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CLIMA: ITALIA ALL’UE, SERVE CLAUSOLA DI REVISIONE COSTI

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(ANSA.IT) BRUXELLES – Dopo il botta e risposta fra il commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas e il governo italiano sui costi dell’attuazione del piano Ue sul cambiamento climatico, la Commissione europea si è detta fiduciosa sulla possibilità di trovare un accordo costruttivo entro il 2008, così come indicato dai leader europei, nel summit di questa settimana.

Ma l’Italia rilancia la richiesta di procedere ad una accurata valutazione del rapporto costi-benefici, con una proposta che metterà sul tavolo questo lunedì a Lussemburgo alla riunione dei ministri dell’Ambiente Ue, alla quale parteciperà Stefania Prestigiacomo. Sarà quella l’occasione, fanno sapere all’Esecutivo Ue, per un incontro fra il commissario all’ambiente Stavros Dimas e il ministro italiano, per fornire chiarimenti sul "potenziale impatto" del pacchetto. E questo anche alla luce della polemica che in Italia ha seguito le dichiarazioni del commissario Ue, che si era detto "allibito" per le obiezioni italiane e sulla quale è tornato oggi il ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta, che ha definito il piano Ue "una follia".

 L’Italia proporrà, nella riunione di Lussemburgo, una clausola di revisione al pacchetto 20-20-20 (20% riduzioni di Co2, 20% in più di energia rinnovabili e di efficienza energetica entro il 2020). L’ipotesi è di dare il via libera al pacchetto nel summit europeo di dicembre, ma con una clausola di revisione che permetta aggiustamenti, alla luce della valutazione dell’impatto del piano, da effettuare nel corso del 2009. Non si tratta, ha precisato il ministro dell’Ambiente, di una domanda di rinvio, ma della richiesta che "l’impatto dei costi-benefici venga esattamente valutato nel corso del 2009 e, sulla base di tale valutazione, vengano eventualmente riparametrati gli oneri previsti dal provvedimento".

 Nella riunione di lunedì e martedì il negoziato entrerà quindi nel vivo delle cifre e della strategia, nella consapevolezza, come ha indicato la stessa Commissione Ue, che sono vari i paesi che hanno preoccupazioni sul costo di attuazione del piano, soprattutto in un momento di recessione economica mondiale. Per questo è cruciale il ruolo che giocherà la presidenza di turno francese, che oggi ha ribadito "la sua determinazione a trovare una accordo entro il 2008". Per indirizzare il dibattito, il presidente di turno francese, il ministro dell’ambiente Jean-Louis Borloo, ha inviato un questionario ai 26 partner.

Le problematiche sollevate vanno dalla individuazione dei settori confrontati al rischio di carbon leakage (cioé la delocalizzazione delle imprese a maggiore intensità energetica) all’assegnazione delle quote di Co2 tramite aste e alla destinazione delle relative risorse da parte degli stati membri; dai meccanismi di flessibilità sulla riduzione dello sforzo nei settori non industriali fino al finanziamento degli investimenti per la cattura e lo stoccaggio del carbonio. L’Italia ha già fatto sapere che per i settori non industriali, come quelli agricolo, civile e dei trasporti gli obiettivi annuali dovranno essere sostituiti con un obiettivo intermedio, vincolante al 2017.

Roma chiede anche un’estensione dell’analisi del rischio di delocalizzazione non solo per le imprese a maggiore intensità energetica, e ritiene anche necessario, in materia di flessibilità, elevare dal 3 al 10% la quota di utilizzo dei crediti di emissioni generati da progetti ambientali in paesi in via di sviluppo. L’Italia pone anche una ‘riserva’ nell’assegnazione delle quote al settore elettrico.