuale team dirigente (recentemente sfiduciato da tutti i dipendenti del Teatro stesso – cosa mai successa prima!!). Va da sé che la proposta culturale da noi elaborata può avere un seguito solo nel momento in cui queste persone verranno rimosse. Allo stesso tempo il progetto culturale (al quale verrà affiancato un progetto economico-amministrativo in fase di ultimazione) non è una bacchetta magica, ma solo una proposta credibile e seria che sentiamo di dovere alla città senza pretendere nulla in cambio. Infatti è nello spirito di servizio a questa che mettiamo sul piatto le nostre proposte: per condividerle, per ricevere critiche costruttive, per metterci in discussione, per poter integrare nello spirito di un dialogo aperto ciò che si ritiene migliorabile.
Crediamo che il nostro compito sia questo; lontani dai giochi politici, lontani da legittime obbedienze di partito, e soprattutto lontani da quelli che possono essere i legami di interesse economico e quindi politico che attanagliano la città, rimaniamo cittadini liberi! Non abbiamo padroni, non siamo sudditi e non abbiamo debiti con nessuno: è nello spirito di questa libertà che ci sentiamo di presentare le nostre idee sulla strada che il Regio potrà intraprendere.

INDICE

– Importanza di un progetto musicologico
– L’approccio filologico al melodramma verdiano
– Un’Accademia
– La formazione del pubblico
– Il Verdi Festival
– La stagione lirica
– Gli eventi collaterali
– Le collaborazioni essenziali

 

IMPORTANZA DI UN PROGETTO MUSICOLOGICO

Non sempre il melodramma verdiano conobbe la fortuna che gli arride ormai da quasi cent’anni. Agli inizi del novecento, tutta la prima produzione del compositore non veniva quasi più eseguita, o eseguita in modo sfigurato con la presenza di interpolazioni da altre opere, alterazioni delle linee melodiche, dell’orchestrazione, del libretto. Fu grazie all’intervento di Arturo Toscanini che si ebbe (a partire verosimilmente dal 1902) una rinascita verdiana. Le rappresentazioni de Il trovatore che il maestro parmigiano diede Alla Scala per il primo anniversario della morte di Verdi, vollero restituire il dramma romantico alla propria purezza e integrità musicale. Toscanini incontrò le opposizioni dell’intellighenzia dell’epoca, tanto che casa Ricordi era restia nel rilasciare il permesso di utilizzo della partitura. Verdi veniva visto, perlopiù, come un grande compositore d’opera invischiato in drammi romantici veicoli di intrattenimento ed evasione. Solo le ultime opere del Maestro erano apprezzate alla stregua di importanti opere d’arte, sebbene non troppo amate dal grande pubblico. Ci volle tutta la forza e la caparbietà di Arturo Toscanini per imporre il concetto che tutta la produzione verdiana era degna di comparire nell’olimpo delle grandi creazioni artistiche e culturali dell’umanità. Questa operazione prese le mosse da un progetto musicologico: rappresentare le opere di Verdi come erano state concepite, senza alterazioni, senza trasposizioni, affidandosi al concetto di prassi esecutiva. Il maestro parmigiano ebbe la capacità, la lungimiranza e la cultura per affermare in teatro, attraverso un approccio critico, quanto la vitalità e la forza artistica di Verdi acquistasse rilievo da rappresentazioni che non si basassero più su una vieta tradizione, bensì sul rispetto assoluto dello stile e della pagina scritta.

 

Ai nostri giorni si sta vivendo una situazione di stallo simile a quella di inizio novecento.

 

Le opere all’epoca di Verdi venivano eseguite in modo radicalmente differente da quello al quale siamo abituati: le orchestre, i materiali scenici, l’altezza del diapason… tutto era differente. Oggi assistiamo al melodramma verdiano inquinato da mode e stili successivi a quelli dell’epoca romantica; questi hanno alterato equilibri sonori, sfumature espressive, altezze melodiche. Per riuscire a tornare a presentare Verdi in tutto il suo splendore bisogna dar vita ad una operazione altamente strutturata e qualificata attraverso la quale si possa restituire il dramma ai propri canoni estetici. Questo tipo di approccio non è ancora stato tentato in modo capillare da nessuno. Parma potrebbe essere la locomotiva e il traino di un’operazione culturale di respiro internazionale coinvolgente alcune delle più importanti risorse a livello mondiale dando alla nostra città il lustro culturale che è mancato in questi ultimi anni.

 

Un progetto musicologico significa rappresentare Verdi in modo differente e più autentico rispetto a qualsiasi altra parte del mondo; creare delle condizioni tali che incentivino il pubblico internazionale a venire a Parma in quanto solo qui si può affermare di sentire Verdi in modo unico e peculiare.

 

Crediamo che oggi ci sia bisogno di un tratto distintivo che connoti la nostra città creando attorno al nome di Verdi un interesse tale da eleggere Parma a capitale del suo melodramma. Senza questo approccio critico non ci sono ragioni perché uno spettatore di Vienna o di New York debba decidere di venire nella nostra città quando ha modo in patria di assistere in patria a rappresentazioni blasonate. Solo creando questa unicità potremo sperare a buon diritto di vederci al centro dell’interesse culturale e quindi turistico del mondo.

 

A questo proposito crediamo sia fondamentale creare all’interno del Teatro una Consulta Artistica formata dalle massime personalità della cultura (soprattutto cittadina) in modo da creare in seno ad essa una discussione sulle strategie artistiche, sugli indirizzi da intraprendere e le scelte programmatiche . 

 

UN APPROCCIO FILOLOGICO AL MELODRAMMA VERDIANO

 

Accostarsi in modo filologico al melodramma verdiano significa svolgere un serio lavoro di studio sulle fonti scritte originali. Parma ha la fortuna di ospitare l’Istituto Studi Verdiani contenente gli autografi del compositore e il materiale epistolare utile a condurre un lavoro capillare sulle prime edizioni dei capolavori in questione. L’edizioni critiche delle opere di Verdi sono ora al vaglio della Chicago University sotto il coordinamento di Philip Gosset. Adottare un’edizione critica significa consentire agli interpreti di lavorare sulla stesura dell’opera considerata conforme al volere dell’autore. Questo indispensabile punto di partenza deve essere necessariamente integrato da altri accorgimenti culturali che ci consentano di giungere a quella che dovremo chiamare esecuzione critica.

– Sarebbe importante (in sede di Festival) creare un’organico orchestrale che si avvalga degli strumenti originali ottocenteschi di cui si serviva Verdi (a questo proposito un importante lavoro di ricerca venne fatto da Sir John Eliot Gardiner); l’utilizzo di questi strumenti, la cui organologia crea un suono molto più morbido e sfumato di quelli attuali, impone l’utilizzo di un diapason più basso di quello in uso oggigiorno.

 

Questo è un fatto di grande rilevanza perché consente di fruire delle partiture verdiane nella loro corretta tonalità evitando trasposizioni di tono in quelle pagine che potrebbero mettere in difficoltà l’interprete vocale. Il diverso suono degli strumenti originali consente, oltretutto, al cantante di appoggiarsi in modo agevole alle indicazioni dinamiche dell’autore. Le partiture di Verdi sono ricche di pianissimi mai rispettati in quanto il suono delle orchestre attuali (molto fragoroso) non consente il gioco di sfumature sparso a piene mani e atto ad arricchire le pieghe psicologiche dei personaggi. Tornando ai pesi sonori originali si ha la possibilità di gustare una gamma espressiva da parte del palcoscenico molto maggiore ed insospettata.

 

– L’orchestra, all’epoca di Verdi, era posta a livello della platea e gli organici erano minori degli attuali. Sarebbe un esperimento molto interessante, ed un grande richiamo turistico, rappresentare un melodramma nella vera posizione logistica e spaziale dell’epoca verdiana.

 

 

– Gli stessi materiali scenici e i costumi erano costruiti in modo tale che la voce non venisse assorbita ma riflessa verso il pubblico, consentendo una volta ancora ai cantanti di seguire le indicazioni dinamiche di partitura senza paura di essere coperti dall’orchestra.

 

 

Questi ed altri accorgimenti storici e musicologici sarebbero tali da creare un interesse enorme verso il TR da parte di tutto il mondo musicale e di tutto quel turismo che vorrebbe venire a Parma per assistere all’opera come poteva essere eseguita all’epoca del compositore.

 

Questa non dovrà tuttavia essere un’operazione museale, bensì dovrà essere accompagnata da allestimenti che sottolineino la contemporaneità dell’opera pur poggiando su basi esecutive storicistiche.

 

Il tutto avrebbe ripercussioni importantissime sulla vocalità verdiana. La possibilità di esplorare vaste gamme coloristiche e dinamiche darebbe ai cantanti la possibilità di sviluppare uno stile ed un approccio alla musica in grado di formare nuove generazioni di interpreti. Il poter approfondire il fraseggio, il colore, la parola scenica, l’accento senza paura di essere sopraffatti dall’orchestra traccerebbe quella nuova via da esportare in tutto il mondo consentendoci di superare la fase di stallo di cui si parlava nel precedente paragrafo. Solo tornando alla verità esecutiva del melodramma verdiano potremo sperare di perpetrarlo in modo sempre più fruttuoso avendo nuove generazioni  di esecutori consapevoli a disposizione. 

 

UN’ACCADEMIA

 

 

Il discorso attorno ad un’accademia teatrale deve partire dal presupposto che l’urgenza di formare nuove generazioni di interpreti consapevoli è pressante. Il formare giovani leve riveste un duplice significato ed una duplice importanza: avere un vivaio di esecutori talentuosi coi quali allestire a basso costo opere di buon livello; dare la possibilità ai medesimi di formarsi alla scuola dei grandi interpreti per diventare cantanti, registi, attori, costumisti, scenografi, direttori d’orchestra in grado di portare avanti il discorso artistico negli anni a venire.

Un’accademia ha bisogno di due tipologie di corsi: quelli istituzionali (distribuiti lungo il corso dell’anno), e quelli monografici (a scadenza mensile).

 

Nel primo gruppo si devono individuare le seguenti materie:

 

 

         Tecnica vocale (distinta per cantanti e attori)

 

         Arte scenica (distinta per cantanti e attori)

 

         Storia degli stili musicali e teatrali

 

         Interpretazione vocale

 

         Dizione 

 

         Elementi di Scenotecnica

 

         Elementi di Costumistica

 

         Elementi di Illuminotecnica 

 

         Storia della letteratura poetica e drammatica 

 

         Drammaturgia musicale

 

         Lettura della partitura 

 

         Accompagnamento pianistico 

 

Le materie che l’Accademia approfondirà avranno una specifica relazione al repertorio verdiano con un riferimento particolare agli stili e alle forme interpretative del teatro di prosa ottocentesco. Si dovranno individuare docenti fissi che curino i vari aspetti della formazione dell’interprete con costanti collegamenti alle strutture e ai corsi esistenti al Conservatorio di Musica e dell’ Istituto d’arte ‘Paolo Toschi’.

Il secondo gruppo formativo vedrà l’avvicendarsi di note personalità dello spettacolo, della musicologia, della storia della letteratura, del teatro, della cultura che terranno stages di un week-end su temi di approfondimento specifici. 

 

L’alunno dell’accademia dovrà partecipare ai corsi istituzionali e potrà partecipare agli stages monografici.

 

L’obiettivo non sarà soltanto quello di arricchire il proprio curriculum e le proprie conoscenze, ma anche quello di entrare a far parte dello staff del TR nella qualità e nel ruolo approfondito. In questo modo il TR avrà rinnovate forze artistiche in grado di sostenere l’attività dei prossimi anni a costi accessibili.

 

L’interazione fra insegnanti musicali e teatrali sarà strettissima in modo da mettere in rilievo i nessi e le analogie presenti fra il repertorio lirico e quello di prosa 

 

– Verdi era un grande fruitore del teatro di prosa e conoscitore profondo della declamazione teatrale. Diversi suoi personaggi musicali sono stati plasmati partendo dall’interpretazioni teatrali dei grandi maestri della scena italiana come Tommaso Salvini, Gustavo Modena, Ernesto Rossi. Il cantante dovrà conoscere la derivazione di certa scrittura verdiana e approcciarla con la corretta dizione e la corretta enfasi.  

 

– I registi e i direttori d’orchestra dovranno avere le basi per partire da una costruzione dello spettacolo che tenga conto dei valori della partitura e delle indicazioni librettistiche e sceniche dello stesso autore. Nelle partiture verdiane è già implicito il gesto scenico e retorico, il recupero di questo, di conseguenza, deve essere alla base dei corsi di arte scenica.  

 

– La conoscenza delle forme teatrali e poetiche ottocentesche sarà la base per un corretto approccio stilistico, in modo da sottolineare e approfondire tutti quei punti di contatto presenti fra le tragedie di Alfieri e Manzoni (vere e proprie partiture musicali nelle quali il recitativo si alterna alla romanza, questa al duetto, e al concertato) e le partiture di Verdi.

 

L’approfondimento dell’arte poetica ottocentesca stabilirà i nessi fra la letteratura verdiana cameristica e la poesia dei nostri grandi poeti. 

 

– Lo studio della partitura sarà fondamentale per l’interprete vocale in quanto lo informerà di tutti quei nodi inscindibili che legano il palcoscenico alla buca. I raddoppi orchestrali che la voce subisce; i ponti modulanti; il tipo di variazioni strumentali che sottolineano i differenti stati d’animo di un personaggio; i pesi sonori che sostengono determinati passaggi; il colore strumentale al quale assimilare la propria voce per ottenere un effetto espressivo particolare sono concetti che un interprete deve avere sempre presenti. 

 

– Lo studio dello stile, infine, sarà fondamentale per sintetizzare il tutto in un approccio moderno che parta dalla conoscenza delle intenzioni originarie del compositore. 

 

Eseguire Verdi oggi è una sfida: conoscere profondamente la prassi esecutiva è indispensabile per capire che l’interpretazione vocale verdiana non è questione di decibel, bensì di colore, di accento, di parola scenica, di aderenza al personaggio e alle pieghe psicologiche della drammaturgia.

 

L’insieme delle materie sopra elencate (tese a formare non solo i cantanti, ma anche le altre figure chiave del teatro lirico come gli scenografi, i registi, le comparse, i pianisti accompagnatori), deve trovare sintesi in una figura professionale consapevole delle diversificate competenze che formano l’uomo di teatro, di qualunque grado e settore esso sia. L’Accademia teatrale dovrà formare tutte quelle figure professionali che lavorano nel teatro (lirico e di prosa), e che devono essere la summa delle competenze e conoscenze non solo della propria disciplina (giacché qualsiasi disciplina esiste solo in relazione alle altre), ma di tutte quelle presenti. 

 

I docenti alterneranno la propria attività con la presenza in palcoscenico; gli artisti invitati agli stages, saranno anche personalità coinvolte nell’attività produttiva del Regio.  

 

LA FORMAZIONE DEL PUBBLICO

 

 

Il pubblico di Parma ha nel dna il melodramma, ma le vecchie generazioni si stanno spegnendo; l’urgenza è quella di formare non solo una nuova generazione di interpreti, ma anche una nuova generazione di spettatori 

 

– Il TR dovrà partire dalle scuole primarie e secondarie con progetti condivisi nei quali si forniscano materiali didattici agli insegnanti all’inizio dell’anno. I materiali riguarderanno l’attività che il TR avrà intenzione di svolgere durante l’anno accademico; gli insegnanti saranno in grado di tessere fra la musica e la storia della letteratura, dell’arte e della politica, quelle relazioni tese a contestualizzare il melodramma. L’Accademia legata al TR sarà in grado di fornire un’assistenza costante alle scuole attraverso incontri con gli insegnanti e con gli studenti. Creando un percorso didattico di questo tipo i ragazzi saranno preparati per andare sentire le offerte del TR. Gli studenti dovranno avere la possibilità di partecipare a prove di regia, di sala, di orchestra, di costumi, di luci, visitare i laboratori. Potranno, in certe occasioni concordate, e a piccoli gruppi, sedersi in orchestra, salire sul palcoscenico, fare domande e chiedere spiegazioni. Solo facendoli entrare nella fucina dalla quale nascono gli spettacoli avremo la speranza di coinvolgerli e incuriosirli; non dovremo farli assistere passivamente ad uno spettacolo, ma condurli nel ‘dietro le quinte’ per avvicinarli ad un linguaggio altrimenti estraneo. 

 

– Il pubblico universitario dovrà avere le stesse opportunità con un normale adeguamento di linguaggio. Per loro potrà essere possibile assistere da uditori anche alle lezioni dell’Accademia o agli stages. Potranno essere organizzate conferenze e incontri nelle loro facoltà con compendio di concerto. Per loro si organizzeranno dibattiti nei quali possano discutere con personalità della cultura e del teatro in relazione ai temi specifici dei loro indirizzi di studi. ‘Musica e matematica’; ‘Storia risorgimentale e storia del melodramma’; ‘Filosofia della musica’; ‘Il teatro verdiano nell’unità d’Italia’; ‘La ricerca scientifica e i principi di acustica’… sono tutti temi che  costituiscono momenti di approfondimento interdisciplinare. 

 

– Il pubblico più anziano o quello più esperto potrà essere avvicinato tramite incontri nei circoli culturali, attraverso momenti di ascolto commentato; attraverso l’analisi di una partitura inserita in un contesto più ampio e l’esecuzione dal vivo di selezioni d’opera. Soprattutto dovrà essere guidato nella riscoperta di un repertorio che conosce solo attraverso la ‘tradizione’. Si dovranno fare degli incontri di approfondimento che mettano in rilievo le specificità della tradizione e le specificità della prassi esecutiva. Il pubblico capirà quindi che ritornare agli originali verdiani non significa tradire lo spirito del compositore, bensì mettersi al suo servizio. Come il restauro della Cappella Sistina ha riportato alla luce i colori meravigliosi di Michelangelo, il restauro di una partitura verdiana attraverso un’esecuzione critica che prenda le mosse da quanto detto nei paragrafi precedenti, porterà alla luce una gamma coloristica inaspettata e favolosa.

 

Il pubblico è elemento essenziale del Teatro, ma questo va formato con pazienza e programmi adeguati. 

 

Va, infine, riportato a teatro, oppure il teatro deve andare da lui.

 

Il TR dovrà produrre una serie di eventi (concerti, incontri, dibattiti, conferenze, rappresentazioni operistiche) su tutto il territorio. Dovrà andare nei paesi di campagna come in quelli di montagna a far conoscere il repertorio e la cultura musicale. Avvalendosi dell’aiuto delle forze amatoriali (corali e orchestrali) e del Conservatorio dovrà portare la musica verdiana nei piccoli centri facendo loro conoscere le proprie attività. Ovviamente le forze di cui il TR si avvarrà per contenere i costi, dovranno avere l’incentivo di una collaborazione e di uno scambio produttivo con il Teatro.

 

Riuscire a esportare l’attività musicale nei centri più lontani al Teatro sarà uno degli obiettivi principali.

 

Altro obiettivo sarà quello di internazionalizzare il pubblico attraverso un’offerta musicale che si distingua per peculiarità da quella di tutti gli altri.

 

Un’ultima considerazione deve riguardare uno spazio all’interno del Teatro nel quale una Consulta del pubblico pagante possa riunirsi, elaborare richieste, progetti, eventuali pubblicazioni, attività collaterali di cui senta l’esigenza. Una rappresentanza del pubblico deve poter assistere alle riunioni artistiche, portare la propria esperienza e la propria voce all’interno del Teatro.

 

Il pubblico di Parma paga lo spettacolo due volte: come contribuente e come spettatore che acquista il biglietto; il suo coinvolgimento attivo è essenziale. 

 

IL VERDI FESTIVAL 

 

 Il marchio più significativo del TR è il VF; questo dovrà essere il momento di maggior approfondimento nel quale si convoglieranno tutte le collaborazioni e le forze culturali e artistiche della città.

 

Abbiamo già accennato come la ragione principale in grado di tenere in vita il VF sia un’offerta di spettacolo che prenda le mosse da presupposti musicologici e di approfondimento esecutivo.

 

L’allestimento di opere verdiane come si sono sempre viste e continuano a vedere ovunque non è un motivo sufficiente per giustificare la presenza di un Festival che si vuole porre come obiettivo l’essere punto di riferimento dell’interpretazione verdiana nel mondo.

 

Questo obiettivo si può raggiungere solo nel momento in cui lo spettacolo o gli spettacoli siano il risultato di un percorso critico strutturato. 

 

Innanzitutto sarà indispensabile avvalersi (ove possibile) delle edizioni critiche curate dalla Chicago Univerity Press e Philip Gosset; quindi della partecipazione di studiosi e musicologi che incontrino il pubblico e il cast in questione. La loro consulenza deve essere portata in palcoscenico a contatto con gli interpreti in modo da sciogliere quei nodi musicali e drammaturgici presenti in  partitura.

 

Sarà essenziale costruire attorno alle rappresentazioni momenti di incontro (conferenze, dibattiti, ascolti guidati o percorsi culturali che conducano ad una sempre maggior conoscenza del melodramma), nei quali ci si avvarrà dei materiali iconografici, epistolari, cronachistici, politici dell’epoca. Attraverso una adeguata ricostruzione dei principi sociali, estetici, strutturali, politici, che stanno attorno all’opera verdiana potremo contestualizzare lo spettacolo affinché non risulti avulso da uno sfondo (Cfr il paragrafo sugli Eventi collaterali).

 

Il coinvolgimento delle scuole dovrà essere teso a far capire i nessi fra il melodramma verdiano e la storia politica e culturale del nostro paese (Cfr il paragrafo L’educazione del pubblico).

 

I circoli lirici ospiteranno convegni, conferenze, incontri con gli interpreti ai quali porre questioni e riflessioni.

 

Tutta la città dovrà essere parte del Festival attraverso un discorso di coinvolgimento e informazione non solo commerciale, ma culturale. Tutti dovranno avere la possibilità di andare a teatro e incontrare i suoi operatori a tutti i livelli per capire di cosa si opera in un VF. La città sarà il principale motore del VF in quanto non si sentirà di subire passivamente un evento sperando che porti qualche turista, ma si sentirà parte in causa dell’operazione. Questo si può ottenere solo attraverso l’informazione e la possibilità di capire e conoscere l’importanza della figura di Verdi all’interno della nostra società. 

 

Le opere verranno eseguite con l’ausilio di criteri filologici (gli unici che ci possano distinguere dal resto del mondo): 

 

         Utilizzo degli strumenti originali

 

         Utilizzo delle partiture critiche

 

         Utilizzo del diapason verdiano

 

         Utilizzo di accorgimenti scenici e attoriali desunti dai materiali e dalla trattatistica ottocentesca

 

         Ausilio di interpreti disposti a costruire la rappresentazione durante tutto un anno di lavoro in modo da ricreare un corretto approccio alla vocalità e al fraseggio verdiano.

 

         Creazione di un percorso formativo all’interno dell’Accademia atto a fornire al VF gli interpreti adatti ai titoli in cartellone (con la presenza di uno o due nomi internazionali).

 

         Possibilità per i giovani, preparati per un anno intero, di debuttare in importanti titoli e contesti così che in tutto il mondo si cominci ad eseguire Verdi come a Parma. 

 

Sarà il lavoro di un anno a far scaturire l’opera del VF. Gli interpreti che calcheranno le scene (con la necessità di avere più cast a disposizione), conosceranno tutti gli aspetti della rappresentazione e potranno restituirci esecuzioni consapevoli del vero stile verdiano. 

 

LA STAGIONE LIRICA 

 

Se il VF dovrà occuparsi di un approccio filologico al melodramma verdiano affinché possa distinguersi dalle altre realtà internazionali, la SL potrà approcciare il medesimo secondo l’ottica di quella tradizione frutto del pensiero dei maestri (Arturo Toscanini).

 

In due secoli di storia, sulle opere di Verdi, si sono incrostati molti vizi. Questi sono frutto di mode momentanee legate al carisma particolare di un grande interprete, alla necessità di un applauso a scena aperta, al gusto deteriore di un determinato momento storico.

 

Vi sono, altresì, tradizioni avallate dallo stesso autore o che si sono insediate grazie al ‘miglioramento’ di qualche direttore d’orchestra (lo spostamento di una sillaba, la trasposizione di una tonalità, l’adottare una vocale più sonora, il raddoppio strumentale di un momento drammatico…). Si tratta di interventi tesi a rendere più eseguibili passaggi considerati ostici, o dei quali si sia tramandato lo scontento del compositore.

 

Il lavoro è delicatissimo in quanto si tratta di discernere ciò che si può mantenere della tradizione e ciò che deve essere rigettato.

 

Anche in questo caso sarà essenziale l’ausilio di musicologi, critici e studiosi. Dalla loro opera di scavo e approfondimento si potrà risalire all’origine di una tradizione per capire se questa possa essere stata approvata dal compositore o a lui sconosciuta.

 

In questo modo la SL non sarà soltanto un momento di socialità e condivisione (sempre essenziale e parte integrante della vita e della storia del TR), ma anche di approfondimento culturale. Se al VF si va ad ascoltare un Verdi restaurato e riportato alle origini, alla SL si va ad ascoltare il melodramma come si è sedimentato nella comprensione degli italiani. 

 

Principio fondamentale della SL sarà la rappresentazione di tutti quegli autori e quei titoli che hanno preparato il fenomeno verdiano. I cartelloni, partendo da Monteverdi, vedranno l’approfondimento del melodramma di Paer, Pacini, Spontini, Mercadante, Rossini, Bellini, Donizetti. Verranno rappresentati quei titoli che hanno attinenza con le opere del VF in modo da creare un percorso culturale che metta in luce le filiazioni stilistiche e musicali, per esempio: Mosè di Rossini, Il diluvio universale di Donizetti, Nabucco di Verdi; Orazi e Curiazi di Cimarosa, Poliuto di Donizetti, Aida di Verdi e così via.

 

Dovremo tracciare dei percorsi (di pari passo col teatro di prosa da Metastasio in poi) grazie ai quali il Teatro sia un’ unica casa e le direttive culturali possano essere condivise.

 

Per esempio: rappresentazione dell’Edipo Re di Sofocle o dell’Orestiade di Eschilo, dell’Oreste o Agamennone di Alfieri, e rappresentazione degli Orazi e Curiazi di Cimarosa, del Poliuto di Donizetti, dell’Aida di Verdi e dell’Edipo re di Stravinski.

 

Gli esempi possono essere veramente infiniti.

 

Ci saranno letture drammatiche o serate di poesia da abbinare all’esecuzione di arie da camera o romanze d’opera.

 

Ci saranno serate nelle quali si vedrà l’esecuzione di tutto quel repertorio che Verdi ha contribuito a riscoprire: la polifonia rinascimentale.

 

Senza Verdi, i movimenti di filologi divenuti di moda nell’Inghileterra di fine anni sessanta (penso a David Munrow, Paul Hillier, Peter Philips, Nikolaus Harnoncourt, Philippe Herrewege, Anthony Rooley, Ton Koopman, Jordi Savall, John Eliot Gardiner), in gran parte non esisterebbero.

 

Eseguire quindi la musica rinascimentale e barocca in parallelo all’opera verdiana riveste un’importante conquista culturale e stilistica. Tutto l’ultimo Verdi nasce dal Gregoriano, da Palestrina e dai polifonisti romani. 

 

La SL dovrà, infine, dare spazio all’attività musicale contemporanea commissionando uno o due lavori operistici da rappresentarsi dagli allievi dell’Accademia a giovani o più affermati compositori. Pensiamo che sia un dovere della SL fornire la possibilità al melodramma di perpetrarsi attraverso nuove creazioni che possano avvalersi delle squadre professionali presenti al TR. 

 

 

EVENTI COLLATERALI

 

Gli eventi collaterali del TR saranno tutte quelle iniziative che si svolgeranno sul territorio cittadino e provinciale tese a preparare e compendiare gli allestimenti operistici e sinfonici in cartellone.

 

Queste iniziative si divideranno nei seguenti modi: 

 

         Concerti

 

         Conferenze

 

         Incontri

 

         Visite

 

         Attività di prosa 

 

I concerti saranno dedicati a musiche che ruotano attorno all’universo del melodramma:  

 

         Il canto gregoriano (dal quale Verdi si è abbeverato nell’ultimo periodo della propria produzione, e che costituisce la base per ogni discorso sulla musica religiosa)

 

         Il repertorio polifonico rinascimentale (fonte delle più grandi pagine sacre della musica italiana)

 

         Il repertorio cameristico strumentale al quale si formarono tutti i compositori d’opera

 

         Il repertorio popolare, dal quale Verdi mediò innumerevoli momenti della propria produzione

 

         La musica di quegli autori che hanno costituito il sottobosco al grande filone melodrammatico (con uno sguardo particolare a tutte quelle composizioni custodite alla Sezione musicale della Biblioteca Palatina di autori operanti nel territorio parmense all’epoca di Maria Luigia: Cagnoni, Rugarli, Paer…)

 

Questi concerti si potranno svolgere nelle Chiese della città e della provincia (coinvolgendo il circuito delle Pievi), nelle sale da concerto cittadine e nei teatri dei paesi  (Casa della Musica, Auditorium del Carmine, Auditorium Paganini, Sala di Lettura, Teatro ‘G. Verdi’ di Busseto, Teatro di Fontanellato, Teatro ‘G. Magnani’ di Fidenza…). 

 

Le conferenze saranno tese a preparare il terreno non soltanto alle opere in cartellone, ma verranno pensate in modo da dedicare ad ogni aspetto della produzione musicale ottocentesca un approfondimento. 

 

         momenti di studio sulla musica vocale e strumentale

 

         sul gregoriano e sulla polifonia

 

         sulla teologia e la musica sacra

 

         sui rapporti esistenti fra la musica e l’editoria (con coinvolgimento delle biblioteche)

 

         sul teatro musicale e il teatro di prosa con conferenze riguardanti gli autori teatrali da cui gli operisti hanno attinto

 

         sulle pratiche strumentali barocche e romantiche

 

         sull’interpretazione dei singoli compositori

 

         sugli aspetti logistici del teatro

 

         sulla storia del melodramma e la società

 

         sui rapporti fra l’opera lirica e lo sviluppo linguistico

 

         sui rapporti fra il melodramma e la politica dell’unità d’Italia

 

Gli incontri verranno organizzati specificamente con scolaresche, gruppi di appassionati, comitive straniere. Negli spazi dei circoli cittadini, delle scuole, delle facoltà universitarie e del TR si daranno approfondimenti coinvolgendo gli stessi docenti degli istituti. Questi momenti avranno carattere divulgativo o di approfondimento a seconda del cammino di preparazione che sta alle spalle del referente.

Le visite saranno ai luoghi verdiani, alle biblioteche, al Conservatorio, all’Istituto d’arte ‘P. Toschi, al TR in tutti i suoi laboratori, ai musei cittadini con appropriate spiegazioni che ritornino l’attenzione dei visitatori all’aspetto culturale riferito al mondo della musica italiana. 

 

Le attività di prosa verranno concordate in modo da poter vedere gli allestimenti dei drammi dai quali l’opera lirica in cartellone è stata tratta. I teatri di prosa forniranno competenze specifiche negli aspetti di regia, scenografia e illuminotecnica al TR; faranno letture drammatiche di testi attinenti agli aspetti musicali messi in campo durante la SL o il FV. Le letture potranno essere accompagnate da apposite musiche in modo da creare un discorso unitario e profondo che leghi le diverse discipline. 

 

Sarà importante avere uno spazio nel quale si proiettino i film la cui poetica si rifà al melodramma (penso al cinema di Visconti, Gallone, Matarazzo, De Sanctis…); sarà importante fare ascolti e visioni guidate nei quali i circoli cinefili e musicali si confrontino.

 

Si organizzeranno momenti di scambio fra  gruppi culinari e appassionati di musica.

 

Istituire legami fra interpreti di prosa e di lirica nei quali il confronto sia di arricchimento, dovrà portare ad incontri e dibattiti pubblici nei quali si veda la copartecipazione di cantanti e di attori, di registi e di direttori d’orchestra. Così si stabiliranno le corrette relazioni stilistiche, storiche ed interpretative.

 

Il TR diventerà un vero laboratorio artistico a cielo aperto a 360° e il Teatro sarà una totalità.  

 

LE COLLABORAZIONI ESSENZIALI 

 

 In uno spettro di attività così vasto si devono attivare molteplici collaborazioni con le forze esistenti sul territorio. 

 

         Ai Cori e alle formazioni strumentali amatoriali verranno delegati parte degli eventi collaterali in città e provincia.

 

         Esistono realtà amatoriali qualificate e competenti il cui livello artistico è semiprofessionale e che da anni conducono un lavoro di ricerca profondo e riconosciuto a livello internazionale sul repertorio gregoriano e polifonico. A loro può essere chiesto di avviare una serie di iniziative guidate attraverso il repertorio medievale e rinascimentale nelle varie chiese e pievi.

 

         Esistono altresì gruppi validissimi che si occupano di repertorio barocco.

 

         Esistono Cori Lirici ai quali delegare tutte quelle piazze che per il TR potrebbero diventare troppo onerose.

 

         I Circoli Amatoriali dovranno essere coinvolti nei loro spazi per giornate di ascolto e dibattito. 

 

         Dovranno essere coinvolte le Facoltà Universitarie con i loro docenti affinché si creino momenti di scambio fra la musica e la filosofia, la musica e la storia, la musica e la matematica, la musica e la storia dell’arte, la musica e la ricerca scientifica e via discorrendo. L’Università avrà anche canali privilegiati per accedere al dietro le quinte del TR in modo da avvicinare gli studenti a forme espressive che non conoscono.

 

         Dovranno essere coinvolte le Scuole Primarie in modo da poter dare la possibilità ai bambini e ragazzi di accedere al TR in modo facile attraverso una preparazione distribuita lungo il corso dell’anno, e l’accesso alla preparazione dello spettacolo nei suoi tempi durante l’anno. 

 

         Dovranno essere coinvolte le Biblioteche: esse custodiscono tesori preziosi dai quali attingere nell’attività del TR. Grazie ai progetti di Niccolò Paganini riguardanti l’Orchestra del Teatro Regio e custodito alla Biblioteca Palatina, può essere avviato un discorso di riforma. 

 

         Si dovrà avviare una collaborazione strettissima e quotidiana con l’Istituto Studi Verdiani. Si tratta della realtà internazionale più importante e dalla quale attingere il materiale originale verdiano. Attorno all’Istituto ruota il gotha della musicologia e pubblicistica verdiana mondiale. E’ una forza da coinvolgere e con cui allacciare una collaborazione attraverso la quale arrivare a stabilire quel laboratorio dal quale far nascere un nuovo approccio esecutivo al melodramma. 

 

         Si dovrà stabilire una stretta collaborazione con il Conservatorio ‘Arrigo Boito’ e i suoi docenti. Il Conservatorio è e rimane la prima Accademia di formazione musicale cittadina alla quale affiancare un’Accademia legata al VF di approfondimento di tutti quegli aspetti legati al melodramma verdiano che il Conservatorio non può approfondire in un normale anno accademico.

 

         Si dovrà stabilire un rapporto con l’ Istituto d’arte ‘Paolo Toschi’ e i suoi docenti. L’Istituto dovrà essere un  punto di riferimento e d’appoggio per tutte le attività figurative di scenotecnica, costumistica ed illuminotecnica legate alla produzione musicale. 

 

         L’Orchestra e il Coro del Conservatorio, gli strumentisti e i cantanti meritevoli, dovranno trovare spazio al TR anche nella SL, come veniva fatto alla fine dell’ottocento. E’ da sempre tradizione nella nostra città che materia didattica per gli strumentisti degli ultimi anni di corso, sia il prendere parte alla SL suonando nell’orchestra del TR. 

 

         I teatri di prosa (principalmente Teatro Due e Teatro delle Briciole) verranno coinvolti artisticamente e formativamente per la realizzazione delle attività già evidenziate nei precedenti paragrafi.

 

         I Comuni della provincia dovranno essere coinvolti in un’attività che consenta di ospitare nei rispettivi spazi allestimenti operistici, concerti vocali e strumentali, letture, rappresentazioni di teatro di prosa, conferenze, convegni, dibattiti. Le sale civiche e gli spazi teatrali dovranno essere attivate e remunerate attraverso incentivi che portino beneficio alla cittadinanza del paese ospitante. Si presenteranno spettacoli a prezzi simbolici in cambio dell’utilizzo gratuito delle strutture per proseguire un discorso di avvicinamento al Teatro e alle sue iniziative.

 

         Il Concorso Voci Verdiane di Busseto sarà un altro appuntamento la cui realizzazione potrà essere strettamente connessa ai titoli in programma al VF e7o alla SL. I vincitori del concorso potranno avere l’incentivo di un debutto nelle opere in cartellone dando inizio ad una stretta collaborazione con il TR. Non sarebbe da escludere la possibilità che il concorso possa essere finalizzato alla produzione stessa di un melodramma.

 

         La Casa della Musica, infine, dovrà essere strutturalmente coinvolta e valorizzata quale spazio per conferenze, stages, dibattiti, concerti cameristici, presentazioni e momenti di ascolto.  

 

         Il Palazzo del Governatore potrebbe diventare un Museo permanente del Teatro Regio con spazi multimediali.

 

 

IN SINTESI

 

         IMPORTANZA DI UN PROGETTO MUSICOLOGICO: Il TR dovrà fare in modo di procurare un’offerta artistica che si distingua per peculiarità culturale da qualsiasi altra offerta musicale esistente. Un progetto musicologico serio sarà premessa indispensabile a creare un terreno esecutivo unico.

 

         UN APPROCCIO FILOLOGICO AL MELODRAMMA VERDIANO: Il TR nel marchio del VF dovrà affrontare il melodramma verdiano attraverso una ripristinata prassi esecutiva che sfoci in esecuzioni critiche. Il Verdi rappresentato al VF dovrà distinguersi da quello presentato nella SL in virtù di un discorso di approfondimento esecutivo da basarsi sulle fonti originali.

 

         UN’ACCADEMIA: Il TR dovrà formare nuove generazioni di interpreti verdiani attraverso corsi di specializzazione da articolarsi all’interno di un discorso accademico. Attraverso questo tipo di iniziativa sarà possibile avere nuove leve con il quale il TR potrà collaborare fattivamente alla produzione di spettacoli che siano il risultato di un percorso formativo di ricerca lungo tutto un anno.

 

         L’EDUCAZIONE DEL PUBBLICO: Assieme alle nuove generazioni di interpreti, il TR dovrà preoccuparsi di formare una nuova generazione di pubblico attraverso attività formative a partire dalle scuole primarie per arrivare alle università e ai circoli di appassionati. Il TR dovrà esportare la propria proposta su tutto il territorio cittadino e provinciale grazie alle scuole e alle strutte comunali esistenti nei piccoli centri.

 

         IL VF: L’appuntamento con il VF dovrà basarsi su proposte che traggano alimento da un lavoro preparatorio di ricerca culturale e musicologia di vasto respiro. Le esecuzioni dovranno essere la risultante di collaborazioni ad alto livello e del coinvolgimento di giovani musicisti formatisi alla scuola del TR. Il VF deve essere un laboratorio nel quale sperimentare nuove soluzioni interpretative capaci di tracciare le nuove linee guida dell’esecuzione verdiana nel mondo.

 

         La SL: Se il VF dovrà approcciare il repertorio verdiano attraverso un discorso di approfondimento musicologico e filologico, la SL dovrà creare un lavoro preparatorio al VF attraverso gli allestimenti di quegli autori e quei titoli che hanno portato all’opera verdiana. La SL darà spazio ad una tipologia interpretativa che si basi sul concetto di ‘tradizione’ sapendo discernere fra ciò che vi è di positivo e ancora accettabile e ciò che risulta frutto di un gusto deteriore.

 

         GLI EVENTI COLLATERALI: Accanto alla SL e al VF dovranno trovare spazio tutta una serie di eventi propedeutici e di contorno in grado di creare una continuità nel discorso culturale impostato. Si tratterà di concerti, dibattiti, conferenze, convegni, proiezioni, momenti di ascolto guidato, rappresentazioni di prosa che abbiano attinenza con le proposte musicali.

 

         LE COLLABORAZIONI ESSENZIALI: Le collaborazioni che il TR dovrà attivare saranno con tutti gli istituti scolastici che consentano di attuare un discorso formativo (innanzitutto il Conservatorio di musica ‘A. Boito’ e l’Istituto d’arte ‘P. Toschi’); con l’Istituto Studi Verdiani in modo da poter avviare un discorso di approfondimento serio e capillare sul melodramma verdiano che vada a sfociare nelle rappresentazioni del VF;  con i circoli e i gruppi musicali amatoriali affinché vengano coinvolti nelle attività collaterali sul territorio; con le biblioteche; con i comuni della provincia; con le facoltà universitarie; con i Teatri di prosa.

 

Sebastiano Rolli
Michele Pertusi

7 COMMENTS

  1. Il progetto di Sebastiano Rolli e Michele Pertusi sul Teatro Regio

    Le riflessioni di Sebastiano Rolli e Michele Pertusi irrompono sulla scena del Regio e muovono l’acqua stagnante che da troppo tempo circonda il tempio parmigiano della musica. Il progetto,  elaborato da Rolli e Pertusi per restituire – finalmente – piena centralità di ruolo al teatro e per dare – veramente – ali alla vita culturale locale, viene a colmare un vuoto: di concreti obiettivi, di solide competenze musicali e artistiche, di lungimiranti prospettive, di razionalizzazione e di valorizzazione delle risorse presenti e future.

    Dunque, le osservazioni, le proposte, la lucida capacità di analisi e il convincente quadro di sintesi,  cosi chiaramente disegnato, offrono importanti stimoli al confronto e alla discussione su un tema appassionante: la relazione da rinsaldare – da ricostruire – fra un ganglio essenziale della capacità di produzione e di espressione artistica – attraverso la propria inveterata tradizione musicale e teatrale  – della comunità locale – ed il complesso della vita culturale – e socio-politico-economica insieme –  del territorio.

    L’importanza della progettualità messa in campo, quindi, va oltre la dimensione prettamente musicale e teatrale. L’idea cardine da cui muove Rolli è quella di avviare una nuova e feconda stagione di lettura ed esecuzione delle opere verdiane, muovendo da un approccio filologicamente corretto ed aderente allo spirito, oltre che alla scrittura, del compositore. Quindi, all’interno della propria sfera di competenza musicologica, il fulcro del progetto è duplice: promuovere un salto di qualità nel modo di accostare la produzione e l’esecuzione delle opere di Verdi, contestualizzandole rispetto alla stagione culturale e socio-politica in cui ha vissuto e scritto l’autore; preparare professionalità artistiche in grado di dare linfa al percorso di lettura e interpretazione filologicamente corretta e calata nel milieu creato dal genio compositivo verdiano.

    L’idea di dar vita ad un’Accademia capace di formare giovani artisti, vocati ad affrontare un’operazione musicale e teatrale nel senso descritto, si inserisce infatti in una visione a tutto tondo – olistica – dove il valore accrescitivo che il progetto fa assumere al rapporto fra il Regio e la musica di Verdi si riverbera sul ruolo di Parma come effettivo cuore pulsante e centro propulsore di produzione e di innovazione artistica in campo lirico e non solo. La stretta interrelazione fra gli eventi connessi ai momenti di rappresentazione delle opere al Regio, e le proposte  di una loro lettura approfondita, anche mediante un’operazione di “smontaggio” delle partiture e dei libretti, possono veramente – finalmente – fare del Verdi Festival e della Stagione Lirica parmigiana altrettanti poli di elaborazione e di riflessione musicale. Un’idea di Verdi Festival, dunque, che alla fruizione dello spettacolo accosta la dimensione formativa ed educativa, in una chiave laboratoriale che legittima Parma ad attrarre un pubblico vasto ed eterogeneo per provenienza. Fuori e lontano da ogni logica di “spot”, di evento “usa e getta”, di demagogica auto-celebrazione e di sterile autoreferenzialità.

    La valenza forte delle proposte di Rolli e Pertusi, al di là e oltre la dimensione strettamente artistica e teatrale, risiede perciò nella sfida di riuscire a coniugare e a tenere insieme, sinergicamente, istanze, obiettivi, contenuti e metodologie “di settore”, con il complesso delle opportunità e delle risorse delle quali Parma dispone, ma anche con la necessità di una più vasta elaborazione colta in campo culturale cui la città non deve rinunciare.

    Il richiamo al valore dell’educazione e della formazione degli artisti – dentro l’Accademia – e del pubblico giovane e meno giovane – nelle scuole, nei circoli lirici – attraverso progetti interdisciplinari di ampio respiro e di alto profilo, con le scuole e l’Università, con la sperimentazione di occasioni di contatto e di “contaminazione” reciproche fra musica, storia, politica, poesia, letteratura, pittura, costituisce indubbiamente un invito a tutte le istituzioni e le realtà formative e culturali delle quali la città è ricca. Un invito, dunque, da cogliere senza esitazioni.

     Stefania RE e Maurizio VESCOVI.