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IL CASO CIARRAPICO DIVIDE IL PDL

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Marcello Campo

(ansa.it) ROMA – A poche ore dalla presentazione delle liste dei candidati, scoppia nel Pdl il caso ‘Ciarrapico’. L’editore-imprenditore romano, ex braccio destro di Giulio Andreotti, in un’intervista a ‘Repubblica’ afferma di "non aver mai rinnegato il fascismo" ed è subito bufera. Immediata la reazione sdegnata del centrosinistra e della comunità ebraica. Walter Veltroni spera che "si tratti di un’autocandidatura e non di una cosa seria", mentre Fausto Bertinotti definisce queste frasi "imbarazzanti per chi lo mette in lista, proponendosi di governare il Paese". Durissimo l’ex deportato di Auschwitz, Piero Terracina che legge in queste parole "la vera anima della destra italiana" e la dimostrazione che "il fascismo non è morto ed è massicciamente presente in una delle maggiori formazioni politiche italiane". Acido anche Pier Ferdinando Casini: "Tutto ciò conferma che il Pdl si colloca nella destra populista".

Ma lo scontro coinvolge soprattutto il Popolo delle Libertà. Se Paolo Bonaiuti si dice "stufo di una sinistra che pensa di essere moralmente superiore", Fiamma Nirenstein, la nota giornalista ebrea anche lei new entry nelle liste Pdl, annuncia di essere "incompatibile con chi si professa ancora fascista".

E anche Alessandro Ruben (candidato berlusconiano, presidente dell’Antidefamation league in Italia) vuole chiarezza. Ma la reazione più nervosa viene dal numero due del partito, Gianfranco Fini che prima rivela di essere estraneo alla scelta di candidarlo, scaricando di fatto ogni responsabilità su Berlusconi, quindi invita l’ex re delle acque minerali a ritirarsi. "Se Ciarrapico è davvero un fascista convinto – osserva nel pomeriggio in un gazebo a Piazza del Popolo – si dovrebbe ritirare dalla competizione elettorale perché fu Mussolini a giudicare le elezioni dei ludi cartacei".

Pochi minuti dopo giunge la smentita: "Il mio pensiero – spiega ‘er Ciarra’, com’era chiamato a Roma negli anni ’80 – e’ stato forzato. Ho aderito al fascismo da giovane ma ho sempre condannato la perdita della democrazia e le leggi razziali". Chiarimento accolto con sollievo dallo stesso Fini ("Precisazione molto, molto, molto opportuna. Se l’avesse fatto prima – commenta a caldo – avrebbe risparmiato a tutti le polemiche di queste ore"), ma che non basta alla Lega: "E’ opportuno che Ciarrapico – esorta Umberto Bossi – faccia un passo indietro se non vuole danneggiare la coalizione".

Invito però subito respinto al mittente: "Bossì mi chiede di ritirarmi? Si tratta di una sua idea personale, che non trova motivi validi perché io l’accolga", replica Ciarrapico. Sul ‘caso’, sostengono alcune fonti, si sarebbe consumato un conflitto tutto interno al Pdl tra falchi e colombe. Stavolta, però, a vestire i panni del duro sarebbe stato Gianni Letta, il principale sponsor dell’operazione, forte della tesi che grazie a questa candidatura al Senato nel Lazio il Pdl potrebbe togliere molti voti alla Destra di Francesco Storace, consensi preziosi per acquisire l’ambitissimo premio di maggioranza nella regione. Contro questa impostazione chi, invece, fa osservare che un’eccessivo spostamento a destra del partito potrebbe far pagare un prezzo alto tra l’elettorato moderato del resto del Paese, in particolare nel Nord dove l’antifascismo resta un valore spesso irrinunciabile. Secondo alcuni, lo stesso Silvio Berlusconi non avrebbe affatto gradito i giudizi di Ciarrapico e sarebbe stato sul punto di chiedergli di fare un passo indietro.

Ipotesi però sfumata in favore di una soluzione di mediazione, cioé la diffusione di una nota in cui l’imprenditore in prima persona torna a precisare il suo pensiero, mentre conferma di essere, alla scadenza delle 20, regolarmente in lista: "Sono un cittadino fedele della Repubblica italiana e quindi – scrive – della democrazia che la regola. Per quanto riguarda il passato, come giustamente ha detto Gianfranco Fini, è qualcosa che attiene alla memoria storica. Le leggi razziali furono una ignominia purtroppo subita, ancora una volta mi sento onorato del fatto che la mia famiglia abbia protetto negli anni bui del ’44 una delle piu’ importanti famiglie israelite in Roma: questo é ciò che conta". Ed è proprio ciò che conta per dare il via libera definitivo alla sua candidatura, sarà il numero 11 nella lista del Lazio per il Senato della Repubblica.

CEI: INTESE SU SALARI, DIFENDERE LA VITA
I vescovi italiani chiedono larghe intese nel prossimo Parlamento per affrontare "le attese più urgenti" e i "problemi indilazionabili" della maggior parte della popolazione italiana: ovvero "l’aumento dei salari minimi, la difesa del potere d’acquisto delle pensioni, l’emergenza abitativa, la maggiore sicurezza nei posti di lavoro". E’ quanto ha detto il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nel discorso che ha aperto i lavori del Consiglio Permanente (una sorta di "governo") della Conferenza episcopale italiana. Nelle prossime elezioni, i vescovi italiani non si schierano con nessun partito o movimento politico, ma richiamano i "valori fondamentali" della difesa della vita umana, in tutte le sue fasi, e della famiglia tradizionale. I cattolici – ha spiegato, citando papa Ratzinger – non possono "ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede". A tale proposito, il presidente della Cei ha citato quanto indicato da Papa Ratzinger in un discorso alla Chiesa italiana a Verona. "Occorre fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono – ha detto Bagnasco, riprendendo le parole di Benedetto XVI – fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo". I cattolici, ha ammonito il presidente della Cei sempre riferendosi alle indicazioni pontificie, non possono "ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede".

TERMINATE OPERAZIONI DI PRESENTAZIONE DELLE LIST
E
Si è conclusa alle ore 20 la presentazione delle liste in vista delle prossime elezioni del 13 e 14 aprile. Le liste sono state presentate presso gli uffici centrali circoscrizionali per le elezioni della Camera, sono 27 e vengono costituiti presso le corti d’appello o il tribunale del capoluogo della circoscrizione elettorale; presso gli uffici elettorali regionali per l’elezione del Senato, 20 e costituti presso la Corte d’appello del capoluogo della regione; e presso l’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero costituito presso la Corte d’Appello di Roma. Gli Uffici centrali circoscrizionale e gli uffici elettorali regionali devono terminare le operazioni di esame delle liste dei candidati, entro il giorno successivo a quello in cui scade il termine di presentazione delle liste, cioé entro domani sera. Dopo aver completato tutti gli adempimenti per l’esame delle liste e la loro ammissione, gli Uffici centrali circoscrizionali e quelli elettorali regionali comunicheranno alle Prefetture le coalizioni e le liste definitivamente ammesse con l’indicazione del simbolo per la stampa dei manifesti e delle schede.