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Debito Usa, l’ultimatum di Obama: “Voglio la soluzione entro lunedì”

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WASHINGTON. Il presidente striglia i leader democratici e repubblicani per arrivare una mediazione che possa scongiurare il default sempre più vicino. Ma la strategia del Tea party è quella di lasciar accadere il peggio, scaricando le colpe sulla Casa Bianca

FEDERICO RAMPINI

(repubblica.it) NEW YORK – 58 minuti di un summit teso e poi tutti a casa, "a fare i compiti". Scadenza ultima: "Entro lunedì mattina voglio avere sul mio tavolo la soluzione, dovete indicarmi come l'America eviterà il default". E' finito così, per adesso, l'atteso vertice alla Casa Bianca sul debito. Iniziato alle 11 precise, ora di Washington, finito due minuti prima di mezzogiorno (le 18 italiane).

Un incontro convocato da Barack Obama con i quattro esponenti più importanti dei due partiti: per i repubblicani il presidente della Camera John Boehner e il capogruppo del Senato Mitch McConnell, per i democratici la leader dei deputati Nancy Pelosi e il numero uno dei senatori Harry Reid. "Come quattro scolaretti convocati dal preside", commenta il cronista del pool ammesso a sbirciare pochi secondi prima dell'inizio del vertice. Obama è sempre più accigliato, dopo che venerdì sera è saltata a sorpresa la sua ipotesi di accordo: era pronto a offrire alla destra tagli di spese sostanziali, intaccando anche i due pilastri del Welfare State che sono la Social Security (pensioni) e il Medicare (sanità per gli anziani).

Tremila miliardi di sacrifici, aveva messo insieme il presidente in un pacchetto di manovre "lacrime e sangue" che fino all'ultimo era stato concordato assieme a Boehner. Poi il gran rifiuto: il presidente della Camera si era accorto che le sue truppe parlamentari non lo avrebbero seguito, soprattutto la settantina di deputati che fanno riferimento al Tea Party. E allora si ricomincia daccapo, ma Obama sa qual è il gioco tattico dei repubblicani. A loro conviene tirare la corda all'estremo, avvicinarsi alla scadenza fatidica di questo lunedì mattina quando i mercati rischiano di subire il trauma di un downgrading del debito sovrano Usa.

Portando al limite di rottura la situazione, con un "default" tecnico che diventa sempre più probabile (il 2 agosto è la data ultima, ma già alcune agenzie federali sono a corto di fondi oggi), vogliono costringere il presidente a prendersi da solo la responsabilità di uno "strappo". La destra spinge perché il presidenti buchi il limite del debito pubblico (14.290 miliardi di dollari) assumendosene tutta la responsabilità, senza che ci siano le "impronte" della destra su un provvedimento che innalzi il tetto.

E' il sogno della destra più oltranzista, quella che vede la spesa pubblica come il male supremo, potersi lavare le mani da quel che accadrà nelle prossime ore. L'importante è non cedere sul dogma anti-tasse: neppure l'eliminazione di privilegi fiscali per i più ricchi come l'ammortamento dei jet privati o la deducibilità degli interessi passivi sui maxi-mutui. Le mosse tattiche finali sono quindi rinviate a questa domenica. Obama attende risposte dai quattro leader, sperando di poter ancora ricucire in extremis un accordo bipartisan. John Boehner però ha già indicato quali sono i suoi paletti: niente tasse supplementari, e i tagli di spesa devono valere il doppio rispetto all'aumento di debito.

(23 luglio 2011)

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