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IRAN: AHMADINEJAD, PORTEREMO L’OCCIDENTE IN GIUDIZIO

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(ansa.it) TEHERAN – Il leader dell’opposizione in Iran, Mir Hossein Mussavi, ha respinto la proposta del regime di ricontare il 10% dei voti della contestata elezione presidenziale del 12 giugno, secondo quanto dichiara un suo alleato alla Reuters. "Una riconta di questo tipo – ha dichiarato l’alleato, che mantiene l’anonimato, citando Mussavi – non rimuoverà le ambiguità…Non c’é altra strada che l’annullamento del voto…Alcuni membri di questa commissione non sono imparziali". La dichiarazione, ha detto, sarà presto pubblicata sul sito di Mussavi.

SCONTRO AHMADINEJAD-G8
TRIESTE – Teheran reagisce duramente alla posizione assunta ieri dal G8 sulle elezioni iraniane e allontana ulteriormente qualsiasi possibilità di dialogo a breve termine con una comunità internazionale costretta ad assistere attonita – dopo i morti in piazza – a un’ escalation di violenza verbale anche nelle dichiarazioni diplomatiche. Sull’ asse Trieste-Teheran (dove da giovedì a oggi si è svolta la riunione dei ministri degli Esteri del G8) si è assistito a un botta e risposta senza precedenti.

Dalla capitale iraniana sono stati accusati di "interferenze" i Paesi del G8 per la dichiarazione congiunta di ieri, in cui si chiedeva lo stop immediato delle violenze e una soluzione della crisi attraverso il dialogo democratico e pacifico. E’ stata una presa di posizione molto sofferta da parte dei membri del G8 costretti a mediare tra posizioni lontane, con la Russia molto prudente, gli Stati Uniti insolitamente pacati, Gran Bretagna e Francia a chiedere prese di posizione dure verso Teheran. Il risultato è stato una dichiarazione tutto sommato abbastanza chiara nei confronti di Teheran, ma certo bilanciata al ribasso e, addirittura, accusata da alcuni osservatori di una certa debolezza. Non è bastato alle autorità iraniane, che hanno reagito a stretto giro di posta. Il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva appena finito la conferenza stampa conclusiva del G8 triestinio, quando è arrivata la dura presa di posizione iraniana. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Hassan Qashqavi – lo stesso che nei giorni aveva accusato l’Italia di non aver rispettato presunti accordi per la partecipazione dell’ Iran alla riunione di Trieste – si è "rammaricato" della posizione assunta dai ministri degli Esteri del G8 che "interferisce nelle elezioni iraniane". L’ Iran ricorda al G8 che la consultazione si è svolta in "un’atmosfera di libera e corretta competizione" e che elezioni di questo tipo "non si trovano nelle società occidentali, che affermano di essere democratiche". Insomma, mentre la comunità internazionale chiede di fare luce sull’ andamento delle elezioni e una nuova conta dei voti (questa richiesta è stata ribadita oggi da Frattini), Teheran rinvia le accuse al mittente affermando che le loro elezioni sono più corrette di quelle che si svolgono nei Paesi occidentali. Poco prima, il presidente Mahmud Ahmadinejad aveva affermato che Teheran "trascinerà per la collottola in giudizio" quei Paesi che hanno criticato le elezioni e le successive sanguinose repressioni in Iran. Si tratta di un’affermazione per lo meno poco chiara perché non si capisce di quale giudizio si tratti. Il dato che emerge invece con chiarezza è che il dialogo tra Iran e comunità internazionale appare sempre più lontano e la mano tesa – ribadita anche ieri a Trieste – dell’ occidente è destinata a rimanere "appesa" alla sola volontà occidentale, mentre Teheran non perde occasione per gettare benzina sul fuoco. E’ significativo che il cortocircuito diplomatico abbia avuto il suo epicentro proprio durante la riunione di Trieste. L’ Italia che si è data molto da fare per coinvolgere l’ Iran nel processo di stabilizzazione dell’ Afghanistan ha dovuto prendere atto di una situazione totalmente mutata, con repressioni e morti per le strade di Teheran. L’ Italia, presidente di turno del G8, è il primo Paese – e l’unico al momento – che ha accolto decine di cittadini iraniani reduci dalle manifestazioni concedendo loro visti individuali per l’Italia. Su questo punto, Frattini vuole un coinvolgimento più forte dell’ Europa e una "sola voce" da parte dei 27 su un tema che rischia di diventare particolarmente sensibile nei prossimi giorni. Visti i venti che soffiano da Teheran, appare un intendimento più che opportuno.

RAID BASIJI CONTRO I CANTI DI PROTESTA

TEHERAN – In Iran, la milizia Basiji conduce raid nelle case, picchiando i civili, allo scopo di fermare i canti di protesta che si levano nel corso della notte. Lo denuncia oggi Human Rights Watch (Hrw) in un comunicato. "Mentre l’attenzione del mondo è catturata dagli scontri nelle strade durante il giorno, la milizia Basiji conduce brutali raid notturni nelle case per fermare i canti di protesta", ha dichiarato Sarah Leah Whitson, responsabile per il Medio Oriente organizzazione per la difesa dei diritti umani.

Da quando sono iniziate le proteste, scrive Hrw, i cittadini di Teheran ed altre città iraniane la notte intonano canti di protesta in ore determinate, così come accadeva durante la rivoluzione del 1979 che portò alla nascita della Repubblica islamica. La milizia Basiji, "irrompe nelle case e terrorizza la gente intimando di non cantare", raccontano alcuni testimoni. Hrw denuncia aggressioni di questo tipo a Tehran e dintorni, a Niavaran, Farmaneih, Saadat Abad, Shahrak Gharb, e Vanak. Secondo l’organizzazione, inoltre, gli agenti di sicurezza iraniani stanno costringendo molti abitanti della capitale a rimuovere le parabole satellitari, che consentono loro di vedere i media stranieri.

BASIJI CHE ASSASSINO’ NEDA: NON VOLEVO UCCIDERE
L’uomo che sparò a Neda, la ragazza iraniana che muore in un video divenuto simbolo della protesta in Iran, fu immediatamente catturato dalla folla che lo disarmò, gli prese la carta d’identità e scoprì che era membro della milizia dei Basiji; ma di fronte alla furia della folla lui urlava "Non volevo ucciderla!". E’ quanto racconta in un’intervista alla Bbc il medico iraniano Arash Hejazi, nella cui braccia morì la ragazza e fuggito in Gran Bretagna dopo l’episodio per evitare rappresaglie. Il dott. Hejazi rivela che la folla, non sapendo cosa fare di lui, lo lasciò andare, tenendo però la sua carta d’identità. Il dott. Hejazi, che racconta gli ultimi istanti di vita di Neda, dice che in un primo momento sembrò che lo sparo fatale provenisse da un tetto, ma che subito dopo vide che la folla aveva catturato un uomo su una motocicletta. "La gente – racconta il medico al sito della Bbc – urlava ‘L’abbiamo preso, l’abbiamo preso!’. Lo disarmarono e gli presero la carta d’identità che mostrava che era un membro dei Basiji. La gente era inferocita e lui gridava ‘Non volevo ucciderla!’". Il medico racconta che "la gente non sapeva cosa fare di lui e quindi lo lasciò andare, trattenendo però la sua carta d’identità. C’é gente che sa chi sia e alcuni prendevano foto di lui", racconta il dott. Hejazi, che dice di sapere di starsi mettendo nei guai rivelando quanto accaduto.

CONSIGLIO GUARDIANI: NIENTE BROGLI

Non ci sono state frodi e brogli nelle elezioni del 12 giugno. Lo ha stabilito il Consiglio dei guardiani secondo quanto riferito da un portavoce.

"Noi possiamo dire con certezza che non c’é stata alcuna frode negli scrutini", ha dichiarato Abbasali Kadkhodai in risposta alle contestazioni mosse dai due candidati sconfitti, Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, che chiedono l’annullamento delle consultazioni. "Non ci sono mai stati brogli nelle elezioni presidenziali e comunque l’ultima è stata la più appropriata… I controlli fatti negli ultimi dieci giorni mostrano che al di là delle piccole irregolarità riscontrabili in qualsiasi elezione, non ci sono state irregolarità gravi". Il Consiglio dei guardiani è l’istituzione preposta, tra l’altro, a vagliare la reglarità delle elezioni.