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Napolitano guarda a Marini

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Dino Pesole

(ilsole24ore.com)
In prima battuta, un’attenta ricognizione per accertare se sia possibile o meno rimettere in piedi una maggioranza per varare la nuova legge elettorale e salvare, almeno per il momento, la legislatura. In caso di esito positivo dell’esplorazione, il mandato: possibile, ma improbabile, reincarico a Prodi. Governo "istituzionale" con incarico al presidente del Senato, Franco Marini (è l’ipotesi più accreditata), e in subordine governo "tecnico" con incarico al ministro dell’Interno, Giuliano Amato.

Dopo il voto negativo del Senato, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto Prodi dimissionario e ha avviato come da prassi la procedura che segue all’apertura formale della crisi di governo. Se anche l’opzione di un governo di transizione dovesse fallire, non resterebbe che la strada delle elezioni anticipate. Napolitano ha ricevuto il presidente del Consiglio al Quirinale e lo ha invitato, secondo la formula di rito, a rimanere in carica per gli affari correnti, riservandosi di decidere. A partire da oggi pomeriggio le consultazioni che si annunciano «attente e meticolose», secondo quanto fanno sapere i suoi collaboratori.
Nel corso del colloquio mattutino, Napolitano ha preso atto della decisione di Prodi: voto anche al Senato per completare la "parlamentarizzazione" della crisi apertasi con l’abbandono dell’Udeur di Clemente Mastella. Dunque il presidente del Consiglio ha deciso in modo difforme rispetto all’invito rivoltogli dal Capo dello Stato. Napolitano avrebbe preferito evitare lo strappo della sfiducia esplicita da parte del Senato. Dimissioni rese prima del voto non avrebbero precluso, in via di principio, un reincarico a Prodi, che ora diviene obiettivamente più complicato. Nel corso delle consultazioni, Napolitano proverà comunque, in prima battuta, a sondare la maggioranza per un eventuale reincarico a Prodi. Decisivo sarà l’atteggiamento del Pd. La soluzione di un governo istituzionale sulla carta dovrebbe ricevere l’assenso anche di Udc e diniani. È possibile che si apra anche una breccia in Forza Italia e An, per ora ferme nella richiesta di elezioni subito? Il nodo, per buona parte, è tutto qui. Lo scioglimento anticipato, nel percorso a tappe immaginato dal Colle, è l’ipotesi estrema. Con l’attuale legge elettorale si rischia comunque l’ingovernabilità a parti rovesciate. E tuttavia, di fronte alla palese impossibilità di formare in tempi brevi un Governo, il ritorno alle urne potrebbe rivelarsi inevitabile. Il governo Prodi resterebbe in carica per l’ordinaria amministrazione fino all’esito del voto. È ovvio che in quest’ultimo scenario, lo svolgimento della consultazione elettorale di primavera slitterebbe di un anno.
Scenari, ipotesi che comunque andranno tutte verificate sul campo nel corso delle consultazioni. Nell’analisi che Napolitano ha condotto finora spicca una considerazione su tutte: con lo strappo di Mastella, la maggioranza politica formatasi su quel «patto di legislatura» evocato dallo stesso premier si è dissolta. Anche un eventuale salvataggio in extremis di Prodi al Senato non avrebbe mutato questa realtà di fondo. Anzi, paradossalmente, per Napolitano la strada sarebbe stata, se possibile, ancor più complessa: un Governo ancora formalmente in piedi, ma senza più maggioranza.
La necessità di una maggioranza politica nel voto di fiducia al Governo è stata peraltro evocata espressamente dallo stesso Napolitano nel febbraio dello scorso anno, in occasione del voto negativo del Senato sulla politica estera. Non sono in discussione le prerogative dei senatori a vita, che per il Capo dello Stato sono garantite dalla Costituzione. Il problema non è più nei numeri, ma è tutto politico e come tale è divenuto ormai ineludibile.