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Lega, il senso di italianità solo in un elettore su quattro

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L’osservatorio. Tra i votanti prevale il sentimento di appartenenza a Comuni e Regioni

(corriere.it) La Lega Nord si trova in un momento di decisioni complesse, stretta su un crinale assai difficile da percorrere. Lo hanno descritto con grande lucidità, tra gli altri, sia Ernesto Galli della Loggia sul Corriere, sia Stefano Folli su Il Sole 24 Ore. In estrema sintesi, il movimento di Bossi è soggetto a due lealtà contrapposte. Da un verso, la fedeltà nei confronti dell’esecutivo di cui fa parte, con la partecipazione di ministri di primissimo piano, ai quali si affianca un rapporto privilegiato con il responsabile dell’economia, Giulio Tremonti. Il sostegno all’esecutivo è infatti l’unica strada che il Carroccio può intraprendere per tentare di assicurarsi la (quantomeno parziale) realizzazione del federalismo fiscale che è, come si sa, l’elemento qualificante del programma su cui ha ricevuto la fiducia-e su cui gode del sostegno crescente-degli elettori.

Dall’altro canto, Bossi non può ignorare la rivolta generalizzata delle Regioni – comprese quelle del nord che, anzi, in qualche modo la stanno guidando – contro la manovra economica proposta dal governo (e, in particolare, dallo stesso Tremonti). Queste ultime affermano che, con i tagli economici previsti, si lede fortemente l’autonomia degli enti locali e, di fatto, si giunge a negare l’attuazione e lo sviluppo del federalismo.

A quale principio dare maggiore rilievo? A quello del sostegno al governo nazionale per ottenere il federalismo? O alle istanze locali, specie del nord, che lamentano la non sufficiente considerazione per i «comportamenti virtuosi» di queste Regioni? In altre parole, al sentimento di appartenenza italiano o a quello del nord? Non va dimenticato che, proprio in questi giorni, si sono succedute diverse manifestazioni (ad esempio, il rifiuto di utilizzare l’Inno di Mameli o lo scarso interesse per la ricorrenza del 150˚ dell’ Unità d’Italia ) di «antitalianità» proprio da parte di militanti e quadri leghisti. Al riguardo, va ricordato che l’identità nazionale appare in Italia meno diffusa che in altri Paesi, come, ad esempio, la Francia. Lo indicano, ad esempio, le risposte al quesito sull’ambito territoriale cui ci si sente più fortemente appartenenti. Solo grosso modo metà dei nostri concittadini indica l’Italia nel suo insieme, mentre quasi 4 su 10 si percepiscono maggiormente espressione del proprio Comune, Provincia o Regione. Si «sentono» più italiane le persone in età matura (oltre i 65 anni), le donne, quelle che posseggono un titolo di studio inferiore. E, significativamente, i residenti nelle regioni centrali e meridionali. Al nord, viceversa, il sentimento di appartenenza nazionale è relativamente meno frequente.

Tra gli elettori leghisti in particolare, il legame prevalente con la dimensione territoriale locale è ancora più accentuato. Non a caso, tra i votanti per il Carroccio la percentuale di chi si percepisce soprattutto italiano si abbassa drasticamente al 24%. Di converso, quella di chi si sente in misura maggiore cittadino di un ambito locale diviene maggioranza assoluta (55%). L’insieme di questi dati indica come Bossi possa difficilmente sottovalutare la lontananza della sua base dalla identità nazionale. Specie in un momento in cui la popolarità complessiva del governo appare-non si sa se provvisoriamente o meno – in calo rispetto ai mesi passati. Dopo un periodo di relativa stabilità o, in certi momenti, addirittura di crescita, infatti, l’esecutivo ha subito, proprio negli ultimi giorni (e forse anche in relazione ai provvedimenti in discussione, dalla manovra economica fino alla legge sulle intercettazioni) una contrazione delle valutazioni positive sul suo operato. In questo quadro, ciò che appare più significativo e importante è che il calo di popolarità si riscontra anche nell’elettorato della maggioranza e, in particolare, proprio tra i votanti per la Lega Nord che fanno registrare una diminuzione di consensi pari all’11%. Tutto ciò non significa necessariamente che Bossi attenui la sua tradizionale lealtà nei confronti dell’esecutivo. È certo, tuttavia, che non potrà non tener conto del progressivo «distacco» da quest’ultimo (e, al tempo stesso, della crescita dei sentimenti di «antitalianità») all’interno della base del suo partito.

Renato Mannheimer
22 giugno 2010

La Toscanini