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Baciamano al boss, vescovo sospende le cresime a San Luca e proclama digiuno di penitenza

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Decisione della curia di Locri dopo il clamore per l’arresto del boss Giorgi. In una lettera ai fedeli monsignor Oliva scrive: “La vera fede non tollera connivenze mafiose”. Nel paese sono saltate ancora le elezioni dopo lo scioglimento per infiltrazioni della ‘ndrangheta

di ANDREA GUALTIERI

Il vescovo di Locri sospende le cresime a San Luca, il paese del baciamano al boss della ‘ndrangheta: “La fede non tollera alcuna forma di connivenza con il male”, scrive monsignor Francesco Oliva in una lettera ai fedeli. Il 21 giugno il presule avrebbe dovuto presiedere il rito nella chiesa madre per un gruppo di adulti. Ci andrà lo stesso, ma al posto del sacramento ci sarà una giornata di penitenza e digiuno. “A voi tutti chiedo un sussulto di umanità ed una conversione sincera alla vera fede”, afferma Oliva, citando il gesto registrato dalle telecamere in occasione dell’arresto del capocosca Giuseppe Giorgi, scovato in un rifugio nella propria abitazione dopo una latitanza durata 23 anni. All’uscita dal nascondiglio, circondato dai carabinieri, il boss era stato salutato con riverenza da un gruppo di persone. E c’è stato anche chi gli ha baciato la mano. “Inchinarsi al potere umano, e ancor più al potere mafioso, rende schiavi e uccide la speranza”, commenta il vescovo rivolto alla gente di San Luca.


Oliva, che era al fianco del Papa a Sibari quando Francesco pronunciò la scomunica per la ‘ndrangheta, nella sua lettera aggiunge che “il credente s’inchina solo a Dio” e cita il primo comandamento sottolineando che esso “esclude ogni forma di idolatria”. Un richiamo fatto “sapendo – precisa – che non tutti siete colpevoli di certi gesti”: “Insieme però – aggiunge il vescovo – siamo chiamati a farci carico delle debolezze e fragilità dei nostri fratelli. Le loro ferite arrecano danno a tutti”.

Uno dei danni provocati dalla ‘ndrangheta al paese della Locride è ad esempio la recente revoca delle elezioni. Per la seconda volta, infatti, non sono state presentate liste per le comunali, dopo lo scioglimento dell’amministrazione locale avvenuto nel 2013 per infiltrazioni mafiose. Anche su questo il vescovo fa sentire la sua voce: “È necessario che voi comunità locale riprendiate in mano le vostre sorti politiche e amministrative secondo le regole democratiche. Non dobbiamo dimenticare che lo Stato siamo noi e che ogni buona amministrazione dipende dalla coscienza civile di ognuno di voi”.

È da dieci anni che San Luca è sotto ai riflettori per la morsa della ‘ndrangheta. Nel paese calabrese, infatti, è maturata la faida che ha portato alla strage di Duisburg, in Germania, delitto che ha richiamato l’attenzione mediatica mondiale sulla Locride e sul suo santuario, quello di Polsi, considerato un luogo simbolo per le cosche calabresi. Proprio nel settembre 2007, un mese dopo la carneficina tedesca, il tradizionale rito annuale che attira fedeli da tutto l’Aspromonte davanti alla Madonna della Montagna si celebrò al cospetto delle telecamere arrivate persino dall’America o dall’Australia. E rettore di Polsi è stato fino a poco fa don Pino Strangio, il prete rinviato a giudizio nel marzo scorso dopo l’inchiesta su mafia e massoneria nella provincia di Reggio Calabria. Il vescovo ha sospeso il prete dal suo incarico al santuario, ma non da quello di parroco di San Luca. Nella sua lettera ai fedeli, Oliva ora raccomanda: “Insieme pregate il Signore perché vi liberi da ogni forma di soggezione psicologica verso chi vi vuole tenere sottomessi al suo potere” e “non permettere ad alcuno che vi rubi e si appropri della vostra devozione alla Madonna della Montagna di Polsi alla quale siete tanto legati: essa è inconciliabile con la ‘ndrangheta, con il malaffare e lo spargimento di sangue”. 06 giugno 2017

Fonte Link repubblica.it

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