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CHI VA BENE A SCUOLA DEVE ESSERE PAGATO

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Progetto di un economista di Harvard: «Diamo venticinque dollari ai promossi a pieni voti»

FRANCESCO SEMPRINI

(La Stampa.it) NEW YORK Problemi a scuola? Ecco il rimedio: una paghetta in cambio di buoni voti. Ma ad aprire i portafogli non saranno i soliti genitori preoccupati per l’esito del sofferto compito di matematica o dell’interrogazione di storia dei figli. La proposta, al vaglio delle autorità newyorkesi, prevede piuttosto che a premiare i ragazzi più diligenti sia il dipartimento dell’Educazione con fondi stanziati dai privati.

La paternità del progetto è dell’economista Roland Fryer dell’Università di Harvard, che dopo essersi dedicato per anni agli studi sulla discriminazione razziale nelle scuole, ha deciso di puntare su New York per mettere in pratica quanto appreso nel corso di anni di studio. L’idea è piaciuta al sindaco Michael Bloomberg e al cancelliere comunale per l’Educazione, Joel Klein, pur sollevando le critiche di alcuni insegnanti. Proposte simili erano state avanzate negli anni scorsi, e adottate in via sperimentale da alcune autorità locali. Gli studenti di Chelsea, in Massachusetts, erano pagati 25 dollari in caso di frequenza assidua dei corsi, mentre a Dallas le scuole versavano due dollari per ogni libro letto. Tre anni fa lo stesso Fryer aveva proposto incentivi in denaro alle scuole newyorkesi scontrandosi però con lo scetticismo di professori e politici. Mentre lo scorso settembre Bloomberg aveva presentato una proposta per passare contributi alle famiglie più povere che permettevano ai figli di proseguire gli studi. Le stesse motivazioni hanno spinto il sindaco a guardare con interesse il progetto di Fryer: «Il nostro dovere è prendere in considerazione qualsiasi proposta – ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa -. Sarebbe una grave colpa non farlo».

Il programma pubblicato sul sito americaninsequality.com è chiamato «Incentivi: un esperimento per le suole pubbliche di New York». Prevede paghette di 5 dollari per i ragazzini dell’ultimo anno delle elementari e delle medie che completano ognuno dei test previsti per passare al livello successivo. Il compenso aumenta proporzionalmente ai voti, con un limite massimo di 25 dollari per i primi e di 50 dollari per i secondi. Alle scuole che aderiscono all’iniziativa inoltre sarà versata una somma di 5.000 dollari.

I fondi messi a disposizione delle autorità pubbliche proverranno da stanziamenti privati visto, che le casse comunali per ora non consentono il finanziamento del programma, che permetterà ai ragazzi meno fortunati, come quelli provenienti dai ghetti e dalle tante zone disagiate della Grande Mela, di contare su un incentivo laddove manca quello della famiglia o degli amici. Pagando una piccola somma di denaro per un buon risultato, spiega il 30enne professore di Harvard, si stimola la motivazione con effetti positivi su voti e pagelle. Alla conclusione Fryer, di origine afro-americana, è giunto grazie ai suoi studi sulla discriminazione, sull’effetto economico del «comportarsi da bianco» e sull’ineguaglianza razziale nelle scuole. Autore di saggi sul divario dei rendimenti scolastici tra bambini bianchi e neri, il professore ha spiegato più volte come l’abilità mentale dei ragazzi di giovanissima età sia diversa a seconda della razza di appartenenza.

La sua proposta non ha mancato di sollevare critiche: alcuni professori sostengono che in questo modo si impedisce ai ragazzi di capire l’importanza degli studi, trasformandoli in una specie di mercenari del libro. Altri temono che si crei una competizione ancora più aspra, con ricadute psicologiche. «L’obiettivo è incentivare allo studio, non raggiungere la perfezione», ha dichiarato Ernest Logan, rappresentante dei sindacati delle scuole. Per vedere in pratica il progetto ci vorrà ancora del tempo, avvertono le autorità newyorkesi. «Siamo nella fase preliminare – spiega Debra Wexler del dipartimento dell’Educazione – Né il cancelliere né il sindaco hanno ancora approvato il programma». L’interesse manifestato da alcuni presidi di scuole pubbliche è però un buon punto di partenza: sono convinti che gli incentivi potrebbero porre un rimedio alla piaga dell’abbandono scolastico.

La Toscanini