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DPEF: LA DOTE DEL FISCO, VERSO ASSEGNO MENSILE PER FIGLI

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(ANSA) ROMA – Si va verso l’assegno unico per il sostegno alle famiglie con figli (circa 10 milioni i minori di 18 anni in Italia) che unirà le attuali detrazioni Irpef agli assegni familiari. Il Governo, con il Dpef varato giovedì, indica la strada che sarà poi percorsa a partire dalla prossima manovra e gli uffici del viceministro all’Economia, Vincenzo Visco, lavorano già a pieno ritmo a questa ipotesi che porterà – come scritto nel Dpef – "a una vera e propria dote fiscale per il figlio indipendentemente dallo status lavorativo dei genitori".

Ovvero, gradualmente fino ad arrivare con la misura a regime, l’assegno unico riguarderà anche i lavoratori autonomi oltre ai dipendenti. Ma intanto si partirà dagli ‘incapienti’, cioé da chi ha un reddito tanto basso da non poter nemmeno usufruire delle detrazioni fiscali. Detrazioni ed assegni saranno dunque unificati e potenziati ma ancora non è noto il ‘quanto’ e questo perché – fanno notare i tecnici – "dipende dalle risorse che saranno impiegate".

Si parte comunque già da un discreto gruzzolo: oggi infatti l’assegno per un figlio è di 1.650 euro l’anno (livello massimo) che scende al salire del reddito e si annulla a quota 61.700 euro di reddito annui. La detrazione attuale è invece di 900 euro nel caso di un figlio sotto i tre anni e di 800 euro se è maggiore di tre anni. L’intenzione del Governo è di aumentare questi livelli e di far scendere "più dolcemente" l’intervento al salire del reddito. In ogni caso già oggi si avrebbe un assegno di 2.550 euro (da dividere in 12 mensilità) con un figlio di meno di 3 anni e 2.450 se maggiore di tre anni. Il percorso delineato parte dagli ‘incapienti’. A questi le detrazioni saranno dunque ridate sotto forma di assegno (800 o 900 euro annui).

Poi l’intervento sul ‘decalage’ che sarà addolcito sostenendo in tal modo anche i ceti medi. Infine l’unificazione dei due istituti nell’assegno unico. Ma per arrivare a questo occorrerà aspettare almeno un paio d’anni anche perché, a parte le risorse da reperire, si dovranno anche unificare le banche dati dell’Inps (che oggi eroga gli assegni) con quelli dell’Amministrazione fiscale a cui fanno capo le detrazioni. Insomma il Governo si è messo in moto per intervenire su una situazione che per certi versi si dimostra drammatica: infatti più dell’11% delle famiglie italiane sono oggi in stato di povertà. – come riferiva di recente lo Spi-Cgil – Cifra questa che si innalza se a condurla è un pensionato e, addirittura, si impenna fino a superare il 25% se i nuclei familiari risiedono al Sud del Paese. Il reddito familiare medio delle famiglie più povere, o comunque, in stato di grave disagio economico è indicato dal rapporto come inferiore a 5 mila euro annui, un valore questo indicato come una "vera e propria soglia di sussistenza".

Una soglia che, se superata in basso, non dà addirittura la possibilità di avere disponibilità essenziali come, ad esempio, di pagare le bollette, di potersi fare almeno una vacanza all’anno, o di riscaldare la propria abitazione in modo adeguato, di acquistare non solo vestiti nuovi ma anche di mangiare carne o pesce.