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Suggestioni pittoriche e naturalistiche ma anche di intensi virtuosismi nel concerto con la Filarmonica Toscanini diretta da Francesco Cilluffo e Francesca Dego al violino, venerdì 14 giugno, ore 21, CPM- Sala Gavazzeni con musiche di Busoni e Respighi

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Francesco Cilluffo
Francesco Cilluffo

Dopo averli proposti nel recital cameristico, Ferruccio Busoni e Ottorino Respighi ritornano anche con l’orchestra venerdì 14 giugno con la Filarmonica Toscanini diretta da Francesco Cilluffo in un programma fatto di suggestioni pittoriche e naturalistiche ma anche di intensi virtuosismi

Francesca Dego

L’appuntamento, nell’ambito del Festival Toscanini, è al CPM – Sala Gavazzeni alle ore 21 e ci sarà di nuovo Francesca Dego, brillante violinista, l’unica italiana ad essere mai entrata in finale al Concorso Paganini di Genova, che sarà impegnata nel  Concerto per violino di Busoni: una composizione molto densa nelle sue tre sezioni che corrispondono ai movimenti tradizionali dove il tema di apertura, presentato da fiati e corni, ne incarna le qualità più ampie: è una linea di canto, evocativa di evoluzioni irregolari quanto ad armonia e a struttura della frase. Così è tutto il Concerto costruito attorno a un piccolo nucleo melodico, dal quale sembra dipanarsi tutto il resto; è un perfetto esempio di uno dei principi compositivi di Busoni: “Ogni motivo – così mi sembra – contiene in sé, come un seme, il suo germe di vita.” La sezione Andante, con una lunga ed aggraziata melodia, è di una bellezza sublime, mentre l’Allegro si caratterizza per il particolare nervosismo con cui violino e fiati affrontano lo sviluppo dei temi e nel finale, Più presto, gli accordi discreti dell’orchestra lasciano al solista tutta la scena.

A seguire, la Filarmonica diretta da Cilluffo – personalità musicale vocata a questo tipo di repertorio dei primi del ‘900 italiano ed europeo- si cimenta nel Trittico Botticelliano e ne Gli uccelli suite per piccola orchestra di Ottorino Respighi: due composizioni evocative, la prima all’espressione dell’arte pittorica, la seconda richiama i versi degli animali, in questo caso gli uccelli, appunto. Entrambi sono tra i frutti più preziosi della straordinaria capacità di Respighi di orchestrare appresa alla scuola di Rimsky-Korsakov.

Il progetto del Trittico Botticelliano nasce dalla collaborazione di Ottorino Respighi con Elizabeth Sprague Coolidge, una ricca mecenate americana e amante della musica che, nel corso degli anni, commissionò delle opere a diversi compositori: tra gli altri Copland e Stravinskij.

Il riferimento del titolo va a tre celebri tre dipinti di Sandro Botticelli: la prima è la Primavera, percorsa da un’atmosfera danzante e carica di gioiosi ed esuberanti ritmi. A seguire, l’Adorazione dei Magi, dove il compositore, come l’artista, porta il passato nel presente. Gli archi sostenuti dai bassi e dal flauto e fagotto suonano Veni, veni, Emmanuel, l’antico inno dell’Avvento, ma il pezzo include anche un assolo di fagotto che nel finale intona una melodia basata su Tu scendi dalle stelle noto canto natalizio del XVIII secolo. Per l’ultimo movimento “La nascita della dea Venere” Respighi s’inventa materiali melodici che unendosi lentamente sembrano arrivare in primo piano dallo sfondo come se trasportati dalle onde. C’è una rara trasparenza nella tavolozza orchestrale che sembra corrispondere alla visione acquatica di Botticelli, mentre si diffonde un senso di stupore.

Nella composizione del 1928 Gli uccelli Respighi, ispirato dalle musiche del passato (XVII e XVIII secolo) di cinque compositori differenti scritti per clavicembalo e liuto, le dedica a uno specifico volatile trasformandole per orchestra. Si apre con Preludio tratto da un brano per clavicembalo di Bernardo Pasquini (1637-1710): un’apertura maestosa che si sviluppa come una rappresentazione di uccelli in volo, che si fanno strada nell’aria. Nel secondo movimento, La colomba – tratto da un brano per liuto di Jacques de Gallot – l’oboe ne riproduce il grido lamentoso. Un pezzo per clavicembalo di Rameau diventa la gallina e, indubbiamente, si “sentono” le galline chiocciare e beccare; l’opera si conclude con un “tremendo” gallo personificato dal suono della tromba. Il quarto uccello è L’usignolo mentre, nel finale, ritorna Bernardo Pasquini, portandoci dentro ad una vera foresta di piena di cuculi.