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Bloomberg, e la sua nuova New York

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Così in pochi anni si è trasformata la Grande Mela. Dai cantieri di Times Square ai grattacieli di Brooklyn, dall’East Village al Bronx durante i tre mandati del sindaco Bloomberg la città ha visto sorgere quarantamila nuovi edifici su più di un terzo del suo territorio


FEDERICO RAMPINI

Dalle finestre di casa mia vedo One57, il più alto grattacielo residenziale di Manhattan che dall’alto dei suoi 90 piani domina Central Park. Mentre le gru sono ancora al lavoro per finire gli ultimi piani, già la skyline è sconvolta dall’arrivo di questo ennesimo King Kong che schiaccia palazzi antichi come il Plaza facendoli sembrare nani. 

Se invece guardo dalle finestre dell’ufficio, Times Square è perennemente sventrata, transennata, stravolta da quattro o cinque maxi-cantieri simultanei. A qualsiasi ora del giorno, a casa o al lavoro, m’inseguono il fracasso e le vibrazioni di martelli pneumatici, gru, scavatrici. Questa è New York, bellezza. Per la precisione: la New York di Michael Bloomberg, il sindaco che ci lascerà il 31 dicembre al termine del suo terzo mandato (unico caso nella storia). 

È anche grazie a Bloomberg, o per colpa sua, che ogni newyorchese è costretto a vivere in un cantiere permanente, in qualsiasi quartiere si trovi. Bloomberg ha governato e plasmato un’era di febbrile, frenetica, eccitata reinvenzione di questa città: forse comparabile solo agli inizi del Novecento per la velocità di cambiamento. Quarantamila nuovi palazzi in 12 anni: è una nuova metropoli aggiunta “sopra” quella vecchia, una grande città che non esisteva prima, sovrapposta all’altra per stratificazioni sempre più alte. Un dinamismo di questa portata non ha eguali al mondo, con l’esclusione delle megalopoli nei paesi emergenti. 

New York, per noi “antica” capitale dei grattacieli, ha ripreso a costruirne con l’avidità e l’irruenza che oggi associamo a Shanghai, Kuala Lumpur o Dubai. E non solo grattacieli: 750.000 alberi, 725 chilometri di piste ciclabili, sono altri numeri che riassumono la fantastica metamorfosi sotto Bloomberg. Sindaco miliardario, amico del business edile. Sindaco mecenate, amico e finanziatore delle belle arti in una città che inaugura un paio di nuovi musei ogni anno. E dove il settore con la massima crescita dell’occupazione è l’istruzione, che unita alla sanità rappresenta il 20% di tutta l’economia cittadina. Sindaco salutista fino all’autoritarismo (lo hanno ribattezzato “The Nanny”, la governante, per come bacchetta e i suoi amministrati), per il New York Times “ha cercato di trasformare questa città nella mitica Shangri-La, il luogo leggendario i cui gli abitanti invecchiano molto lentamente e vivono molto più a lungo”. Divieti di fumo anche all’aperto; messa al bando delle materie grasse artificiali nei ristoranti; campagne contro le bibite gassate e zuccherate.