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La “parentopoli” al Cara di Mineo assunzioni e sagre con i soldi dei migranti

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MINEO – Dalla sagra del carciofo all’assunzione del nipote del sindaco; dalla festa del patrono al posto di lavoro per il candidato trombato o per il consigliere comunale disoccupato. Tutto sotto lo stesso “conto”: paga l’industria dell’accoglienza. E non c’è alcun dubbio che il Calatino sia una terra accogliente. Perché, oltre ai circa 3.200 aspiranti rifugiati politici ospiti del Cara di Mineo (oltre 4mila nei picchi del flusso di sbarchi), sul territorio si è consolidata una fittissima rete di strutture di supporto. Con decine di milioni di euro spalmati sul territorio: circa 97 milioni solo per la gestione triennale del Cara, con un indotto (fra stipendi e forniture) stimato in un milione al mese; a queste cifre bisogna aggiungere i fondi che arrivano dal ministero per Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e minori non accompagnati. Ma la fabbrica dell’integrazione è talmente fiorente che sul territorio – nei 9 comuni affiliati al consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, stazione appaltante per il Cara, ma anche in molti altri del comprensorio – vengono spalmati contributi a pioggia per sagre, feste patronali, rassegne estive e natalizie; una vera e propria “tabellina H” di cui ci occupiamo in dettaglio in un altro articolo. Fatti sui quali la procura di Caltagirone ha da poco aperto una inchiesta al momento contro ignoti. 

Quasi un migliaio di posti di lavoro, nell’ambito della libertà che il mercato garantisce alle imprese private senza che – questo è bene precisarlo – si configuri alcun tipo di reato. Non c’è certo bisogno di un bando pubblico, per assumere chi si vuole come cuoco o mediatore culturale al servizio dei migranti. Il discorso cambia, dal punto di vista politico, se questi posti di lavoro sono spartiti scientificamente – in una sorta di “manuale Cencelli” in salsa calatina – fra i comuni “soci”, come qualche sindaco ha ammesso in pubblico. Cambia, dal punto di vista etico, se decine di questi assunti sono parenti degli amministratori o addirittura consiglieri comunali in prima persona. E cambia, dal punto di vista giudiziario (e magari penale), se a queste assunzioni corrispondono, incrociando verbali consiliari e dati dell’ufficio del lavoro, “transumanze” da un partito all’altro, dall’opposizione alla maggioranza; ipotesi ben grave del “semplice” (si fa per dire) sostegno a un candidato – dalle Amministrative alle Europee, passando per le Regionali – prima, durante o dopo la firma di un contratto di lavoro.  

Tutto è maledettamente trasversale. La “parentopoli” di Cara e dintorni – le cui carte dalle quali traiamo spunto sono sui tavoli delle Procure, che indagano anche su gestione e appalti, e della commissione Antimafia all’Ars, oltre che di dossier messi assieme dalle opposizioni, riunite in due diversi coordinamenti comprensoriali – non riguarda soltanto l’Ncd del presunto “indagato eccellente”, Giuseppe Castiglione. Ci sono dentro (quasi) tutti. E c’è dentro fino al collo anche il Pd, che domenica ha tuonato contro lo scandalo Cara, chiedendo il commissariamento del centro con un documento votato dalla direzione provinciale. Partiti, ma non solo. Perché anche sindacati e associazioni sono in prima linea nella gestione di posti ed eventi.  

 

Ramacca

Proprio del Pd è il sindaco di Ramacca, Francesco Zappalà, prima “gola profonda” in un’ormai celeberrima intervista a SudPress nella quale dichiarava che al Cara per il suo comune «sono state assunte 35 persone, più di 25 le ha fatte Pippo Limoli di Ncd, 5 o 6 il sindacato, qualche deputato s’è fatto qualche nominativo». E a lui? «Mi hanno favorito in qualche nominativo». Una denuncia coraggiosa, seppur tardiva, se non fosse che la parentopoli ramacchese è piuttosto diffusa. «Una triangolazione fra Pd, Cgil e Ncd sull’asse Zappalà-Vitale-Limoli», la definiscono un gruppo di consiglieri d’opposizione firmatari di un documento consegnato al leader della Lega, Matteo Salvini. Con nomi legati allo stesso primo cittadino: tre nipoti assunti al Cara. Dove sono entrati anche i figli dei consiglieri comunali Paolo Cafici, Salvatore Pedalino e Anna Gurrisi. Singolare il caso del consigliere Sergio Ialuna: esce dalla maggioranza, dichiarandosi indipendente, dopo il licenziamento del fratello dal Cara. Una coincidenza? Può darsi.  

 

Ma un altro pozzo di posti è anche il locale Sprar, che il sindaco Zappalà si vanta di «non aver fatto con Paolo Ragusa», riferendosi al potentissimo presidente di Sol. Calatino, consorzio di cooperative nell’Ati che s’è aggiudicata la gestione del Cara. E infatti a Ramacca lo Sprar è gestito da “Luoghi Comuni” di Acireale, lo stesso dello Sprar di Melilli e del Cpsa di Pozzallo, quest’ultimo oggetto di indagini della Procura iblea. Allo Sprar di Ramacca lavora la moglie di un consigliere comunale, Giuseppe Paglia. Ma anche il figlio della dirigente dell’ufficio Servizi sociali, Cristina Di Mauro, che ha un ruolo di controllo e rendicontazione sull’attività del centro. E poi, nell’ambito dell’”integrazione” anche fra i comuni, il responsabile dello Sprar ramacchese è Davide Grasso, nipote di Pippo Grasso, sindaco di Castel di Judica. Il giovane è anche socio della coop “Le Tre Lune” (vicina alla Cgil del presidente del consiglio comunale, Maurizio Vitale) che ha ottenuto dal comune ramacchese l’affidamento diretto triennale, per 45mila euro, dei servizi di «assistenza alla genitorialità».  

 

Castel di Judica

Lo zio di Davide è appunto il sindaco di Castel di Judica, Pippo Grasso. Amico personale di Ignazio La Russa (Forza Italia), ma anche dialogante con Ncd, in una seduta consiliare dichiarò che gli avevano «garantito la possibilità di effettuare 25 assunzioni fra Cara e Sprar». Fra queste: al Cara il capogruppo di Ndc, Pierluca Torrisi, il figlio del presidente del Consiglio comunale, Antonino Sindoni (per tre mesi, contratto non rinnovato) e il figlio del consulente del sindaco, Vincenzo Trovato. Allo Sprar, sorto in un immobile di proprietà di un cugino di un consigliere Ncd, anche il consigliere di centrodestra Emanuela Russo. Anche due associazioni vicine a consiglieri o candidati non eletti della lista del sindaco Grasso sono in prima linea nella gestione di sagre del pecorino e rassegne. Con soldi del “sistema Cara”.  

 

Mineo

Il sistema naturalmente ha il suo “ombelico” a Mineo. Simboleggiato dalla storia dell’attuale sindaco Anna Aloisi. Da consulente legale di Sol. Calatino a presidente del consorzio dei comuni, il sindaco di Ncd – sostengono gli oppositori – ha avuto una notevole “spinta” in campagna elettorale. Con un dato statistico curioso, raccolto dalla minoranza all’ufficio del lavoro: 24 assunzioni nel trimestre caldo delle Amministrative. «E 24 famiglie, in un paesino, decidono una vittoria ottenuta per meno di 300 voti», sibilano gli sconfitti col dente avvelenato. E anche qui la mappa delle assunzioni non è al di sopra di ogni sospetto. Il vicesindaco Salvo Tamburello – ex lombardiano oggi Ncd, già dentro il Cara prima della nomina tramite la Croce Rossa – ha una sorella impiegata al consorzio Sol. Calatino; l’assessore Massimo Pulici, da anni dipendente di Sol. Calatino, avrebbe piazzato anche un nipote e un cognato. Fra i consiglieri: Giuseppe Biazzo, capogruppo della maggioranza vicino a Ncd, è componente del Cda di Sol. Calatino, mentre la moglie lavora allo Sprar menenino; il consigliere Mariella Simili lavora al Cara, così come il figlio della collega Caterina Sivillica e il fratello del collega Gianluca Barbanti, mentre allo Sprar risultano assunti la moglie del vicepresidente del Consiglio, Mario Margarone, ma anche (a Grammichele) Riccardo Tangusso, assessore designato da Giuseppe Mistretta, candidato sconfitto da Aloisi, poi avvicinatosi alla maggioranza. Nell’orbita del consorzio di Paolo Ragusa («un libero cittadino può sostenere chi vuole», ha detto davanti alle telecamere diPresaDiretta, ammettendo di essere «amico e vicino politicamente all’onorevole Castiglione») ci sono anche candidati non eletti e familiari di altri mancati consiglieri, ma anche persone legate a chi era in maggioranza prima della Aloisi e che oggi fa denunce contro il sistema Cara.  

 

Vizzini e Licodia Eubea

Nemmeno Vizzini e Licodia Eubea sono da meno. Più esposto il comune verghiano, guidato dal sindaco Marco Sinatra (equidistante da Ncd e dall’Udc di Nicola D’Agostino in transito verso il Pd), presidente dell’assemblea del consorzio. «Ha fatto entrare una coppia di cugini al Cara», sussurrano dalle opposizioni, quella ufficiale e quella ufficiosa. Ma in un paese di 7mila persone non è difficile trovare un legame di parentela con chi è stato assunto senza ombre. Più complicato trovare delle coincidenze nell’attività di due consiglieri comunali di maggioranza (Vito Arnone ed Eliana Costantino) che lavorano, tramite la coop “Il Sorriso”, al locale Sprar, oltre ad avere delle responsabilità di coordinamento di altri progetti nel comprensorio. In giunta, dopo i recenti rimpasti, sono entrati tre assessori – Santo Cilmi, Santo Lentini e Giuseppe Palma – con prole già in precedenza assunta negli Sprar.  

 

A Licodia l’abbraccio Pd-Ncd, al di là di cugini e nipoti di consiglieri comunali, si guarda negli studi legali. E se è una malignità di paese la circostanza che il figlio del sindaco Giovanni Verga (Pd) lavori con uno degli avvocati più gettonati dal Cara, meno politically correct, pur nella libertà professionale e nell’esiguità della parcella, è la consulenza legale allo Sprar del presidente del Consiglio comunale, Alessando Astorino (Ncd), la cui cognata risulterebbe fra gli assunti Sprar.

 

Raddusa

Un altro piccolo paesino, Raddusa, si distingue pure per alcuni legami fra amministratori e assunti. Al Cara, secondo l’opposizione, sono entrati il cognato del presidente del consiglio comunale Salvatore Macaluso (Pd), il figlio dell’assessore Mario Rapisarda (Lista Musumeci) e i nipoti dell’ex vicesindaco Francesco Leonardi e del consigliere Luigi Allegra (Pd).   Nella lista dello Sprar: la sorella del consigliere comunale Carmelo Pagana, il nipote del vicesindaco Serafina Schilirò, la figlia del consigliere Allegra, la zia del consigliere Salvatore Currao, la figlia di Anna Di Leonforte, segretaria del sindaco Cosimo Marotta, che avrebbe piazzato anche il figlio di una candidata non eletta, Maria Gulizia.  

 

Gli altri comuni

Meno diffusi le situazioni opache in due comuni non compresi nel consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”. A Caltagirone si segnala il caso del marito del capogruppo di Ncd, Elisa Privitera, al lavoro al Cara; a Grammichele “soltanto” un cugino del presidente del consiglio comunale, Pietro Palermo, all’opera in uno Sprar. «Ma alcuni dei candidati non eletti nella lista del sindaco Salvatore Canzoniere – sostengono dall’opposizione – sono finiti fra cooperative e Spar». Una manna dal cielo. In un territorio dove l’agglomerato industriale di Caltagirone sembra il deserto dei tartari e l’agricoltura boccheggia, l’accoglienza è «come la Fiat», dicono. Sottointendendo: meno male che il Cara c’è.   

twitter: @MarioBarresi

Fonte Link: http://www.lasicilia.it/articolo/ecco-la-parentopoli-al-cara-di-mineo-assunzioni-e-sagre-con-i-soldi-dei-migranti