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Dario Fo morto, addio al premio Nobel per la letteratura. Innovatore e “uomo libero”, dal teatro alla politica

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L’artista e intellettuale si è spento all’ospedale Sacco di Milano dove era ricoverato da circa due settimane. Nelle ultime ore i familiari erano stati avvisati dell’aggravarsi delle condizioni di salute. Renzi: “L’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese”

Addio a Dario Fo, uomo libero del ‘900, artista e innovatore. Il premio Nobel per la letteratura si è spento all’ospedale Sacco di Milano dove era ricoverato da un paio di settimane. I familiari nelle ultime ore erano stati avvisati dai medici dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Aveva compiuto 90 anni il 24 marzo scorso e solo il 20 settembre aveva presentato la sua ultima fatica letteraria. E’ stato regista, attore e scrittore e dal 2013 ha deciso di sostenere il Movimento 5 stelle e il progetto dell’amico Beppe Grillo. In occasione dell’ultimo raduno grillino a Palermo aveva inviato un videomessaggio proiettato dal palco durante la manifestazione.

Il primo a commentare è stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi: “L’Italia”, ha detto, “perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attività artistica restano l’eredità di un grande italiano nel mondo. Ai suoi familiari il cordoglio mio personale e del governo italiano”.

L’ultima fatica letteraria l’aveva presentata lui stesso a Milano il 20 settembre scorso. L’opera dal titolo “Darwin ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?” era completata dalle tavole illustrate dello stesso Fo. In quell’occasione il premio Nobel aveva parlato di creazionismo: “Più si va avanti più sballa ogni cosa“, aveva detto a ilfattoquotidiano.it. “Non è vero che eravamo bianchi di pelle, siamo nati molti secoli prima, in piena Africa, e naturalmente eravamo neri. Adamo ed Eva erano neri e soprattutto Dio, essendo il padre, è a sua volta nero”. 

Attore, drammaturgo, regista e scrittore, ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1997 “perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. La sua opera più celebre è ‘Mistero Buffo‘: una ‘giullarata’ portata in scena per la prima volta nel 1969, nella quale Fo recitava in grammelot, ossia un linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e che è costituito da suoni che imitano il ritmo e l’intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici. Nel caso di ‘Mistero Buffo’ si trattava della mescolanza di vari dialetti della Pianura Padana. Celebre e storica l’unione professionale e privata con la collega Franca Rame. I due si sposarono nel 1954 e vissero insieme tutto il resto delle loro vite, fino al 2013, anno della morte dell’attrice. Commovente il saluto di Fo alla moglie ai funerali: “C’è una regola antica nel teatro. Quando hai concluso non c’è bisogno che tu dica altra parola. Saluta e pensa che quella gente, se tu l’hai accontentata nei sentimenti e nel pensiero ti sarà riconoscente” e un lungo “ciao” urlato al cielo. Dall’unione dei due è nato il figlio Jacopo, nel 1955. 13 ottobre 2016

Fonte Link ilfattoquotidiano.it