Home Rubriche Franco Abruzzo PERSEGUITATO E DIMENTICATO.

PERSEGUITATO E DIMENTICATO.

288
0

Gli danno la caccia, rischia davvero la vita; eppure non se lo fila nessuno. Si chiama Nello Rega, ha 43 anni, è un giornalista della Rai. Se il ministero dell’Interno fornisse una scorta al giornalista minacciato dall’Islam, i denari non sarebbero mal spesi. "Vivo nell’incubo di non sapere se arriverò a sera. Ho il diritto ad avere una risposta adeguata da parte delle istituzioni. E gli organi della stampa nazionale cosa fanno per difendere un collega in pericolo?". Condanna di morte a firma di Hezbollah.

di Aldo Cazzullo

("Sette" del Corriere della Sera del 22/7/2010). C’è un perseguitato autentico, che rischia davvero la vita; eppure non se lo fila nessuno. Si chiama Nello Rega, ha 43 anni, è un giornalista: inviato di Televideo. Ha scritto un libro sulla sua storia d’amore finita male con una donna sciita, Amira: "Diversi e divisi. Diario di una convivenza con l’ Islam". "Un amore diviso, quello che si consuma tra un uomo e una donna diversi. Distanti nel modo di comunicare, di baciare, di fare l’amore" scrive Rega. I parenti della donna, collegati ad ambienti islamici internazionali,gliel’hanno giurata. Rega è seguito.

I suoi spostamenti sono conosciuti. Quando è a Roma, le buste con i proiettili arrivano a Roma. Quando è a Potenza dalla madre, arrivano a Potenza. Rispetto a quando, l’anno scorso, il Corriere ha raccontato la sua storia, le cose sono se possibili peggiorate. Rega ha pure trovato una testa d’agnello mozzata sull’auto. Gli stessi carabinieri che hanno testimoniato ne hanno scritto una nota inorridita. La magistratura ha aperto un’indagine (sui cui esiti però non si sa ancora nulla), la prefettura di Potenza ha disposto un servizio di vigilanza. Rega non è solo. Piccoli segnali sono giunti. Il comune di Aliano, in provincia di Matera, il paese che ospitò Carlo Levi durante il confino, gli ha dato la cittadinanza onoraria, "per dare voce a chi oggi non può liberamente parlare di Islam senza incorrere in fatwa e minacce di morte". Il sindacato dei giornalisti si è mosso, così come più di un parlamentare. Ma il caso non arriva all’opinione pubblica. L’idea che l’estremismo islamico in Italia esista, e sia in espansione, non ci tocca più di tanto. Lui continua a presentare il suo libro, e puntualmente arrivano nelle varie città in cui si sposta i segnali dei suoi persecutori. Sono in contatto con Rega, e la mia impressione è che egli non desideri assolutamente divenire un caso o un personaggio. Non è un impostore, e non si sente neppure investito di una missione. Non è animato da motivi promozionali. Vorrebbe semplicemente salvare la pelle. Per questo è urgente che il ministero degli Interni dia una risposta alle richieste che gli giungono da più parti. Sono certo che i denari per la scorta a Rega non sarebbero mal spesi.

NELLO REGA: "Vivo nell’incubo di non sapere se arriverò a sera"

"Purtroppo da mesi vivo nell’incubo di non sapere se arriverò a sera. Non sono parole ma uno stato d’anima che mi accompagna ogni istante della mia vita. Quella attuale con l’incubo di una condanna di morte a firma di Hezbollah. Ad oggi ho ricevuto dalla Prefettura di Potenza un provvedimento di semi-sicurezza. Vale solo in alcuni punti del territorio e lascia spazi di insicurezza. C’è un’indagine in corso da parte della magistratura sui possibili autori di queste minacce ma da parte dello Stato non ho ricevuto alcuna risposta alla domanda: perché non ho diritto ad essere adeguatamente protetto? Forse perché non sono un volto conosciuto, qualcuno di "affiliato" a consorterie politiche, amico di amici che contano. Sono solo un giornalista che ha scritto un libro, ha espresso le sue opinioni e che ogni attimo rischia di morire per mano di integralisti islamici e di possibili emulatori. Ho il diritto ad avere una risposta adeguata da parte delle istituzioni? E gli organi della stampa nazionale cosa fanno per difendere un collega in pericolo?".