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CINA: PROSEGUONO IN XINJIANG LE PROTESTE

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(ansa.it)  PECHINO – Nuove proteste in diverse zone oggi a Urumqi. La polizia ha sparato gas lacrimogeni per disperdere la folla di alcune centinaia di cinesi che si erano radunati nel centro di Urumqi, la capitale della regione del Xinjiang dove domenica scorsa 156 persone sono morte quando è stata sciolta una manifestazione di protesta della minoranza musulmana degli uighuri. Lo riferiscono testimoni. Non è chiaro cosa abbia spinto la folla a radunarsi. Da ieri i mezzi d’ informazione cinesi, tutti controllati dal governo, hanno diffuso testimonianze ed immagini di immigrati cinesi feriti, presumibilmente dai manifestanti uighuri durante i disordini di domenica.

Testimoni hanno riferito all’ Ansa che centinaia di cinesi han, alcuni armati di bastoni, sono nelle strade nel centro di Urumqi, la capitale della Regione Autonoma del Xinjiang, dove domenica scorsa 156 persone morte quando le forze di sicurezza sono intervenute a disperdere una manifestazione di musulmani di etnia uighura. Le intenzioni della folla non sono chiare. In precedenza alcune centinaia di uighuri, soprattutto donne, avevano protestato contro gli arresti effettuati nei giorni scorsi chiedendo notizie dei loro congiunti. Fino a questo momento non si sono avute notizie di incidenti gravi. Migliaia di poliziotti e soldati controllano la città, chiudendo l’accesso ad alcune strade. Secondo Nuova Cina 1.434 sono state arrestate dopo il massacro di domenica scorsa.

ATTACCATE SEDI DIPLOMATICHE DI PECHINO ALL’ESTERO – Rappresentanze diplomatiche della Cina in Olanda e a Monaco, in Germania, sono state attaccate a colpi di pietre e cocktail molotov da attivisti filo-uighuri. Lo ha detto oggi il portavoce del ministero degli esteri cinese, Qin Gang, in una conferenza stampa a Pechino. Il portavoce ha precisato che il governo cinese ha "manifestato il proprio disappunto" alle autorità dei due Paesi.

Le manifestazioni di protesta degli uighuri, la minoranza musulmana che vive nel nordovest della Cina, sono proseguite ieri e oggi dopo il massacro di domenica sera, nel quale 156 persone sono state uccise ad Urumqi, capitale della regione del Xinjiang. Stamattina centinaia di persone hanno protestato contro le retate effettuate dalla polizia cinese e hanno chiesto notizie dei loro congiunti. L’agenzia Nuova Cina ha scritto che 1.434 persone sono arrestate e che la polizia "ha cominciato a interrogarle".

La manifestazione si è svolta davanti a un gruppo di giornalisti stranieri che partecipava a un viaggio organizzato dal governo cinese. Non si sono verificati incidenti. Un’analoga dimostrazione è stata dispersa dalla polizia ieri sera a Kashgar, la capitale culturale degli uighuri nell’ovest del Xinjiang, dove centinaia di persone si erano radunate sulla piazza centrale della città.

Oggi Nuova Cina ha annunciato che 15 persone sono state arrestate nel Guangdong, nella Cina del sud, in relazione alla vicenda che ha innescato le proteste sfociate in violenze domenica scorsa ad Urumqi. Alla fine di giugno, almeno due immigrati uighuri erano stati uccisi da operai cinesi in violenze etniche alimentate dalla falsa voce secondo la quale giovani uighuri avevano violentato due ragazze cinesi. L’agenzia non ha precisato quando sono stati effettuati gli arresti. Pechino ha accusato la dissidente uighura in esilio Rebiya Kadeer di aver organizzato la manifestazione di domenica con l’ obiettivo ultimo di staccare il Xinjiang dalla Cina. La dissidente ha smentito le accuse e, in un comunicato diffuso su Internet, ha affermato di "non aver mai chiesto a nessuno, in nessun momento, di dimostrare in piazza".

NAPOLITANO, ATTENZIONE A DIRITTI UMANI
Il presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao è stato accolto al Quirinale da Giorgio Napolitano, nel cortile d’onore dove ha ricevuto gli onori militari di un drappello di corazzieri a cavallo in alta uniforme e di reparti dei vari corpi delle forze armate.

Durante il colloquio a porte chiuse al Quirinale e poi davanti ai giornalisti Giorgio Napolitano ha posto al presidente della Repubblica Popolare Cinese il problema di affrontare in Cina la questione dei diritti umani.

"Abbiamo concordato – ha detto Napolitano prendendo la parola al fianco del presidente cinese – che lo stesso sviluppo e il progresso economico e sociale che si stanno realizzando in Cina pongono nuove esigenze in materia di diritti umani, una questione che l’Italia ha sempre affrontato e intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni cinesi, e dell’integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative".

"Occorre il pieno riconoscimento del ruolo internazionale della Cina sviluppando, su un piano di parità, nel rispetto reciproco e con mutuo vantaggio tutte le relazioni bilaterali e globali", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo il colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao. Napolitano ha definito il colloquio "molto approfondito, grandemente amichevole". Hu Jintao lo ha invitato a visitare l’anno prossimo la Cina, in occasione del quarantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. "Farò il mio meglio per accogliere l’invito", ha detto Napolitano. La Cina, ha aggiunto, è "consapevole" del nuovo posto che le spetta nel mondo e delle responsabilità a cui è chiamata di fronte a sfide che richiedono un impegno collettivo. "Io ho auspicato che in questo quadro – ha sottolineato il Capo dello Stato – si sviluppino maggiormente le relazioni tra Unione Europea e Cina e per questo è essenziale che l’Europa riesca, con coerenza e coraggio, a prendere le decisioni per parlare con una voce sola". Napolitano ha apprezzato il contributo della Cina alla soluzione della crisi economica e finanziaria e le proposte sulla riforma delle Nazioni Unite ("c’é comunanza di vedute"), sulla riforma delle istituzioni finanziarie e monetarie globali. Un espresso grazie Napolitano lo ha detto per la partecipazione della Cina alla missione Unifil in Libano che vede impegnate in prima fila i militari italiani. I grandi passi che la Cina ha fatto in campo economico e sociale, ha concluso, pongono "nuove esigenze in materia di diritti umani, questione che l’Italia intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni e dell’autonomia di decisione della Cina".

USA, PROFONDAMENTE DISPIACIUTI
Gli Stati Uniti sono ”profondamente dispiaciuti” per le perdite umane causate dagli incidenti avvenuti a Urumqi, nel Xinjiang, in Cina, dove piu’ di 150 persone sono morte nei disordini tra forze dell’ordine e dissidenti uighuri. Lo ha detto oggi a Washington un portavoce del Dipartimento di Stato Usa. ”Ci dispiace profondamente per le perdite umane, e invitiamo tutte le parti a mantenere la calma” ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Usa Ian Kelly.