Home Memorial Harold Pinter HAROLD PINTER: DA BONACELLI A FO, GLI AMICI ITALIANI

HAROLD PINTER: DA BONACELLI A FO, GLI AMICI ITALIANI

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Paolo Petroni

(ansa.it)  "Una persona straordinaria per l’umanità e la modestia", così Dario Fo, anche lui uomo di teatro e premio Nobel, ricorda Harold Pinter, scomparso ieri a Londra, e gli fanno eco Paolo Bonacelli, suo interprete e amico, che ne ricorda "la disponibilità, la gentilezza priva di supponenza, quando lo avvicinai la prima volta, dopo aver recitato ‘Terra di nessuno’", come la sua traduttrice Alessandra Serra, che sottolinea "l’onestà e la lealtà dell’uomo, una volta che lo avevi conquistato, le stesse qualità che lo accendevano d’indignazione per ogni ingiustizia. Davanti alla violenza e l’inganno perdeva il lume della ragione e scendeva subito in piazza, come ha fatto sino all’ultimo con i suoi interventi politici".

"In questo ci somigliavamo molto e il nostro teatro – racconta ancora Fo – nasceva dalle stesse ragioni di denuncia contro il militarismo, la guerra, la supremazia degli interessi economici. Di questo abbiamo parlato quando l’ho conosciuto, di come un certo capitalismo ha ridotto il mondo d’oggi". Del resto aveva detto lui stesso nel 2005 che non avrebbe più scritto teatro, per dedicarsi all’impegno politico. "Quando ci incontravamo, io gli parlavo del suo teatro, di quel che vi leggevo, ma lui spostava il discorso sulla politica, chiedeva cosa stesse accadendo in Italia, si accalorava, bevendo, come l’ultima volta in un ristorante italiano, i suoi amati vini bianchi, solo francesi o italiani e ghiacciati. Poi c’era la sua passione per il cricket, cui giocava da sempre, quelle lunghe partite che durano giorni, spiegando che era come la vita: una noia continua con rare esplosioni di gioia". Gianfranco Capitta e Roberto Canziani, autori di una biografia critica di Pinter più volte aggiornata (l’ultima è edita ad Garzanti col titolo ‘H.P. scena e potere’) lo hanno frequentato dal 1993 e ricordano il suo discorso violentemente anti-americano e contro la politica di Bush fatto a Fiesole il 10 settembre 2002, il giorno prima del fatidico crollo delle Torri Gemelle, che fece scrive a certa stampa Usa che il primo attacco lo aveva lanciato Pinter. La guerra in Afghanistan e in Iraq poi fu come avessero dato ragione alle sue tesi e quindi lo spinsero a un impegno antimperialista e per la pace sempre maggiore. Quanto alle sue opere, se la Serra nota come Pinter "abbia dato dignità ai vuoti di scena, ai silenzi improvvisi, riempiendoli di senso, dandogli quel valore di sospensione che hanno i silenzi nella vita, specie se seguono una battuta, sempre per lui essenziale, asciutta", Canziani e Capitta ricordano il suo rapporto con la scrittura, il rispetto che diceva di avere per i suoi personaggi, come si trattasse di esseri umani reali, di cui non poteva prevedere quel che avrebbero detto o fatto: "diceva che ‘Terra di nessuno’ era nata mentre in taxi una sera tornava a casa, anche un po’ brillo, e sentì nascergli in testa due voci, la prima che chiedeva ‘Con ghiaccio?’ e la seconda che rispondeva ‘No, assolutamente liscio’. Così corse a casa per non perderle e partendo ad quelle due battute cercar di capire chi fossero le due persone, come qualcuno incontrato senza conoscerlo e che pian piano ci si svela. Non era il burattinaio classico, che sa bene cosa faranno e come agiranno i suoi personaggi, ma, al contrario, da essi si sentiva pirandellianamente visitatò". La Serra, che fu anche aiuto regista di Pinter a Palermo per ‘Cenere alle ceneri’, racconta di come, lui attore, lasciasse spazio e interagisse con gli attori quando faceva il regista, invitandoli a esprimere una propri idea del testo, perché anche lui se ne faceva una solo a posteriori, terminata la scrittura". Canziani e Capitta ricordano infine la sua ultima recita, fatta ormai colpito dalla malattia, non a caso ‘L’ultimo nastro di Krapp’, un monologo testamentario di Beckett, interpretato con la voce disfatta, "e nel buio, attorno al cono di luce che lo inquadrava, tutti hanno scritto che la morte si sentiva come una presenza viva, fisica, col suo senso di fine. Eppure, dopo, al bar sulla sedia a rotelle su cui era ormai costretto, stupì tutti ritirando fuori il suo solito umorismo tagliente, il suo piacere per la convivialità, l’affetto per gli amici e il grande amore per la moglie, la scrittrice Antonia Fraser, che, ricorda Bonacelli, "definiva una realista ottimista, al contrario, sottolineava, di come sono solitamente i realisti, e non finiva di lodarla per la dedizione con cui gli era stata vicina dopo la malattia".