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Benedetto XVI a Obama: “Prego per lei” “Ci aspettiamo relazione molto forte”

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L’incontro tra i due è durato quaranta minuti. Il leader Usa: "Soddisfatto per i 20 miliardi di aiuti ai Paesi poveri". Portato in dono al Pontefice una stola liturgica del primo vescovo americano diventato santo
Ratzinger al Presidente americano: "Benedico il suo lavoro"

(repubblica.it) ROMA – E’ durato quaranta minuti il colloquio tra Barack Obama e il papa Benedetto XVI. "Santità, è un grande onore per me". Così ha esordito il presidente americano, visibilmente emozionato ma anche perfettamente a suo agio nella biblioteca vaticana dove per la prima volta da quando è diventato presidente ha incontrato il Pontefice. Obama ha portato in dono al Pontefice una stola liturgica appartenuta al primo vescovo americano diventato santo, Giovanni Nepomuceno Neumann, ricevendo da papa Ratzinger una copia autografa dell’enciclica ‘Caritas in veritate’. Il colloquio è stato serio e cordiale ma ci sono stati anche momenti di distensione, come quando Obama, di fronte all’imponente schieramento di fotografi, ha scherzato col Pontefice dicendo: "Sono sicuro che anche lei è abituato a farsi fotografare, così come lo sono io…".

Al termine dell’incontro il Pontefice ha salutato il presidente Usa assicurandogli che ”pregherà per lui”, e che ”benedirà tutto il suo lavoro”. Obama ha manifestato la speranza di avere "una relazione molto forte col papa" e si è congedato affermando che leggerà l’enciclica che gli ha regalato Benedetto XVI in aereo.

Tanti gli argomenti al centro dell’incontro. Dagli aiuti per i Paesi poveri, ( Obama è pronto a recarsi in Ghana per dimostrare il suo appoggio alla più grande e anziana democrazia africana ), alla bioetica, passando per la libertà religiosa nel mondo. Obama ha subito voluto rimarcare al Pontefice, come il summit dell’Aquila sia stato "molto proficuo", per i "20 miliardi di aiuti stabiliti per i Paesi poveri" e parlando di "progressi concreti nelle discussioni sugli aiuti tra i vari leader".

Ripresa economia. Nella conferenza stampa post-G8, Obama ha parlato di ripresa economica, di Iran e della formula, da molti ritenuta superata, del G8. Obama ha affermato che ancora non c’è una piena ripresa dell’economia a livello globale ed è quindi "prematuro iniziare a ridurre le misure di stimolo all’economia. I mercati stanno migliorando – ha detto il presidente Usa – e sembra che abbiamo evitato un collasso globale ma ancora troppe persone stanno soffrendo a causa della crisi".

Preoccupazione per Iran. Poi si è soffermato sull’Iran e sugli avvenimenti dei giorni scorsi con la repressione dei sostenitori di Moussavi. I leader dei Paesi del G8 hanno espresso "preoccupazione" per quelli che Obama, ha definito "tremendi" eventi che hanno accompagnato le elezioni presidenziali in Iran. Obama ha anche ricordato come il vertice abbia affrontato la questione del rischio proliferazione posto dal programma nucleare iraniano con "una dichiarazione forte" in cui si sollecita Teheran ad assumersi le sue responsabilità senza più rimandare.

G8 ormai vecchio. Infine una riflessione sulla formula del G8, da molti ritenuta al capolinea. "Il G8 – ha affermato Obama di fronte ai giornalisti – è un’istituzione che ha 30 anni e va sicuramente riformata". Tuttavia "ci sarà bisogno di un periodo di transizione per riuscire a trovare il formato giusto. Non c’è dubbio che è necessario rivedere le istituzioni internazionali per far fronte ai grandi cambiamenti che ci sono stati in questi anni". Obama ha sottolineato come in realtà Paesi come la Cina, India, Brasile "devono ora sicuramente essere inclusi nelle discussioni". Così come anche l’Africa e l’America Latina non possono essere più tirate fuori. "E’ necessario quindi un periodo di transizione. Nei prossimi anni vedremo un’ulteriore di evoluzione. Bisogna alla fine essere sicuri che la scelta che faremo funzioni".

(10 luglio 2009)

La Toscanini