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E’ MORTO L’ARTISTA VASCO BENDINI. nato a Bologna ha vissuto e lavorato tra Parma e Roma

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Vasco Bendini

E’ morto alle 13,30 di sabato 31 gennaio 2015, a 93 anni, Vasco Bendini. Nato a Bologna nel 1922, è stato uno dei pionieri dell’arte informale in Italia. Bendini, considerato fra i maggiori pittori italiani del secondo Novecento, fu allievo di Giorgio Morandi. 

(da Wikipedia) Frequenta negli anni quaranta l’Accademia di Belle Arti di Bologna seguendo i corsi di Giorgio Morandi e Virgilio Guidi. La prima esposizione è del 1949 alla Galleria Bergamini di Milano; alla prima personale nel 1953 alla Galleria La Torre di Firenze, presentata da Francesco Arcangeli, espone una serie di tempere su carta vicine alla gestualità di Wols. Nel 1954-1955 indaga le autonome possibilità di espressione della materia producendo nuovi lavori che risentono dell’influenza diJean Fautrier e si avvicina per un certo tempo all’informale padano dell’ultimo naturalismo di Arcangeli.[1] Nel 1953 e nel 1957 vince un premio acquisto alla prima e alla quinta edizione del Premio Spoleto. I riconoscimenti e gli apprezzamenti della critica nazionale si manifestano in questi anni. Nel 1956 è presente ad una collettiva alla Galleria de Il Milione di Milano e l’anno successivo sempre ad una collettiva all’Attico di Roma, dove continuerà ad esporre anche in seguito.

È del 1956 la prima partecipazione alla XXVIII Biennale di Venezia; vi ritornerà, con sale personali, nel 1964 (presentato da Maurizio Calvesi) e nel 1972 (presentato da Arcangeli e Renato Barilli). Dal 1973 si stabilisce a Roma dove resterà – collaborando con le gallerie romane L’Attico e Break Club – fino al 1999, per poi stabilirsi a Parma. Dalla metà degli anni sessanta attraversa fasi Neo Dadapoveriste e concettuali, fino alla performance presentata nel 1969 al Museo civico di Bologna; dalla metà del decennio successivo torna alla pittura rarefatta e liquida del periodo informale.[2]

Nel 1968 si tiene la sua prima antologica all’InArch, Palazzo Taverna, Roma (Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi) e cinque anni dopo gli viene dedicata una sala personale alla X Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma. In questi anni allestisce due antologiche all’Istituto di storia dell’arte dell’Università degli Studi di Parma (Calvesi) e alla Sala comunale di Alessandria (Vescovo). Partecipa a numerose mostre collettive tra cui si ricordano, per gli anni Settanta, Ottanta e Novanta: Arte in Italia 1960 – 1977, Galleria civica d’arte moderna, Torino, 1977; L’Informale in Italia, Galleria d’arte moderna, Bologna, 1983; Kunstmuseum, Lucerna, 1987; Pittura e Realtà, Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 1993; Trasparenze dell’arte italiana sulla via della carta, Pechino, 1993. Nel 1994 viene acquisita dalla FAO, Roma, l’opera di grandi dimensioni Il ciclo della natura, esposta permanentemente nel padiglione A della sede centrale.

Nel 1997 pubblica Parole trovate (Edizioni Aspasia, San Giovanni in Persiceto, Bologna), una raccolta di aforismi e riflessioni. Nel 2000 è tra gli artisti scelti per la mostra Novecento, arte e storia in Italia, Scuderie Papali al Quirinale, Roma (Calvesi). Nel 2003 partecipa all’esposizione La pittura degli anni Cinquanta in Italia alla Galleria d’arte moderna di Torino. Nello stesso anno si inaugurano un’antologica alla Civica galleria d’arte contemporanea di Lissone (Flaminio Gualdoni), in occasione del conferimento del Premio Lissone alla carriera, e una personale al Museo Bocchi, Palazzo Sanvitale, Parma, a cura di Ivo Iori e con un saggio di Giampiero Moretti. In questa occasione viene pubblicato il volume Vasco Bendini. Lettera con accordi, edito da MUP, Parma, in collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università di Parma.

Nel 2010 presenta opere storiche rispettivamente al Palazzo del Governatore di Parma (Nove100, Quintavalle, Bianchino) e alla Rotonda di Via Besana di Milano (Il grande gioco, Corà). In estate riceve il Premio alla Carriera Marina di Ravenna, insieme a Georges Mathieu e Arnulf Rainer. Nel novembre dello stesso anno esce il libro di Ezio Raimondi, La stagione di un recensore con un collage in copertina e con sue tavole a colori, ancora in collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Parma.

Nell’estate del 2011 Gabriele Simongini gli dedica un omaggio all’interno della LXI Rassegna Internazionale d’Arte/Premio G.B. Salvi, Sassoferrato (Ancona), mentre in novembre Renato Barilli lo invita a partecipare con una sua opera alla mostra Leonardo, il Genio, il Mito- il Mito di Leonardo nell’arte contemporanea, alla Reggia di Venaria di Torino. Sempre in novembre, di nuovo Gabriele Simongini lo invita a partecipare alla mostra Archè. Bendini, Boille, Mariani, Turcato nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, L’Aquila, mostra che viene poi trasferita, nel gennaio 2012, nella Sala Giubileo del Vittoriano, Roma.

Nel 2012 esce il libro monografico Vasco Bendini a cura di Flaminio Gualdoni e Ivo Iori con una testimonianza di Stefano Agosti (Grafiche Step, Parma), libro che viene presentato prima, a marzo, nella sede della Fondazione Cariparma, a Parma, poi in ottobre all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Da novembre 2012 a gennaio 2013 espone diciassette opere nella mostra Vasco Bendini/Matteo Montani. Così lontani, così vicini, curata da Gabriele Simongini per il Museo Palazzo de’Mayo (Fondazione Carichieti) a Chieti.

Il 21 febbraio 2013 viene invitato con tre grandi opere recenti alla mostra collettiva Pittori d’oggi Francia/Italia al Palazzo della Promotrice di Torino e il 27 febbraio, in occasione del suo novantunesimo compleanno, si inaugura al MACRO di Roma la mostra Vasco Bendini 1966-67, curata da Gabriele Simongini, un particolare omaggio che il Museo romano gli dedica fino al 5 maggio. In tale circostanza l’artista decide di donare al MACRO due opere di quegli anni: “La scatola U” del 1966 e la “Cabina solare” del 1967. In marzo partecipa alla collettiva Origine (Bendini, Guerrini, Sanna) presso la galleria romana Porta Latina e in agosto alla collettiva PlusUltra organizzata da Francesco Gallo Mazzeo alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Termoli (LVIII Mostra Nazionale).

Ha ricevuto, dall’Associazione La casa dei pensieri, il 1° settembre 2013 a Bologna la “Targa ricordo di Paolo Volponi”, uno dei maggiori riconoscimenti culturali promossi nella città felsinea.

Ha vissuto e lavorato tra Parma e Roma.

È scomparso nel 2015 all’età di 93 anni[3] .


Vasco Bendini

Vasco Bendini nasce nel 1922 a Bologna, città nella quale frequenta il ginnasio “Marco Minghetti” e il Liceo Scientifico “Augusto Righi”. Nel 1940 si iscrive alla facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, che presto abbandona per frequentare l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove ha per maestri Virgilio Guidi e Giorgio Morandi. I suoi esordi artistici avvengono nell’ambito di una rilettura della grande tradizione italiana, mediata dall’insegnamento di due grandi maestri quali Morandi e Guidi che Bendini ha modo di frequentare nel suo apprendistato accademico. Al trasferirsi del maestro Guidi a Venezia, insoddisfatto dell’insegnamento accademico, lascia gli studi per iniziare un lavoro autonomo di ricerca.
 
Ai primi anni Cinquanta risalgono le prime prove di un linguaggio più autonomo, testimoniate da una serie di carte di straordinaria originalità rispetto al clima artistico dominante, in cui il segno di natura astratta si coniuga con le tracce di una realtà evocata dalla memoria. 
La prima personale in cui vengono presentate queste opere risale al 1953, presso la galleria La Torre di Firenze. L’introduzione è di Francesco Arcangeli: si tratta dell’avvio di un sodalizio, non privo anche di momenti di frizione intellettuale, destinato a protrarsi fino agli anni Settanta, e a incidere in maniera notevole tanto sull’artista che sul critico. Nelle opere realizzate in questi anni uno dei temi centrali è senza dubbio quello del volto, interpretato da Bendini in chiave di archetipo, di figura universale, che può raggiungere anche quel limite di astrazione al quale è costantemente portato l’artista. Nel corso degli anni Cinquanta Bendini ottiene i primi riconoscimenti dalla critica più avvertita, che vede in lui uno degli interpreti più originali delle poetiche informali. Dopo un periodo di vicinanza con l’ultimo naturalismo nel 1954-55 Bendini si rivolge, negli anni immediatamente successivi, ad una riflessione sulla materia, sulle sue autonome possibilità espressive che culminano nei lavori del biennio 1958-59. Nell’estate del 1960 esce la prima monografia sull’artista, curata da Andrea Emiliani. In questo nuovo decennio, dal 1960 fino al ’63, Bendini sviluppa la propria poetica con una maggiore aderenza ai temi esistenziali. Questa sue esperienze sono rappresentate in varie mostre personali: alla Galleria del Milione di Milano (con introduzione di Francesco Arcangeli sia nel 1956 che nel 1958); all’Attico di Roma (1959); e, poi, ancora, sempre all’Attico, nel  1961, 1963, all’Apollinaire di Milano (1961) e alla Mc Roberts & Tunnard di Londra (1963).
È presente nel 1956, con alcune opere, alla XXVIII Biennale di Venezia dove, nel 1964 e nel 1972, rispettivamente per laXXXII e la XXXVI edizione, avrà una sala personale. Alla fine degli anni Cinquanta partecipa alla VIII Quadriennaleromana ed altre importanti collettive come la Biennale di San Paolo del Brasile del 1961 e la Biennale di Tokyo del 1962. Questo lavoro trova una preziosa ricognizione critica nella mostra L’informale in Italia fino al 1957, curata da Maurizio Calvesi a Livorno nel 1963. 

Nel 1965 hanno inizio le serie “Sentimento come storia” e “Senso operante”, nelle quali prende avvio una ricerca di nuove tecniche espressive, che, nei primi mesi del 1966, si evidenzia in una mostra personale presso l’Attico di Roma, presentata da Giulio Carlo Argan. Un approfondimento di tali tematiche si definirà con l’abbandono, fin dal 1966, della superficie della tela. Gli elementi delle nuove opere saranno tratti direttamente dalla realtà, in singolare vicinanza con la successiva poetica poverista. Le prime opere “Com’è” e “Senso operante” furono esposte a Venezia il 7 settembre 1966 nella Sala degli Specchi di Ca’ Giustinian, San Marco. Questa attività, incentrata sulla verifica di un codice di comunicazione archetipa e intersoggettiva, si concluderà la mattina del 17 gennaio 1969, giorno successivo alla morte di Palach, nella sala del Museo Civico di Bologna, con l’azione personale Io .E io ora dove il corpo del pittore diviene protagonista.

Contemporaneamente Francesco Arcangeli continuava ad occuparsi del suo lavoro, presentando, nel 1967, la nuova ricerca di Bendini in una personale allo Studio Bentivoglio di Bologna. Successivamente Argan, insieme a Calvesi, presenta, sempre a Roma, nel Palazzo Taverna, la mostra Oggetti e processi, presso la sede dell’Inarch (1968).  
Il lavoro successivo, esemplificato da alcune opere nella Sala della Biennale veneziana del 1972, saggia ancora nuove ipotesi tendenti a riconvogliare nello spazio virtuale della tela il gesto artistico e a riconsegnare alla diversa durata dell’opera la mobilità e la spontanea ricchezza del comportamento esistenziale. Del 1973, anno del suo trasferimento a Roma, sono le grandi mostre all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Parma e alla Sala Comunale di Alessandria , cui si aggiunge la personale alla Galleria Pietra di Milano, presentata da Giovanni Castagnoli. Seguono poi quelle al Museo d’Arte Moderna di Saarbrucken (1976) e alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, con testi di Renato Barilli e Sandro Sproccati (1978). 

Nelle opere degli anni Ottanta e Novanta Bendini attua una compiuta e disincantata rimessa in questione di tutta la sua vicenda esistenziale operativa, che richiama sia le folgoranti intuizioni degli anni Cinquanta, nitide ed essenziali, sia la complessità oggettuale e comportamentale degli anni Sessanta. Primo esegeta di questo nuovo percorso è Emilio Villa, che lo presenta all’Attico nel 1980. Nel 1984 Gino Baratta e Francesco Bartoli allestiscono una grande antologica alla Casa del Mantegna di Mantova e, nel 1989, Fabrizio D’Amico cura al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano un’importante rassegna di opere degli anni Cinquanta e Ottanta. Di rilievo sono, sempre nel 1989, e nella città di Verona, l’antologica a Palazzo Forti, a cura di Giorgio Cortenova, e la personale alla Galleria La Giarina, a cura di Cesare Vivaldi. 
Nel 1992 notevole importanza viene data alla sua attività con la tripla mostra alla Galleria Civica di Modena, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna e alla Galleria Civica di Trento (testi di Flaminio Gualdoni, Danilo Eccher e Walter Guadagnini).  Nel 1994 viene acquisita dalla FAO di Roma una sua opera, Il ciclo della natura, di grandi dimensioni (otto metri per due) permanentemente esposta nel padiglione A della sede centrale. Nel 1996 si inaugurano due ampie personali: la prima alla Loggetta Lombardesca di Ravenna e la seconda, con solo opere litografiche,  all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma. Nel ’97 Roberto Pasini ripropone l’importanza dell’artista negli anni Cinquanta alla Galleria Arte 92 di Milano, dopo aver, già nel 1995, motivato ampiamente il peso di quegli anni nel suo testo L’informale. Stati Uniti, Europa, Italia, edizioni CLUEB, Bologna. Antologiche di rilievo si inaugurano al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, a cura di Maurizio Calvesi (1998); al Palazzo Sarcinelli di Conegliano, con testi Walter Guadagnini, Marco Goldin e Rosalba Zuccaro (1999); ed infine al Castello di Masnago, Varese (2001).
Dal 1999 vive e lavora tra Parma e Roma.
Nel 2000 è tra gli artisti scelti da Calvesi per la grande mostra Novecento, arte e storia in Italia, presso le Scuderie Papali al Quirinale, Roma.
Due sue opere figurano alla mostra La pittura degli anni Cinquanta in Italia allestita nella Galleria d’Arte Moderna di Torino (maggio-giugno 2003), entrando a far parte delle acquisizioni permanenti presso la stessa Galleria torinese. Sempre nel 2003,  si inaugurano un’ampia antologica al Museo di Lissone, a cura di Gualdoni ed una personale al Museo Bocchi di Parma, a cura di Ivo Iori, con un saggio di Giampiero Moretti. Nell’autunno del 2005 opere recenti vengono presentate alla Galleria de’ Foscherari di Bologna. 
Il 2006 è un anno ricco di impegni: a marzo del 2006 partecipa, con quattro opere dei primi anni Cinquanta, alla rassegnaDal Romanticismo all’Informale- omaggio a Francesco Arcangeli, a cura di Claudio Spadoni, presso il Museo d’Arte di Ravenna; ad aprile si inaugura la personale presso l’associazione culturale Spaziosenzatitolo con un saggio introduttivo di Massimo Arioli; nel giugno è invitato da Gabriele Simongini alla rassegna Astrattismo italiano-1910-1970 che si tiene nel Museo Archelogico Nazionale d’Abruzzo, Chieti; a luglio è presente, con opere degli anni Cinquanta, nella collettiva Una natura altra allestita da Sergio Troisi nel Convento del Carmine di Marsala (Trapani). A settembre sempre Gabriele Simongini cura l’antologica dal titolo L’immagine accolta presentando opere che vanno dal 1951 al 2006 nella galleria romana Casa d’arte Ulisse. Al catalogo della mostra viene affiancato un saggio monografico di Edoardo Piersensini dal titolo Fra il nulla e l’infinito. In ottobre Giorgio Cortenova introduce in catalogo un’altra antologica, Il respiro della materia,che si tiene nella galleria La Giarina di Verona.

Nel 2007  Bendini allestisce un’ampia antologica dal 1950 al 2006 alla Galleria Frittelli, Firenze (Calvesi), e partecipa alla mostra itinerante Viaggio nell’arte italiana 1950-80. Cento opere dalla Collezione Farnesina
Nel 2008  presenta il polittico Malìa dell’enigma alla Galleria Niccoli di Parma (Corà), e presenta alla Galleria Frittelli, Firenze, una nutrita serie di opere nuove riunite sotto il titolo Lucelenta  (Trini). Eletto Accademico di San Luca a Roma, prende parte a una mostra sul disegno contemporaneo allestita nella sede dell’Accademia stessa e alla collettiva  Una certa idea della pittura a Palazzo Trentini, Trento (Loizzo). 
Nel 2009 partecipa, oltre che a Monocromo al Convento del Carmine di Marsala (Troisi),  alla Mostra storica del 60° Premio Michetti, Francavilla al Mare; tiene, inoltre, una personale con opere su carta dal 1966 al 1973 alla galleria Il Triangolo Nero, Alessandria, e  un’ altra di  disegni del 1979 alla Associazione Senzatitolo, Roma. Nel 2010 presenta opere storiche a Parma e a Milano, rispettivamente al Palazzo del Governatore di Parma (Nove100 a cura di Quintavalle e Bianchino) e alla Rotonda di Via Besana, Milano (Il grande gioco a cura di Corà), mentre una serie di opere su carta 1964-1974 è oggetto di una personale al Triangolo Nero, Alessandria (Baretta, Allegro) e una serie di tele del 2009 e 2010 di una personale da Renata Bianconi, Milano (Gualdoni). Esce  in novembre  il libro di Ezio Raimondi. La stagione di un recensorecon un collage in copertina e  18 tavole a colori di Vasco Bendini (edizioni MUP, Parma, con presentazione di Ivo Iori e Andrea Menetti). 

Fonte Link: http://www.frittelliarte.it/it/artisti_det.php?id=12 

 

La Toscanini